Cosa sappiamo dell’Isis nell’Est Europa e della rete “Leoni dei Balcani”

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 17:19 in Balcani Europa

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L’arresto della 19enne italiana di origini kosovare, accusata di associazione con finalità di terrorismo, ha riportato alla mente il caso dell’attentato di Vienna del 2 novembre 2020, compiuto da Kujtim Fejzulai, parente del marito della giovane donna. L’uomo era affiliato all’organizzazione, legata all’Isis, “Leoni dei Balcani”, la stessa di cui si sospetta faccia parte la ragazza. Si tratta di un gruppo salafita, composto da radicalizzati devoti al Jihad, i cui membri vivono stabilmente nel cuore della Mitteleuropa, tra la Germania, l’Austria e la Svizzera.

La presenza di “Leoni dei Balcani”, nel cuore dell’Europa, ha messo in luce il rischio dell’espansione dello Stato Islamico sul territorio dell’Unione, soprattutto nell’area balcanica. Il tema è noto da tempo alle agenzie di intelligence europee e agli esperti del settore. Paesi come la Bosnia-Erzegovina, la Macedonia del Nord, l’Albania, il Kosovo, il Montenegro, sono da anni colpiti dal fenomeno e dalla presenza di soggetti jihadisti. Tanto che, per la loro posizione geografica, al centro dell’Europa, si è sempre temuto che potessero diventare una sorta di potenziale snodo logistico per il jihadismo nel Vecchio Continente. La presenza di veterani del Jihad nell’area balcanica risale ai tempi delle guerre degli anni novanta ed è stata confermata sia dai dati sui combattenti stranieri che hanno lasciato questi Paesi per unirsi alle organizzazioni terroristiche come foreign fighters sia dalle indagini che hanno rivelato la presenza di reti legate a jihadisti di origine balcanica in Europa.

Secondo il rapporto “Western Balkans Foreign Fighters and Homegrown Jihadis: Trends and Implication”, di Adrian Shtuni, analista del Combating Terrorism Center, i combattenti stranieri che hanno lasciato la regione tra il 2013 e il 2016 sarebbero stati circa 1070, compreso un numero elevato di donne e bambini. Di questi, ne sarebbero tornati circa 460. La presenza di jihadisti balcanici nelle file dello Stato Islamico è nota. Non è un caso che l’Isis, in passato, abbia investito in campagne ad hoc di reclutamento di jihadisti provenienti dai Balcani. Un esempio è il famoso video “Honor is in Jihad”, che cerca di soffiare sul fuoco del risentimento e delle fratture storiche presenti in questa regione, più volte sconvolta da conflitti etnici e religiosi e dove c’è sempre il pericolo di reazioni violente a diverse forme di estremismo. La diffusione dell’ideologia jihadista nell’area, legata ad altre forme di radicalismo violento, unita all’attuale crisi sanitaria, rimane di grande preoccupazione. A prescindere dal caso di Vienna e dalle indagini che in passato hanno coinvolto anche l’Italia, la minaccia della presenza dei jihadisti legati all’Isis e la diffusione di forme di radicalismo violento a carattere islamista in alcune aree della regione balcanica è un tema da non sottovalutare e che riguarda non solo i Balcani.

L’attentato di Vienna è avvenuto poco prima che scattasse il lockdown in Austria. Fejzulai sparò in diversi punti della città e uccise 4 persone prima di essere neutralizzato dalle forze di sicurezza. Il terrorista era un ventenne austro-macedone, già condannato a 22 mesi di carcere nell’aprile 2019 per aver tentato di raggiungere la Siria e unirsi alle milizie dell’Isis. L’uomo è stato identificato dagli organi di propaganda dello Stato Islamico come “Abu Dujana al-Albani”. Nei giorni successivi alla sua morte sono emerse diverse informazioni su di lui e sul suo processo di radicalizzazione, come i suoi presunti legami con i “Leoni dei Balcani”. Fejzulai, infatti, non solo aveva solo tentato di unirsi alle milizie jihadiste in Siria, ma avrebbe avuto legami anche con il Kosovo e con questa rete di jihadisti in Europa.

La diciannovenne arrestata oggi a Milano in un blitz della polizia si chiama Bleona Tafallari. Nata in Kosovo, è domiciliata nel capoluogo lombardo. Partecipava anche lei all’organizzazione “Leoni dei Balcani” e svolgeva una “funzione di proselitismo alla causa dell’Islam radicale nei confronti di ragazze kosovare, anche minorenni”. In particolare, lo scorso 24 febbraio, in una chat Telegram, “prometteva a una interlocutrice 16enne, con cui reciprocamente si appellava come ‘Leonessa’, che le avrebbe trovato come sposo un ‘Leone'”, un militante dei Leoni dei Balcani, “con il quale morire da martire dopo un matrimonio ‘bagnato dal sangue dei miscredenti'”. Lo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Carlo Ottone De Marchi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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