Sudan: altri morti nelle proteste anti-golpe

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 18:20 in Africa Sudan

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Migliaia di persone hanno preso parte alle proteste contro il colpo di stato del 25 ottobre in Sudan, scontrandosi con le forze di sicurezza, mercoledì 17 novembre. I disordini hanno provocato la morte di almeno 15 persone e il ferimento di decine di altri. Il bilancio è stato fornito dal Comitato centrale dei medici sudanesi.

I manifestanti hanno marciato nei quartieri della capitale, Khartoum, e in quelli delle due città gemelle di Bahri e Omdurman, mentre le forze di sicurezza hanno sparato proiettili veri e gas lacrimogeni. Le comunicazioni telefoniche erano state interrotte all’inizio della giornata. Il Comitato centrale dei medici sudanesi ha riportato 4 morti a Bahri e uno a Omdurman.

“Le forze del golpe hanno usato pesantemente proiettili veri in diverse aree della capitale e ci sono decine di feriti da arma da fuoco, alcuni dei quali in gravi condizioni”, si legge in una nota del Comitato. Ancora nessun commento immediato è arrivato da parte delle forze di sicurezza. I manifestanti sono scesi in piazza sfidando la repressione delle autorità sudanesi, che ha già provocato la morte di decine di persone da quando i militari hanno preso il potere. I manifestanti chiedono il passaggio completo al governo civile e pretendono che i golpisti siano processati in tribunale. Il 25 ottobre, il massimo generale sudanese, Abdel Fattah al-Burhan, ha dichiarato lo stato di emergenza, ha sciolto il governo e arrestato gran parte della leadership civile. La scorsa settimana, ha nominato un nuovo Consiglio sovrano, in sostituzione del precedente, composto da figure civili e militari.

Alcuni manifestanti scesi in strada mercoledì hanno sventolato le foto dei morti delle precedenti proteste e di Abdalla Hamdok, il primo ministro civile posto agli arresti domiciliari subito dopo il golpe. Molti hanno urlato slogan come: “La legittimità viene dalla strada, non dai cannoni”. Varie immagini delle proteste nelle città di Port Sudan, Kassala, Dongola, Wad Madani e Geneina sono state pubblicate sui social media.

La corrispondente di Al Jazeera, Hiba Morgan, riportando da Khartoum, ha affermato che alcuni manifestanti chiedevano che l’esercito non assumesse alcun ruolo in politica. “Molti di loro stanno ancora chiedendo il ritorno al governo civile”, ha detto, parlando da Khartoum. “Dicono di voler tornare a un processo democratico che era in corso prima che l’esercito prendesse il sopravvento, alla fine di ottobre”, ha aggiunto. Le rinnovate proteste sono arrivate quando il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha esortato gli africani a prestare attenzione alle crescenti minacce alla democrazia, durante il suo tour attraverso Kenya, Senegal e Nigeria. “Abbiamo visto, negli ultimi dieci anni o giù di lì, quella che alcuni chiamano una recessione democratica”, ha detto Blinken a Nairobi. Gli Stati Uniti hanno sospeso circa 700 milioni di dollari di aiuti al Sudan in risposta al colpo di stato.

Il bilancio delle vittime delle proteste anti-golpe in Sudan è salito nel fine settimana a 8, portando il numero totale delle persone uccise dal cambio di potere del mese scorso ad almeno 24. Tre adolescenti sono tra quelli che hanno perso la vita durante le manifestazioni di sabato 13 novembre, frenate con la repressione più letale dal colpo di stato del 25 ottobre. Il Comitato ha identificato tutti gli otto manifestanti uccisi, tra cui la tredicenne Remaaz Hatim al-Atta, colpita alla testa davanti alla casa della sua famiglia a Khartoum, e Omar Adam, colpito al collo durante le proteste nella capitale .

L’acquisizione militare ha scatenato un coro di condanne internazionali, compresi tagli punitivi degli aiuti, con le potenze mondiali che hanno chiesto un rapido ritorno al governo civile. Da allora, i manifestanti si sono radunati, nonostante le interruzioni di Internet e i blocchi alle linee di comunicazione, che hanno costretto gli attivisti a diffondere appelli di protesta tramite graffiti e messaggi SMS. Dal colpo di stato del mese scorso, sono stati arrestati più di 100 funzionari governativi e leader politici, insieme a un gran numero di manifestanti e attivisti. I gruppi pro-democrazia hanno promesso di continuare a protestare fino al ritorno del Consiglio sovrano. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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