Libia, elezioni presidenziali: la lista dei candidati sale a quota 16

Pubblicato il 18 novembre 2021 alle 18:09 in Africa Libia

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Anche l’ex ministro dell’Interno del precedente governo tripolino, Fathi Bashagha, ha presentato la documentazione richiesta per candidarsi alle elezioni presidenziali libiche. Nel frattempo, l’Alta Commissione elettorale ha riferito di aver deferito un primo elenco, di 10 candidati, alle autorità giudiziarie e di sicurezza competenti, le quali dovranno valutarne l’ammissibilità.

Questo è quanto avvenuto oggi, giovedì 18 novembre, a circa dieci giorni di distanza dall’apertura delle registrazioni alle elezioni presidenziali e legislative libiche, al momento calendarizzate a partire dal 24 dicembre. Finora, la Commissione ha riferito di aver ricevuto circa 16 candidature per la carica di capo di Stato, ma, come specificato in precedenza, presentare domanda non garantisce la partecipazione alle presidenziali. In particolare, il Procuratore generale, l’Agenzia per le indagini penali e la Direzione generale dei passaporti e della nazionalità, dovranno condurre le indagini necessarie a garantire che siano soddisfatte le condizioni previste, così da assicurare maggiore trasparenza al processo elettorale. Coloro che desiderano concorrere dovranno dimostrare di avere una fedina penale pulita, e, in particolare, di non essere stati condannati in via definitiva per crimini o delitti, e dovranno possedere esclusivamente cittadinanza libica al momento della candidatura.

Nel frattempo, la lista dei candidati aumenta, mentre sono 2,8 milioni i libici registratisi per partecipare alle votazioni di dicembre. L’ultimo ad essersi registrato alla corsa alle presidenziali è Fatha Bashagha, una figura di primo piano della politica libica, che, dal 2018, ha ricoperto il ruolo di ministro dell’Interno del precedente governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). In un breve discorso dopo la presentazione dei documenti, Bashagha ha dichiarato: “La Libia non tornerà a come era prima del 2011, ma sarà una Libia nuova e diversa e la sofferenza, il dolore e le lacrime finiranno”. L’ex ministro tripolino, originario di Misurata, si è impegnato a passare da un’economia di rendita a un’economia di libero mercato, e a promuovere un processo di riforma e riconciliazione. Il suo programma mira a “consentire ai libici di godere dei benefici del Paese”, e a garantire il rispetto dei diritti umani, della giustizia e dell’uguaglianza. Inoltre, Bashagha ha sottolineato che accetterà qualsiasi risultato elettorale, ma, al contempo, si è detto fiducioso circa il consenso che spera di raggiungere.

Durante l’operazione contro Tripoli lanciata, il 4 aprile 2019, dall’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar, il ruolo di Bashagha nella controffensiva del GNA è stato definito fondamentale. Nel corso del suo mandato al governo tripolino, il ministro ha poi portato avanti una campagna anticorruzione. Nonostante ciò, il 28 agosto 2020, era stato rimosso dal proprio incarico, in un clima di crescenti tensioni con l’allora premier del GNA, Fayez al-Sarraj, per poi ritornare a svolgere le proprie mansioni il 3 settembre successivo. Tra gli episodi dell’ultimo anno, il 21 febbraio scorso, Bashagha è scampato ad un tentativo di assassinio, avvenuto a Ovest di Tripoli, dove un’auto blindata ha aperto il fuoco contro il veicolo a bordo del quale viaggiava il ministro, uscito illeso dall’attentato.

Al momento, la lista dei candidati alle elezioni presidenziali, riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, comprende:

  • Saif al-Islam Gheddafi, figlio del defunto leader libico, Muammar Gheddafi;
  • il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte di Tobruk a capo dell’LNA;
  • Fathi Bashagha, ministro dell’Interno dell’ex Governo di Accordo Nazionale;
  • Ali Zeidan, ex primo ministro libico, in carica dal 14 novembre 2012 all’11 marzo 2014;
  • Muhammad al-Mahdi, capo di stato maggiore affiliato all’ex governo tripolino;
  • Ahmed Maiteeq, vicecapo del precedente Consiglio presidenziale;
  • Muhammad Ahmed al-Sharif, ministro dell’Istruzione nell’ex regime, in carica fino al 1980;
  • Othman Abdel-Jalil Muhammad, ex ministro dell’Istruzione del GNA;
  • Aref Ali Nayed, ex ambasciatore libico negli Emirati Arabi Uniti.

Per il resto, si tratta di candidati che non hanno ricoperto cariche all’interno del panorama politico libico. La Commissione chiuderà le candidature alle elezioni presidenziali il 22 novembre prossimo. Secondo quanto riferito, il 7 novembre, dal capo dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC), Imad al-Sayeh, il primo turno delle elezioni presidenziali si terrà il 24 dicembre, in occasione del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Le elezioni legislative, invece, si terranno dopo 52 giorni, presumibilmente il 14 febbraio 2022, in concomitanza con il secondo turno delle presidenziali. Nella medesima data, al-Sayeh ha precisato che non sono state ricevute modifiche all’articolo 12 della legge elettorale per le presidenziali. Si tratta di uno degli articoli più controversi, in base al quale gli aspiranti presidenti sono chiamati a lasciare i propri incarichi, sia civili sia militari, novanta giorni prima della data delle elezioni.

Ciò escluderebbe il premier ad interim attualmente in carica, Abdulhamid Dabaiba, il quale, secondo un funzionario del governo, sarebbe intenzionato a concorrere alle presidenziali. Lo stesso primo ministro, il 17 novembre, ha ribadito la necessità di approvare in modo adeguato leggi e procedure. “Non abbiamo una Costituzione, e dobbiamo lottare per essa, ma ciò non significa che dobbiamo sostituire le leggi attuali”, ha dichiarato Dabaiba, aggiungendo: “L’obiettivo è creare la democrazia attraverso un Costituzione permanente su cui i libici siano d’accordo”.

Le elezioni presidenziali e legislative sono state concepite come la pietra angolare di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. Queste rappresentano, poi, un ulteriore tassello del percorso di transizione democratica intrapreso dal Paese a seguito del cessate il fuoco siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5, un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’LNA e il precedente governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). È del 5 febbraio 2021, invece, la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Mohamed al-Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Abdulhamid Dabaiba. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione