Thailandia: bloccata una proposta di emendamento costituzionale

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 18:14 in Asia Thailandia

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La Thailandia ha bocciato un progetto di legge che chiedeva la modifica della Costituzione approvata sotto una giunta militare nel 2017 per garantire una chiara separazione dei poteri, il 17 novembre.

Una sessione congiunta della Camera bassa del Parlamento e del Senato ha votato con 473 voti contrari e 206 a favore per respingere il disegno di legge, con sei astenuti. La proposta di legge era stata appoggiata da 130.000 firmatari e con essa si voleva di abolire il Senato, composto da 250 membri e nominato da una giunta militare e modificare la Corte costituzionale e le principali agenzie statali.

L’attuale primo ministro Prayut Chan-o-cha è salito al potere per la prima volta nel 2014, dopo aver realizzato un colpo di Stato. Nel 2017, il premier thailandese aveva adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore.

I critici del suo governo, compreso un movimento di protesta guidato dagli studenti nato nel 2020, affermano che la democrazia è stata sovvertita dai militari e dai loro alleati monarchici, che esercitano influenza sulle istituzioni indipendenti. Uno dei fautori del disegno di legge, Parit Wacharasindhu, ha affermato: “La costituzione del 2017 protegge e consente al generale Prayut di estendere il suo potere fornendo meccanismi di controllo attraverso il Senato e le agenzie indipendenti”. I legislatori filo-governativi hanno invece difeso la Costituzione, ribadendo che è stata approvata in un referendum e che il colpo di Stato era stato necessario per affrontare una crisi politica.

Dal 2019, sono stati proposti al Parlamento almeno 21 disegni di legge per emendamenti costituzionali, di cui solo uno è stato approvato, il 10 settembre scorso. In tal caso si è trattato di un cambiamento al modo in cui vengono eletti i legislatori con un sistema di rappresentanza proporzionale mista, in base al quale gli elettori al momento del voto riceveranno due schede separate invece di quella unica utilizzata nelle elezioni del 2019. Una sarà per il candidato favorito nei collegi uninominali e l’altra per il partito politico che sostengono. Quattrocento membri della Camera saranno eletti direttamente, mentre i 100 posti nelle liste del partito saranno divisi in base ai voti di preferenza del partito a livello nazionale.

L’emendamento sarebbe un retaggio della lotta politica tra sostenitori e oppositori dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, un populista miliardario che era stato estromesso dalla carica di primo ministro da un colpo di Stato militare del 2006.La mossa del 10 settembre sarebbe un ritorno al sistema attuato con una Costituzione del 1997 che cercava di svantaggiare i partiti più piccoli che avevano esercitato influenza sulla formazione dei governi di coalizione scambiando la loro lealtà con posti di governo. Quel cambiamento aveva permesso a Thaksin di portare gruppi politici influenti a livello regionale nel suo stesso partito e i suoi critici lo accusarono di aver creato una dittatura parlamentare dopo aver vinto le elezioni generali del 2001.Thaksin è andato in esilio dopo il 2006, ma la sua formazione politica ha mantenuto il suo potere e la sua popolarità. La costituzione del 2017 implementata sotto il governo militare di Prayut ha istituito nuove regole elettorali progettate per ridurre l’influenza della sua fazione ostacolando i partiti più grandi.

In particolare, la carta del 2017 prevedeva 350 legislatori eletti direttamente dai loro elettori e 150 da liste di partito secondo un complicato sistema di rappresentanza proporzionale. Tale sistema si è ritorto contro i militari quando il partito Palang Pracharath, sostenuto dall’Esercito, ha ottenuto risultati peggiori del previsto nel 2019 e un nuovo partito riformista si era rivelato più popolare del previsto. Palang Pracharath è stato in grado di formare un governo, ma solo assemblando una coalizione di partiti più piccoli.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese  

di Redazione