Donbass: neutralizzato drone russo, l’Ucraina riporta un ferito

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 16:18 in Russia UK Ucraina

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L’Esercito ucraino di stanza nel Donbass ha annunciato, mercoledì 17 novembre, di aver distrutto un drone di fabbricazione russa e che un proprio militare ha riportato ferite a seguito dei combattimenti con i separatisti, svoltisi nell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR).

A riportare la notizia, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa ucraina Ukrinform, citando quanto annunciato dalle Joint Forces Operation (JFO) di Kiev, dispiegate nel Donbass, regione dell’Ucraina Orientale. Le JFO hanno riferito che, nel corso della giornata del 16 novembre, sono state registrate un totale di 13 violazioni delle misure di cessate il fuoco da parte delle “truppe di occupazione russa”. Durante le violenze, i separatisti hanno anche utilizzato ami vietate dalle disposizioni degli Accordi di Minsk.  Inoltre, nella regione di Lugansk, le Forze ucraine hanno individuato e neutralizzato un drone di fabbricazione russa, un Orlan-10, secondo un report pubblicato dalle autorità militari del Paese. In tale quadro, è importante sottolineare che droni Orlan-10 sono utilizzati regolarmente nel Donbass dalle milizie supportate dalla Russia. Tra le caratteristiche tecniche del modello, è importante affermare che si tratta di un drone multiuso a medio raggio, sviluppato dalla società russa Special Technology Center, con sede a San Pietroburgo.

Intanto, il medesimo 17 novembre, il ministro della Difesa ucraina, Minister Oleksii, ha rilasciato una dichiarazione congiunta con il segretario alla Difesa britannico, Ben Wallace, riguardante la situazione frontaliera tra Russia e Ucraina. A riferirlo è stata Ukrinform, citando un comunicato pubblicato dal Ministero della Difesa ucraino. Oleksii e Wallace hanno annunciato che le parti hanno firmato un accordo quadro intergovernativo rispetto ai progetti congiunti, avviati per “sviluppare le capacità delle Forze navali e della Forze Armate dell’Ucraina”. “Siamo preoccupati per l’aumento dell’attività militare della Russia intorno ai confini dell’Ucraina. La sovranità nazionale e l’integrità territoriale dell’Ucraina sono indiscutibili”, si legge nel comunicato.

Il bilaterale di Kiev e Londra sull’ “aggressione russa” è da collocare nel quadro delle recenti dichiarazioni rilasciate dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo aveva annunciato, il 14 novembre, che la Russia aveva schiarato un totale di 100.000 militari vicino al confine. In risposta, la Gran Bretagna e la NATO avevano espresso solidarietà nei confronti di Kiev. Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, aveva avvertito la Russia che l’Alleanza militare del Nord Atlantico si sarebbe posta a fianco dell’Ucraina. Pertanto, Stoltenberg aveva esortato Mosca a adottare un atteggiamento “trasparente” sulle proprie attività militari, al fine di ridurre le tensioni e di impedire che la situazione degeneri in un’escalation.

Da parte sua, la Russia ha sempre ribadito la propria posizione. In precedenza, il 3 novembre, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva ribadito che Mosca “è libera di mantenere la presenza militare sul suo territorio nelle aree in cui ritiene sia necessario”. Qualche giorno dopo, il 12 novembre, la Federazione aveva poi respinto un rapporto pubblicato il giorno prima da media statunitensi che suggeriva che Mosca stava pianificando di sferrare un attacco contro l’Ucraina. Il Cremlino, negando la veridicità e affidabilità del report, ha ribadito che la Russia non rappresenta un pericolo per nessuno Stato.  

Infine, è importante ricordare che, lo scorso primo aprile, si era verificata una situazione analoga che aveva profondamente preoccupato la comunità internazionale. In tale data, l’Ucraina aveva denunciato una potenziale provocazione russa nel Donbass, accusando Mosca di aver dispiegato massicce truppe al confine Orientale con l’Ucraina. Per il Cremlino, tale gesto era legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, aveva dichiarato che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche di Lugansk (LPR) e Donetsk (DPR) servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Successivamente, il 21 aprile, Mosca aveva altresì schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina. Inoltre, erano state avvistate lunghe fila di mezzi corazzati dirigersi verso la regione russa di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana. Un filmato, registrato la mattina presto e diffuso da Aviapro, aveva confermato tale dispiegamento. Numerose testate internazionali avevano paragonato lo spostamento militare russo dello scorso aprile a quello del 2014, anno in cui è stata “occupata” la Crimea, incrementando i timori dell’Occidente sul rischio di un nuovo conflitto armato. Tuttavia, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto, a confine con l’Ucraina dell’Est.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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