Confine Bielorussia-UE: 430 migranti tornano in Iraq

Pubblicato il 18 novembre 2021 alle 15:18 in Bielorussia Europa

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Centinaia di cittadini iracheni accampati al confine tra Bielorussia e Polonia si sono imbarcati su voli di ritorno per l’Iraq, il 18 novembre. Tuttavia, la situazione rimane tesa alle frontiere orientali dell’Unione Europea. 

Secondo quanto riferito da Reuters, circa 430 migranti, per lo più curdi iracheni, hanno effettuato il check-in per un volo che parte da Minsk ed è diretto a Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, e poi a Baghdad. Il ministero degli Esteri dell’Iraq ha confermato la notizia. I curdi iracheni costituiscono un numero significativo delle circa 4.000 persone che si sono accampate al confine tra la Bielorussia e l’Unione Europea e che hanno cercato di attraversare il confine verso la Lituania, la Lettonia e la Polonia, respinti dagli agenti dei Paesi situati alla frontiera.

Il bilancio delle vittime è pari ad otto decessi, negli ultimi mesi. Tuttavia, è difficile fornire dati precisi al riguardo, poiché l’accesso all’area è limitato e le informazioni sono discontinue e difficili da verificare. Il Centro polacco per gli aiuti internazionali, ha riferito che una coppia di migranti, che è stata soccorsa nelle prime ore del 18 novembre, ha raccontato che il loro bambino di un anno era morto nella foresta. Anche chi ha deciso di andarsene afferma di aver vissuto momenti traumatici. “Non tornerei indietro (in Iraq) se non fosse per mia moglie”, ha dichiarato un curdo iracheno di 30 anni, che ha rifiutato di fornire il suo nome, a Reuters, un giorno prima del volo di evacuazione. “Non vuole tornare con me al confine, perché ha visto troppi orrori laggiù”, ha aggiunto. Secondo quanto riferito, la coppia avrebbe tentato di attraversare la frontiera almeno otto volte dalla Bielorussia verso la Lituania e la Polonia.

Nel frattempo, la compagnia aerea statale bielorussa, Belavia, ha smesso di consentire ai cittadini di Afghanistan, Iraq, Libano, Libia, Siria e Yemen di imbarcarsi sui voli provenienti dall’Uzbekistan e diretti a Minsk. Tuttavia, i migranti ancora presenti lungo il confine stanno continuando a cercare di attraversarlo. Il 17 novembre, la Polonia ha arrestato 100 persone accusate di aver sfondato le recinzioni. In un altro incidente, alcune decine di migranti hanno lanciato pietre, ferendo tre soldati e un agente di polizia. Circa 200-300 persone, principalmente uomini ma anche famiglie con bambini piccoli, sono rimaste accalcate intorno a fuochi improvvisati vicino al punto di confine Kuznica-Bruzgi, tra il 17 e il 18 novembre. Ci sarebbero circa 1.000 migranti raggruppati nei pressi del valico di frontiera di Bruzgi, secondo un portavoce della guardia di frontiera, che ha aggiunto che il numero si è dimezzato rispetto ai giorni precedenti. 

Nel frattempo, il 17 novembre, Bielorussia e Germania hanno tenuto il secondo round di colloqui telefonici nel giro di una settimana. Nel dettaglio, il leader bielorusso, Alexander Lukashenko, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno discusso della crisi migratoria e delle mosse da avviare per normalizzarla. Questi hanno concordato di selezionare funzionari della Bielorussia e dell’UE, incaricati di risolvere il problema. Anche il 15 novembre, la cancelliera e il leader di Minsk avevano parlato della difficile situazione al confine e, in particolare, della necessità di disporre aiuti umanitari per i rifugiati e i migranti.

In tale contesto, la Bielorussia è stata accusata di aver orchestrato la crisi, favorendo l’afflusso di migranti alle frontiere, in una sorta di “guerra ibrida” progettata per esercitare pressioni sull’UE. Si tratterebbe quindi di una risposta alle sanzioni che l’Unione ha imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese.

A tale proposito, è necessario ricordare che la situazione al confine si è iniziata ad aggravare a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a stanziare le proprie forze di sicurezza a anche a proclamare lo stato di emergenza. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione