Cile: il Senato fa cadere la mozione di impeachment contro il presidente

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 13:05 in America Latina Cile

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Il Senato cileno ha votato contro la rimozione del presidente, Sebastian Pinera, accusato di corruzione per presunte irregolarità commesse nella vendita della società mineraria Dominga. La mozione, passata alla Camera alta del Parlamento martedì 16 novembre, non ha raggiunto, per 29 voti, la maggioranza dei due terzi necessaria a mettere sotto accusa il presidente. La mossa ha fatto cadere il processo di impeachment che aveva superato con successo il voto alla Camera dei Deputati il 9 novembre.

“La tempistica delicata di questo processo potrebbe aver funzionato a favore di Pinera”, ha detto la corrispondente di Al Jazeera, Lucia Newman, da Santiago, capitale del Cile. “Molti credono che rimuovere un presidente pochi giorni prima delle elezioni nazionali o solo cinque mesi prima delle sue dimissioni possa essere destabilizzante”, ha aggiunto. I lavori al Senato hanno incluso un acceso dibattito e vari discorsi in difesa o in attacco del presidente. Alla fine, gli alleati di Pinera hanno raggiunto la soglia necessaria per impedire all’opposizione di ottenere la maggioranza dei due terzi. Alla Camera dei Deputati, era bastata una maggioranza semplice di voti a favore dell’impeachment. La mozione era passata con 78 voti favorevoli, 67 contrari e 3 astensioni, al termine al termine di un dibattito durato oltre 22 ore. L’accusa era stata presentata il 13 ottobre dall’opposizione. 

La caduta dell’impeachment salva Pinera non solo dall’essere rimosso dal suo incarico, ma anche dall’essere squalificato dai pubblici uffici per i prossimi cinque anni. In ogni caso, il presidente finirà il suo mandato a marzo e ha dichiarato che non parteciperà alle prossime elezioni presidenziali. 

L’accusa contro Pinera, nata dopo la pubblicazione dei “Pandora Papers”, riguarda un accordo relativo alla vendita, nel 2010, della miniera di Dominga, un vasto progetto di rame e ferro in Cile. All’epoca, il presidente, uomo d’affari miliardario, era al primo anno del suo primo mandato. La fuga di notizie ha sollevato polemiche in Cile perché il contratto, nel quale sarebbe coinvolta un’azienda legata alla famiglia di Pinera, sarebbe stato elaborato in un contesto normativo favorevole. La vendita era stata precedentemente valutata e respinta dai tribunali, nel 2017. Pinera ha respinto tutte le accuse e ha sostenuto che i dettagli del contratto erano contenuti in un fascicolo già esaminato e in cui non erano state riscontrate irregolarità.

I “Pandora Papers” sono un’indagine internazionale basata su 11 milioni di documenti di 14 società offshore, che ha rivelato che 35 capi di Stato e di governo e oltre 300 politici hanno sfruttato il sistema dei “paradisi fiscali”. I risultati di questa inchiesta sono stati pubblicati il 3 ottobre, dopo oltre due anni di lavoro. L’indagine è stata condotta dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), un insieme di 600 giornalisti provenienti da 150 media in 117 Paesi. Per l’Italia ha partecipato l’Espresso. Da un’analisi approfondita di oltre 11,9 milioni di documenti, l’ICIJ ha scoperto che 35 capi di Stato e di governo e più di 300 politici, oltre a numerose celebrità internazionali, hanno sfruttato società offshore e trust in paradisi fiscali in tutto il mondo, dalle Isole Vergini britanniche, Seychelles, a Hong Kong e Belize.

Il caso di impeachment votato questi giorni è il secondo intentato contro Pinera, dopo un tentativo, fallito anche quello, di rimuoverlo dall’incarico, nel 2019, a seguito di un giro di vite e di una repressione, giudicata brutale, attuata dalle forze di sicurezza sui manifestanti che protestavano contro la povertà in Cile. 

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Chiara Gentili

di Redazione