Yemen: gli Houthi continuano a colpire il Regno saudita

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 11:06 in Arabia Saudita Yemen

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Le forze di difesa aerea dell’Arabia Saudita hanno riferito di aver intercettato e distrutto un drone lanciato dai ribelli Houthi contro Khamis Mushait, nel Sud del Regno. Nel frattempo, continuano le operazioni nella regione yemenita di M’arib, in concomitanza con il ritiro delle forze congiunte dal governatorato occidentale di Hodeidah.

L’ultimo annuncio della coalizione è giunto il 15 novembre, in concomitanza con gli attacchi aerei delle forze internazionali guidate da Riad contro le postazioni Houthi a Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen. A tal proposito, la coalizione ha riferito di aver colpito 26 obiettivi a Ma’rib e al-Bayda’, nell’arco di 24 ore, provocando l’uccisione di oltre 140 combattenti ribelli.

È dall’ingresso della coalizione a guida saudita nel conflitto yemenita, il 26 marzo 2015, che l’Arabia Saudita è considerata dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire, in risposta al perdurante assedio in Yemen da parte delle forze yemenite filogovernative e dell’alleanza internazionale che le coadiuva. Riad, da parte sua, considera le azioni del gruppo sciita una forma di violazione del diritto umanitario internazionale, oltre che un ostacolo ai tentativi di riportare pace in Yemen, e si è più volta impegnata ad adottare le misure necessarie per preservare oggetti e soggetti civili. A seguito del drone lanciato il 15 novembre, anche gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno condannato i tentativi del gruppo sciita di prendere di mira oggetti e soggetti civili, considerati “attacchi terroristici” che sfidano la comunità internazionale e violano le norme stabilite a livello globale. Abu Dhabi ha poi espresso la propria solidarietà per Riad, affermando che la sicurezza dei due Paesi del Golfo è indivisibile.

Tra gli sviluppi che hanno caratterizzato il panorama yemenita negli ultimi giorni vi è l’avanzata degli Houthi a Hodeidah, governatorato che si affaccia sulla costa occidentale, oggetto del cosiddetto accordo di Stoccolma. Quest’ultimo, siglato il 13 dicembre 2018, rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, il governo yemenita e i ribelli Houthi, le quali, tra le diverse clausole, avevano concordato un cessate il fuoco nella regione occidentale. Il 12 novembre scorso, però, gli Houthi hanno preso il controllo di una vasta area a Sud della città portuale di Hodeidah, a seguito del ritiro delle forze congiunte, ovvero filogovernative e della coalizione da un’area pari a circa 90 chilometri.  

A tal proposito, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha spiegato che il ridispiegamento delle forze sia dell’alleanza internazionale sia dell’esercito yemenita, attuato dall’11 novembre, fa parte di un piano militare più ampio che mira a contrastare i ribelli Houthi in tutto lo Yemen. Il riposizionamento, ha affermato al-Maliki, è giunto dopo circa tre anni dall’accordo di Stoccolma, ripetutamente violato, per quasi 30.000 volte, dai combattenti sciiti, e mira a rendere più efficienti, a livello operativo, le forze coinvolte, oltre a garantire la loro sicurezza, in un momento in cui gli Houthi continuano a controllare i tre porti principali sul Mar Rosso, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, sebbene l’intesa del 2018 preveda un loro allontanamento. Nel frattempo, circa 7.000 civili yemeniti residenti a Hodeidah hanno abbandonato la regione occidentale, temendo la repressione dei ribelli Houthi.

Ciò accade a circa sette anni di distanza dallo scoppio del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Questo vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

Nel corso del 2021, l’attenzione è stata particolarmente rivolta verso Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord del Paese. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe al gruppo sciita di completare i propri piani espansionistici nello Yemen settentrionale. Fino ad ora non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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