Iraq, Diyala: uccisi 5 terroristi dell’ISIS

Pubblicato il 18 novembre 2021 alle 9:54 in Iraq Medio Oriente

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Le autorità irachene hanno annunciato, oggi, giovedì 18 novembre, di aver ucciso 5 membri dello Stato Islamico nella provincia di Diyala, nell’Est dell’Iraq.

L’annuncio, riportato dall’agenzia di stampa irachena, è stato dato dal Ministero della Difesa, il quale ha riferito che il risultato è stato raggiunto dagli “eroi” delle forze aeree del Paese, nel corso di un’operazione di ricognizione, ricerca e ispezione, condotta in collaborazione con il comando operativo di Diyala. La notizia del 18 novembre si inserisce in un quadro di perdurante mobilitazione delle forze armate e di sicurezza irachene, impegnate nella lotta alle cellule dello Stato Islamico ancora attive nel Paese. A tal proposito, il 17 novembre, il medesimo governatorato di Diyala è stato teatro di un’operazione condotta da unità dei Ministeri della Difesa e dell’Interno, oltre che delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), le quali hanno lanciato 8 raid aerei contro obiettivi dell’ISIS, provocando la distruzione di un’imbarcazione, di esplosivi e di un nascondiglio dell’organizzazione contenente armi.

Parallelamente, il 15 novembre, i servizi di intelligence hanno riferito di aver arrestato il cosiddetto responsabile legale per l’ISIS della Brigata Farouq, accusata di aver condotto operazioni terroristiche contro i cittadini e il personale della sicurezza dell’Iraq. Nello specifico, l’individuo arrestato ha precedentemente colpito veicoli con a bordo benzina e gas, dato fuoco a carri armati e lanciato esplosivi contro membri dell’apparato di sicurezza e cittadini, provocando la morte di 4 persone. Inoltre, come rivelato dallo stesso militante jihadista, egli ha prestato soccorso a membri dell’organizzazione terroristica rimasti feriti, e ha collaborato con l’ISIS fornendo altresì assistenza di tipo logistico.

Tale mobilitazione a livello di sicurezza si sta verificando a poche settimane di distanza dal tentato omicidio del premier iracheno uscente, Mustafa al-Kadhimi, del 7 novembre. L’attacco, sino ad ora, non è stato ancora rivendicato, ma, secondo quanto riportato dall’emittente al-Arabiya potrebbero essere tre gli individui da collegare al tentato omicidio. Si tratterebbe di esponenti di due milizie filoiraniane particolarmente attive in Iraq, Asa’ib Ahl al-Haq e le Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili anche degli attacchi contro obiettivi statunitensi in Iraq, perpetrati da ottobre 2019. Ad appoggiare tale ipotesi vi è la rivelazione di funzionari locali, in condizioni di anonimato, i quali hanno affermato che i droni e i missili impiegati nell’attacco del 7 novembre sarebbero di fabbricazione iraniana. Ad ogni modo, si tratta di ipotesi ancora da accertare. Nel frattempo, però, la popolazione irachena ha mostrato sostegno alle forze di sicurezza e alle autorità irachene lanciando lo slogan “Io sono con lo Stato” e manifestando il proprio rifiuto verso le minacce di gruppi affiliati a Teheran.

Circa la minaccia terroristica, è del 26 ottobre l’attacco perpetrato, dallo Stato Islamico, contro il distretto di al-Rashad, nella città di Miqdadiyah, situata nel Nord-Est della regione di Diyala, il quale ha provocato la morte di almeno 15 persone, mentre circa altre 25 sono rimaste ferite. Diyala, insieme a Salah al-Din e Kirkuk, è incluso tra le tre regioni del cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Secondo abitanti di villaggi sunniti, alla base dell’incremento di attacchi terroristici a Diyala vi è altresì l’esodo di residenti dai villaggi vicini da parte delle Forze di Mobilitazione popolare (PMF) durante la lotta contro l’ISIS. I villaggi evacuati verrebbero utilizzati dai terroristi per lanciare le loro operazioni. La stessa Miqdadiyah, un obiettivo regolare dell’organizzazione terroristica, rappresenterebbe un rifugio per le cellule jihadiste, in quanto dà loro accesso alla regione del deserto centrale iracheno, collegato alla Siria.

Nonostante il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la vittoria sull’ISIS, l’Iraq non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. Le perduranti operazioni di cellule terroristiche hanno spinto le forze irachene ad effettuare diverse operazioni nel Nord e nell’Est del Paese, soprattutto dal 2020, al fine di limitare i ripetuti attacchi attribuiti perlopiù all’ISIS.  Tra i risultati raggiunti nell’ultimo anno, il 19 luglio, il Servizio di sicurezza nazionale iracheno (INSS) ha annunciato l’arresto del cosiddetto “Emiro di Baghdad”, considerato uno dei leader di spicco dello Stato Islamico nella capitale.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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