India, Kashmir: uccisi 5 sospetti ribelli, cresce la tensione

Pubblicato il 18 novembre 2021 alle 12:36 in Asia India

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Le forze indiane hanno ucciso 5 sospetti ribelli in due operazioni separate nel distretto di Kulgam del Kashmir controllato dall’India, il 17 novembre. Il giorno dopo, le autorità locali sostenute da Nuova Delhi hanno ordinato un’indagine sull’uccisione di 4 persone tra sospetti ribelli e civili avvenuta il 15 novembre.

I funzionari della polizia hanno affermato che, dopo aver ricevuto una soffiata sulla presenza di ribelli nei villaggi di Pombay e Gopalpora nel Sud del Kashmir, le forze armate hanno creato un cordone portando ad uno scontro a fuoco. I funzionari hanno riferito che 2 ribelli sono stati uccisi nel villaggio di Gopalpora, tra questi uno è stato identificato come Afaq Sikander, il comandante del gruppo armato The Resistance Group (TRF), che secondo i funzionari è responsabile della recente ondata di uccisioni mirate di migranti e indù nella regione. In uno scontro a fuoco separato nel villaggio di Pombay, sono poi stati uccisi 3 ribelli.

Due giorni prima delle ultime tensioni, 4 persone, di cui 2 civili e 2 militari, sono morte nel Kashmir controllato dall’India dopo un raid delle forze governative contro presunti militanti nella principale città della regione, Srinagar. Secondo la polizia, i 2 civili i civili sono rimasti uccisi nel fuoco incrociato e sono stati definiti come “lavoratori di superficie”, termine è utilizzato dalle autorità indiane per i simpatizzanti dei ribelli e i loro sostenitori civili.

Da allora, testimoni e famiglie delle vittime hanno contestato le affermazioni della polizia: affermando anche che le persone uccise sono state usate come “scudi umani” dalle forze indiane. Le famiglie hanno lanciato un sit-in a tempo indeterminato nel centro della città, per chiedere la restituzione dei corpi dei civili. Come riferito da Al-Jazeera English, tutti e quattro i morti sono stati sepolti in un cimitero segreto nel distretto di frontiera di Kupwara, nel Nord del Kashmir. La polizia ha arrestato più di una decina di persone tra i parenti dei due civili. In risposta alle loro proteste, il 18 novembre, le autorità hanno ordinato un indagine sull’accaduto

Gli ultimi episodi arrivano dopo che il Kashmir è stato caratterizzato da una serie di omicidi mirati, iniziati il 5 ottobre scorso, che hanno colpito principalmente minoranze indù e sikh e lavoratori migranti provenienti da altre parti dell’India.  L’ultimo incidente ha portato il numero totale di uccisioni a 54, tra cui 29 ribelli, 15 civili e 10 soldati indiani. Le autorità di sicurezza del Kashmir, che hanno dispiegato ulteriori 5.500 soldati paramilitari nella regione, hanno attribuito la responsabilità di parte delle uccisioni a Hizbul Mujahideen, un gruppo tradizionalmente formato da combattenti locali, e al Fronte di Resistenza (TRF), ritenuto il ramo locale del gruppo militante Lashkar-e-Taiba che ha sede in Pakistan. La cellula si sarebbe formata dopo che l’India ha revocato la semi-autonomia della regione il 5 agosto 2019.  In una dichiarazione sui social media, il gruppo ha affermato che non stava colpendo le persone sulla base della loro religione, ma aveva come obiettivo solo coloro che lavorano per le autorità indiane.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Le parti si sono spesso accusate l’un l’altra di aver di aver violato il cessate il fuoco del 2003. Al contempo, dal 1989, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

Il conflitto si è intensificato dopo che,  il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. Nuova Delhi ha circa 500.000 soldati e paramilitari schierati nel Kashmir per cercare di contenere tale movimento. La mossa era stata seguita da un blocco di sicurezza durato mesi, durante il quale centinaia di leader, attivisti, avvocati e giovani del Kashmir sono stati arrestati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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