Armenia-Azerbaigian: annunciato il cessate il fuoco mediato da Mosca

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 12:00 in Armenia Azerbaigian Russia

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Gli scontri tra l’Armenia e l’Azerbaigian sono terminati, la sera del 16 novembre, grazie all’intervento del ministro della Difesa della Federazione Russa, Sergei Shoigu, il quale ha tenuto colloqui telefonici con l’omologo armeno e azero, rispettivamente Suren Papikyan e Zakir Hasanov. Intanto, Baku ha annunciato, il 17 novembre, di aver registrato 7 vittime e 10 feriti tra i propri militari.

La sera del 16 novembre, l’ufficio stampa del Ministero della Difesa armeno ha riferito che la situazione si è stabilizzata lungo il confine. Analoghe dichiarazioni sono giunte dal medesimo Dipartimento azero. Anche in questo caso, la tregua tra Baku e Erevan è stata raggiunta “grazie alla mediazione russa”. Nello specifico, a seguito dei colloqui con Shoigu, gli uffici stampa dei Ministeri della Difesa dei due Paesi in conflitto hanno riferito che le parti hanno “adottato misure per normalizzare la situazione lungo il confine”. Pertanto, gli scontri sono terminati.

Il giorno dopo, mercoledì 17 novembre, l’Azerbaigian ha reso noto che sette militari erano stati uccisi e almeno 10 erano rimasti feriti durante gli scontri del giorno prima. Anche l’Armenia, il 16 novembre, ha riportato perdite. Nel dettaglio, il Ministero della Difesa ha reso noto che 15 soldati armeni erano rimasti uccisi e altri 12 catturati dalle forze azere, le quali erano state accusate di aver lanciato un attacco nella zona di confine e invaso il territorio nazionale. Inoltre, Erevan aveva reso noto di aver perso due postazioni militari. Più tardi, il 17 novembre, il Ministero della Difesa dell’Armenia ha aggiornato il bilancio delle vittime e dei feriti. La parte armena ha riportato una vittima, 13 militari sono stati presi in osteggio dalle Forze Armate Azere e altri 24 sono stati dichiarati dispersi. 

Tra gli attori internazionali ad essere intervenuti a livello diplomatico per esortare Baku e Erevan a concordare un cessate il fuoco quanto prima è importante citare gli Stati Uniti, la Francia e l’Unione Europea. Quanto agli USA, a richiedere l’interruzione dei combattimenti è stato segretario di Stato, Antony Blinken. “Come osservato nella dichiarazione dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, il recente aumento delle tensioni tra sottolinea la necessità di adottare una soluzione globale a lungo termine attraverso negoziati in cui vengano affrontati i problemi esistenti legati al conflitto del Nagorno-Karabakh”, ha aggiunto Blinken. Anche il Ministero degli Esteri è intervenuto, dichiarando che gli USA “sono profondamente preoccupati per le notizie riguardanti le ostilità in corso tra Armenia e Azerbaigian”. “La Francia esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione in diverse sezioni del confine tra Armenia e Azerbaigian e per il presunto uso di armi pesanti, che ha causato numerose vittime, soprattutto da parte armena”, si legge nel comunicato pubblicato, il 16 novembre, dal Ministero degli Esteri francese. “La delimitazione del confine dovrebbe essere effettuata attraverso negoziati […]. Vi ricordiamo la nostra piena disponibilità a contribuire a tale processo”, ha concluso Parigi. Di analogo avviso si è detta l’UE. Nel dettaglio,  il capo del Consiglio europeo, Charles Michel, ha esortato i leader di Azerbaigian e Armenia a indire un “cessate il fuoco completo”. Michel ha riferito, attraverso un Tweet, di aver parlato sia con il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, sia con il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, affermando che l’Unione Europea (UE) è “impegnata a lavorare con i partner per superare le tensioni per un Caucaso Meridionale prospero e stabile”.

L’Armenia e l’Azerbaigian si accusati reciprocamente di aver iniziato gli scontri lungo il confine condiviso, ancora non delimitato e rivendicato da ambo le parti.  Le tensioni tra le parti si sono particolarmente acuite a partire da domenica 14 novembre, quando Erevan ha accusato le Forze Armate azere di aver avviato un’offensiva in direzione del confine Orientale con l’Armenia, verso la regione di Gegharkunik. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di “aggravare” deliberatamente la situazione lungo la frontiera che i due Paesi, un tempo alleati nell’Unione Sovietica, condividono. Baku ha accusato Erevan di aver utilizzato sistemi di artiglieria per bombardare le postazioni azere nella regione di Lachin. 

Nonostante l’accordo di pace del 9 novembre 2020, è importante sottolineare che le violenze tra le due parti si verificano con una cera frequenza. Tra i focolai di tensione in cui, periodicamente, si verificano scontri e si registrano vittime e feriti, è importante menzionare la regione di Gegharkunik e la Repubblica autonoma di Nakhichevan, nei pressi della cittadina di Yeraskh. È per tale ragione che i Ministeri della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. È per tale ragione che le mappe conservate dalla Russia potrebbero offrire la soluzione al contenzioso territoriale.

È importante ricordare che gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre co-presidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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