Indonesia: arrestato un membro del Consiglio degli ulema per legami con un gruppo filo Al-Qaeda

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 17:15 in Asia Indonesia

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La polizia antiterrorismo indonesiana ha arrestato un membro del Consiglio degli ulema, Ahmad Zain An-Najah, con l’accusa di aver raccolto fondi per il gruppo indonesiano legato ad Al-Qaeda noto con il nome di Jemaah Islamiah (JI), secondo quanto riferito mercoledì 17 novembre.

Il portavoce della polizia nazionale, Rusdi Hartono, ha reso noto che il raid degli agenti di polizia è stato effettuato il 16 novembre nei pressi di Jakarta. L’uomo è stato arrestato insieme a due associati. Rusdi ha affermato che Ahmad aveva creato un’organizzazione di beneficenza per ottenere finanziamenti per l’istruzione e le attività sociali e aveva destinato alcuni dei fondi per mobilitare JI. L’organizzazione ha operava nelle città delle isole di Sumatra e Giava, inclusa Jakarta.

Ahmad era un membro della commissione del Consiglio degli ulema, anche noto come Nahdlatul Ulama, che emette editti islamici, ha detto il capo dell’organismo Cholil Nafis, specificando però che il suo lavoro al consiglio non aveva nulla a che fare con le attività dei militanti. Nahdlatul Ulama è un gruppo sunnita tradizionalista indonesiano fondato il 31 gennaio 1926 ed è una delle più grandi organizzazioni indipendenti islamiche del mondo, con oltre 30 milioni di membri. L’organizzazione svolge soprattutto attività di beneficienza attraverso attività quali la costruzione di scuole, ospedali e l’organizzazione di iniziative per combattere la povertà.

L’Indonesia è il più grande Paese a maggioranza musulmana al mondo e ha lottato a lungo contro l’insorgenza di gruppi militanti e attacchi terroristici. Nel Global Terrorism Index 2020 il Paese è stato collocato alla 37esima posizione tra i 163 Paesi in cui è stato misurato l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 4,629. 

L’organizzazione JI è stata responsabile dell’attacco terroristico che nel 2002 aveva provocato la morte di oltre 200 persone nell’isola di Bali e d era ricercato dal 2005.  Nel 2007, a seguito di scontri con la polizia, JI si era quasi estinto dopo l’arresto di oltre 40 tra i suoi militanti e, al momento, sarebbe invece, l’organizzazione legata allo Stato Islamico Jamaah Ansharut Daulah (JAD), ad essere l’organizzazione militante più attiva in termini di attacchi terroristici nel Paese. Lo scorso  28 marzo, durante la festività cattolica della “Domenica delle Palme”, una coppia affiliata al gruppo ha condotto un attacco suicida contro la cattedrale della città di Makassar, nel Sulawesi meridionale.  Prima ancora, il 14 maggio 2018, JAD aveva perpetrato attacchi suicidi contro tre chiese e un posto di blocco della polizia, nella città di Surabaya, nell’isola di Giava, causando 13 morti e 40 feriti. Sempre secondo la polizia indonesiana, JAD sarebbe legata ad un gruppo che ha partecipato ad un attentato terroristico a Jolo nelle Filippine nel 2018. Ad oggi, il leader ideologico di JAD è Oman Rochman.

JI, tuttavia, starebbe continuando a reclutare nuovi membri, e a finanziare organizzazioni terroristiche, continuando ad essere ancora forte in termini finanziari e di partecipazione. Ta le ultime operazioni condotte dalla polizia contro JI, il 20 agosto scorso, erano state arrestate 53 persone sospettate di essere impegnate nella pianificazione di un attentato terroristico da eseguire in occasione del giorno dell’Indipendenza dell’Indonesia, il 17 agosto scorso.

Nel 2020, invece, la polizia indonesiana aveva arrestato in totale oltre 30 membri di JI e, secondo alcuni esperti, il gruppo non risponderà alle catture con atti violenti, scegliendo invece di rafforzarsi e riorganizzarsi. Il 9 dicembre 2020, ad esempio, la polizia aveva arrestato il leader militare di JI Aris Sumarsono. Al contempo, nello stesso anno, il leader spirituale del gruppo Abu Bakar Bashir è stato rilasciato dopo aver servito una pena detentiva per accuse legate al terrorismo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese  

di Redazione

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