Etiopia: la visita degli inviati di USA e Unione Africana e l’allarme aereo

Pubblicato il 18 novembre 2021 alle 18:23 in Africa Etiopia USA e Canada

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Due diplomatici di alto livello degli Stati Uniti e dell’Unione Africana si sono recati in Etiopia, il 18 novembre, per discutere della perdurante crisi nel Tigray. Intanto, i piloti statunitensi che operano nel Paese africano sono stati avvertiti di possibili attacchi da terra. 

Olusegun Obasanjo, ex presidente nigeriano e attuale alto rappresentante dell’Unione Africana per il Corno d’Africa, e Jeffrey Feltman, inviato speciale degli Stati Uniti nella regione, sono arrivati in Etiopia per discutere della situazione nel Paese, secondo quanto ha riferito il governo di Addis Abeba. I diplomatici sono stati incaricati della negoziazione di un cessate il fuoco tra il governo etiope, le forze ribelli del Tigray e i loro alleati. In questo modo, le organizzazioni umanitarie saranno facilitate nelle loro operazioni di soccorso alla popolazione, gravemente vessata da questo conflitto. 

Circa 4 milioni di persone nel Tigray, e nelle limitrofe regioni di Amhara e Afar, stanno affrontando livelli di insicurezza alimentare da emergenza o crisi, secondo le Nazioni Unite. “Dovremmo avere 100 camion al giorno verso tale area per soddisfare i bisogni di base”, ha dichiarato il capo umanitario delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, davanti ai giornalisti, ad Addis Abeba, aggiungendo che la cifra è stata esattamente calcolata e non “sovrastimata”. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha avvertito, inoltre, che più di 100.000 bambini nel Tigray potrebbero soffrire di malnutrizione grave nei prossimi 12 mesi.

Intanto, il 17 novembre, gli Stati Uniti hanno avvertito i piloti che i mezzi che volano dal principale aeroporto internazionale dell’Etiopia, uno dei più trafficati in Africa, potrebbero essere “direttamente o indirettamente esposti al fuoco di armi da terra e/o terra-aria”, se il conflitto nella regione dovesse ulteriormente avvicinarsi alla capitale. Un avviso della Federal Aviation Administration ha citato direttamente gli “scontri in corso” tra le forze etiopi e i combattenti del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). Già il 16 novembre, le autorità statunitensi avevano esortato i propri cittadini a lasciare il Paese poiché i combattimenti rischiavano un’ulteriore escalation.

Inoltre, il 12 novembre, gli USA erano intervenuti nella regione, imponendo sanzioni economiche contro le forze armate dell’Eritrea e il suo governo, accusati di avere un ruolo centrale nella continuazione della guerra in Etiopia. Washington ha poi minacciato ulteriori misure punitive, se non ci saranno “progressi significativi” verso un cessate il fuoco e il dialogo. Il Dipartimento del Tesoro degli USA ha parlato di un “ruolo continuo” che gli eritrei starebbero svolgendo nella guerra in Etiopia, dove avevano dispiegato le proprie truppe durante l’offensiva lanciata contro la regione settentrionale dal premier dell’Etiopia, Ahmed Abiy, il 4 novembre 2020.

L’allerta nei Paesi continua a crescere da quando, ad inizio novembre, le forze armate del Tigray hanno annunciato la conquista della città di Kemise, situata a 325 km da Addis Abeba, e hanno minacciato di marciare verso la capitale. Il governo, tuttavia, ha accusato il TPLF di esagerare i suoi guadagni territoriali. In ogni caso, l’11 novembre, le autorità etiopi hanno stabilito una serie di condizioni per avviare colloqui con il TPLF: la fine dell’offensiva, il ritiro dalle regioni di Amhara e Afar e il riconoscimento dell’esecutivo in carica. “Ci sono delle condizioni: primo, fermate i vostri attacchi. Secondo, abbandonate le aree in cui siete entrati. Terzo, riconoscete la legittimità di questo governo”, ha riferito ai giornalisti il portavoce del Ministero degli Esteri etiope, Dina Mufti. In precedenza, però, il TPLF aveva affermato che qualsiasi richiesta di ritirarsi da Amhara e da Afar prima dell’inizio dei colloqui era “assolutamente fuori discussione”.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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