Afghanistan: attentato in un quartiere sciita di Kabul

Pubblicato il 17 novembre 2021 alle 18:02 in Afghanistan Asia

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Il 17 novembre, un nuovo attacco letale ha colpito il quartiere Dast-e-Barchi di Kabul, abitato in gran parte da persone appartenenti alla minoranza sciita hazara. Si tratta del secondo episodio in meno di una settimana. 

L’esplosione di una bomba, nel pomeriggio di mercoledì 17 novembre, ha causato la morte di almeno un civile e il ferimento di altre sei persone. Secondo quanto riporta la stampa afghana, la notizia è stata confermata dal portavoce del ministero dell’Interno.

La stampa internazionale, intanto, cita alcuni testimoni presenti sul posto, i quali affermano che il numero delle vittime è superiore. “Le nostre prime informazioni suggeriscono che la bomba fosse attaccata a un minibus. Abbiamo avviato un’indagine”, ha dichiarato un funzionario talebano all’agenzia di stampa AFP. Immagini dei veicoli bruciati sono state condivise sui social media. Inoltre, nello stesso pomeriggio, è stata segnalata anche una seconda esplosione, in un’altra parte della città, ma i funzionari talebani hanno affermato che stavano ancora raccogliendo informazioni a tale proposito.

Per il momento, non c’è stata alcuna rivendicazione, anche se lo stesso quartiere era stato colpito da un assalto simile, ad opera dell’affiliata afghana allo Stato Islamico, appena quattro giorni prima, il 13 novembre. In tale occasione, lo Stato Islamico della Provincia di Khorasan (IS-K) ha sottolineato di aver ucciso o ferito “20 apostati sciiti”. Il gruppo sta approfittando della generale instabilità del Paese, per minare il nuovo esecutivo, attaccando civili e sopratutto esponenti della minoranza sciita hazara. 

L’Afghanistan continua ad essere un Paese estremamente instabile, a seguito della sua travagliata storia. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica, durato dal 1979 al 1989, sono stati gli anni delle lotte intestine. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del territorio, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA avevano invaso l’Afghanistan, sostenendo che al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi proprio da quel Paese, in cui ritenevano si nascondesse il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

Dopo quasi due decenni di conflitto, uno “storico” accordo tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, e negoziato dalla precedente amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente Joe Biden ha annunciato che avrebbe riesaminato l’accordo con i talebani. Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro il 31 agosto, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio.

La situazione è in continua e drammatica evoluzione nel Paese da quando, 15 agosto scorso, i talebani hanno conquistato Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo aveva preso il controllo del Paese conquistando gran parte dei capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, l’allora presidente del governo dell’Afghanistan appoggiato dall’Occidente, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese. 

Il primo attentato rivendicato allo Stato Islamico afghano, da allora, è stato effettuato 26 agosto presso l’aeroporto internazionale di Kabul, mentre le forze armate della NATO stavano concludendo l’evacuazione delle truppe straniere dall’Afghanistan. Tra gli altri, citiamo anche una serie di assalti effettuati dall’organizzazione tra il 18 e il 19 settembre nella provincia di Nangarhar. Inoltre, il 15 ottobre, l’IS-K aveva effettuato un attentato suicida contro una moschea sciita nella città meridionale di Kandahar, che aveva causato almeno 47 morti. Anche l’attacco contro il più grande ospedale militare dell’Afghanistan a Kabul, avvenuto il 2 novembre, era stato rivendicato dall’affiliata afghana dello Stato Islamico. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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