Cina e USA allentano le restrizioni sui rispettivi media

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 16:21 in Cina USA e Canada

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La Cina e gli Stati Uniti avevano concordato di allentare le restrizioni sui reciproci operatori dei media in vista dell’incontro tra i rispettivi presidenti, Xi Jinping e Joe Biden, del 16 novembre.

La notizia è stata diffusa il 17 novembre, specificando che Pechino e Washington hanno raggiunto tre punti di consenso. In primo luogo, le parti hanno stabilito di garantire ai giornalisti attualmente residenti nei rispettivi territori di viaggiare normalmente da e verso i due Paesi, in conformità con le misure per arginare la diffusione del coronavirus. In seconda istanza, gli USA si sono impegnati a rilasciare visti con ingressi multipli nell’arco di un anno ai giornalisti cinesi e ad avviare al più presto le procedure nazionali per risolvere la questione del periodo di soggiorno del visto per i giornalisti cinesi. Infine, sulla base del principio di reciprocità, la Cina concederà ai giornalisti dei media statunitensi lo stesso visto e lo stesso trattamento del periodo di soggiorno. Le parti emetteranno visti per i nuovi richiedenti in base alle leggi e ai regolamenti in materia. La Cina si è inoltre impegnata ad aumentare la durata della validità dei visti per i media statunitensi dagli attuali 90 giorni a un anno.

Il quotidiano cinese Huanqiuwang ha affermato che l’intesa ha rispecchiato la nuova normalità di parità di trattamento e uguaglianza, aggiungendo che, fintanto che le parti comunicano pacificamente nel rispetto reciproco, con uguaglianza e reciprocità, si possono ottenere risultati reciprocamente vantaggiosi.

Il Dipartimento di Stato di Washington ha affermato di essere rimasto in stretta consultazione con i media interessati, così come con altri che affrontano carenze di personale a causa delle decisioni del governo cinese, dicendosi soddisfatto che i loro corrispondenti potranno tornare in Cina. Il Dipartimento di Stato ha accolto con favore il questo annunciato il 17 novembre, specificando, però, di considerarlo soltanto “un primo passo”. Il Dipartimento di Stato ha anche affermato che continuerà a lavorare per un accesso più ampio e migliori condizioni per i media statunitensi e stranieri in Cina. Come riferito da Associated Press, i media stranieri nel Paese dovrebbero affrontare ostacoli quali interrogatori da parte della polizia, impedimenti al loro lavoro, minacce personali e azioni legali intentate da persone che intervistano.

La questione dei limiti imposti agli operatori dei media avevano alimentato le tensioni tra i due Paesi da quando gli Stati Uniti avevano sospeso 20 visti rilasciati ai lavoratori dei media statali cinesi e avevano richiesto ai rimanenti di registrarsi come agenti stranieri. La Cina aveva risposto espellendo i giornalisti che lavorano per i media statunitensi e aveva limitato le condizioni di permanenza per coloro che erano restati.

Come sottolineato da Associated Press, però, non sono state menzionate le condizioni della stampa nella regione amministrativa speciale di Hong Kong, dove i media locali e quelli internazionali sarebbero sottoposti a crescenti pressioni. La scorsa settimana, la testata The Economist con sede a Londra aveva riferito che Hong Kong aveva negato il rinnovo del visto per il suo corrispondente Sue-Lin Wong. Le autorità locali non avevano giustificato tali circostanze. A tal proposito, il Club dei corrispondenti stranieri della città si era detto “profondamente preoccupato” per la negazione del visto di lavoro di Wong.

Già nel 2018, le autorità di Hong Kong non avevano rinnovato il visto di lavoro al redattore senior del Financial Times Victor Mallet dopo che questi aveva avuto un colloquio con il leader di un partito indipendentista pro-Hong Kong al Foreign Correspondents’ Club della città.  Nel 2020, Hong Kong non ha poi rinnovato il visto di lavoro per Chris Buckley, giornalista del New York Times che aveva lavorato sull’isola dopo essere stato espulso dalla Cina.  Lo stesso era avvenuto per il giornalista irlandese Aaron Mc Nicholas, che allora era un redattore per il media indipendente Hong Kong Free Press.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese  

di Redazione

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