ECOWAS: sanzioni contro alcuni membri del governo del Mali

Pubblicato il 18 novembre 2021 alle 17:35 in Africa Mali

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La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha imposto sanzioni contro oltre 150 membri del governo di transizione del Mali, compreso il primo ministro ad interim, Choguel Maiga.

La notizia è stata riferita il 18 novembre dal quotidiano AfricaNews, specificando che i beni finanziari all’estero di tutti gli individui sulla lista, tra cui figurano i 121 membri del Consiglio Nazionale di transizione, sono stati congelati. Inoltre, è stato imposto un divieto di viaggio in tutti i Paesi dell’ECOWAS a queste persone e ai loro familiari. Nella lista sono stati inseriti anche 21 ministri. Tuttavia, il presidente ad interim e capo della giunta militare al potere, il colonnello Assimi Goïta, e il ministro degli Esteri, Abdoulaye Diop, non sono stati colpiti dalle sanzioni. Secondo alcune fonti citate dal quotidiano, ma non specificate, Goïta e Diop sarebbero stati esclusi per consentirgli di essere presenti ai futuri incontri dell’ECOWAS sul Mali. 

Già il 7 settembre, i Paesi della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale avevano dichiarato di essere preoccupati “per la mancanza di azioni concrete” verso le elezioni, che dovevano tenersi entro il 27 febbraio del 2022. L’ECOWAS aveva concordato, insieme all’esecutivo militare maliano, un periodo di transizione di 18 mesi a seguito del colpo di Stato che ha deposto il precedente sovrano, tra il 18 e il 19 agosto del 2020. Questo processo sarebbe dovuto terminare con nuove lezioni presidenziali e legislative. Una prima scadenza doveva essere quella del 31 ottobre, data entro la quale si sarebbe dovuto tenere un referendum costituzionale. 

Nonostante le pressioni internazionali, il 26 settembre, il premier Maiga aveva annunciato che le elezioni sarebbero state posticipate di “alcuni mesi”. In un’intervista con Radio France International e France24, il primo ministro ad interim aveva dichiarato che le tempistiche erano arbitrarie e non tenevano conto delle attività pratiche necessarie, in vista delle elezioni. “Per noi, la questione principale non è rispettare il termine ultimo del 27 febbraio, ma organizzare elezioni che non saranno contestate”, aveva dichiarato Maiga, affermando che una data sarebbe stata fissata entro la fine di ottobre. Tuttavia, al 18 novembre nessuna novità è stata comunicata a tale riguardo. 

Il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, a causa delle crescenti violenze ad opera di organizzazioni islamiste, che non fanno che esasperare i conflitti inter-etnici esistenti. La situazione è cominciata a peggiorare dal 2012, quando il Mali ha affrontato una rivolta armata nel Nord del Paese, guidata da tuareg alleati con combattenti di al-Qaeda. Le ostilità si sono quindi propagate in Burkina Faso e in Niger, dove i militanti affiliati allo Stato Islamico e alla rete qaedista hanno sfruttato a loro vantaggio le divisioni pre-esistenti. Proprio le aree in cui convergono i confini tra questi Paesi (la cosiddetta “tri-border area”) sono state teatro di crescenti violenze, negli ultimi mesi.

Contemporaneamente, il Mali sta affrontando una complessa transizione politica, a seguito del colpo di Stato miliare che ha portato alle dimissioni dell’ex-presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto scorso, dopo mesi di proteste popolari. Un governo transitorio a maggioranza militare era stato nominato, con a capo due rappresentanti politici. In un ulteriore sviluppo autoritario, il 24 maggio, l’esercito aveva arrestato l’allora presidente ad interim, Bah Ndaw, e l’ex primo ministro, Moctar Ouane, i quali avevano presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi, il successivo 27 maggio. L’arresto arrivava a seguito di un tentativo di rimpasto di governo che avrebbe tolto a due rappresentanti dell’esercito due Ministeri chiave, quello della Difesa e quello della Sicurezza. In tale occasione, il colonnello a capo dell’esercito, Assimi Goita, aveva dichiarato che le forze armate erano dovute intervenire, costrette a scegliere tra “disordini o coesione”. L’esercito aveva quindi chiesto sostegno dell’opposizione, assicurando la nomina di primo ministro a Choguel Maiga. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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