Yemen: gli ultimi sviluppi a Ma’rib

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 8:48 in Medio Oriente Yemen

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Il governatorato yemenita di Ma’rib, situato a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, continua a essere uno dei fronti più accesi. Nel frattempo, l’inviato speciale degli Stati Uniti, Timothy Lenderking, ha intrapreso una nuova visita in Bahrein e Arabia Saudita, volta altresì a promuovere iniziative di pace in Yemen.

Secondo quanto riportato da un corrispondente dell’emittente al-Arabiya, mercoledì 17 novembre, le ultime violente battaglie a Ma’rib si sono concentrate perlopiù nel Sud, sull’asse Umm Reesh-Dhanna, oltre che nei pressi delle aree montuose di al-Sawad, tra Bani Dabyan, Sana’a, al-Juba e Sirwah. A detta del corrispondente, le forze dell’esercito nazionale yemenita, sostenute dai gruppi di resistenza popolare, hanno impedito la “fusione” di fronti, occupati dai ribelli Houthi, ai lati meridionale e occidentale di Ma’rib. Nel frattempo, gli aerei della coalizione internazionale a guida saudita hanno continuato a perpetrare raid contro le postazioni del gruppo sciita.  

In tale quadro, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha riferito che sui fronti di Ma’rib, a fronte della crescente escalation degli ultimi mesi, è stato inviato un numero sempre maggiore di rinforzi “di qualità”, il che ha consentito di contrastare le operazioni dei ribelli. Secondo il ministro, saranno proprio tali rinforzi a cambiare il corso delle battaglie a favore dell’esercito filogovernativo e delle tribù alleate. Al-Eryani ha fatto particolare riferimento alla “Brigata dei martiri di Ma’rib”, la quale è stata di recente addestrata ed equipaggiata dal Ministero della Difesa e dalle forze yemenite, coadiuvate dalla coalizione a guida saudita, a seguito degli attacchi “terroristici” degli Houthi contro oggetti e soggetti civili. “Ulteriori rinforzi arriveranno presto” ha poi riferito il ministro, aggiungendo “L’ora della salvezza degli yemeniti è vicina”.

In concomitanza con le tensioni sul campo, gli sforzi diplomatici volti a porre fine al conflitto civile yemenita non sono ancora cessati. Questi vedono protagonisti altresì le Nazioni Unite e gli Stati Uniti, attraverso i propri inviati, rispettivamente Hans Grundberg e Lenderking. Quest’ultimo, dopo aver già condotto un tour in Medio Oriente dal 4 novembre, si è nuovamente recato nella regione, il 16 novembre, e, nello specifico, in Arabia Saudita e Bahrein. Secondo quanto previsto, Lenderking, oltre a discutere di Iran e sicurezza regionale, incontrerà anche alti funzionari locali, al fine di portare avanti un processo di pace inclusivo in Yemen, guidato dalle Nazioni Unite, e favorire assistenza e aiuti alla popolazione. Non da ultimo, si prevede che l’inviato discuterà anche della detenzione, da parte degli Houthi, di alcuni membri del personale yemenita dell’ambasciata degli Stati Uniti a Sana’a e dell’assalto del 10 novembre.  

L’offensiva contro il governatorato di Ma’rib è stata lanciata dai ribelli nel mese di febbraio scorso e alcuni credono che proprio tale regione possa costituire la chiave per risolvere il più ampio conflitto civile in Yemen. Oltre ad essere l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, Ma’rib rappresenta una regione strategica, ricca di risorse petrolifere, la quale rappresenta una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nello Yemen settentrionale.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, 55.000 civili sono stati costretti a sfollare, nel periodo che va dal primo gennaio al 3 settembre 2021 nel solo governatorato di Ma’rib. Da parte sua, il governo yemenita, il 22 ottobre, ha nuovamente messo in guardia da una “imminente tragedia umanitaria”, provocata dalla seconda e terza ondata di sfollamento a Marib e Shabwa, a sua volta conseguenza dei bombardamenti e della crescente escalation. Stando a quanto riportato dal ministro al-Eryani, il numero di famiglie sfollate nei distretti di Harib, al-Juba e al-Rahba, nel governatorato di Marib, e nei distretti di Bayhan, Ain, e Asilan a Shabwa, ha raggiunto quota 3.011, per un totale di 20.284 sfollati. Come evidenziato dal medesimo ministro, Ma’rib ospita oltre due milioni di sfollati, che costituiscono il 7,5% della popolazione totale dello Yemen.

Inoltre, in uno dei distretti della regione, al-Abadiya, dal 21 settembre, gli Houthi hanno imposto un duro assedio che ha lasciato “migliaia di persone in una situazione miserabile”, secondo quanto riportato anche dall’inviato dell’Onu, Hans Grundberg. Secondo la “Rete yemenita per i diritti e le libertà”, dal 23 settembre al 13 ottobre, sono circa 35.000 le persone poste sotto assedio, mentre 9 civili risultano essere stati uccisi e altri 123 feriti, tra cui donne e bambini. Al contempo, 400 abitazioni sono state distrutte o danneggiate, accanto a 182 fattorie, 6 pompe idriche e più di 320 veicoli e ambulanze.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione