Siria, Idlib: un perdurante clima di tensione

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 15:22 in Medio Oriente Siria

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Mentre l’Iran e la Russia si sono detti concordi a coordinarsi sul dossier siriano, il governatorato Nord-occidentale di Idlib continua a essere obiettivo dei raid aerei di Damasco e del suo alleato, Mosca.

A riferirlo, oggi, martedì 16 novembre, è il quotidiano panarabo al-Araby al-Jadeed, con riferimento ai bombardamenti e ai colpi di artiglieria lanciati dalle forze damascene contro diverse località della periferia di Idlib e Aleppo, nel Nord della Siria. In particolare, secondo quanto riferito da fonti locali, il 15 novembre, una donna e tre membri di una stessa famiglia sono rimasti uccisi e feriti a seguito di un bombardamento contro Kafr Nuran, villaggio situato nell’area rurale occidentale di Aleppo, già testimone di ondate di sfollamento. Nella medesima giornata, altri raid, perpetrati da aerei da guerra russi, hanno colpito località della periferia meridionale di Idlib. In tal caso, secondo quanto riferito da attivisti locali, non sono state registrate vittime civili. Nel frattempo, i gruppi di opposizione e i soldati siriani, affiliati al presidente Bashar al-Assad, hanno continuato a scontrarsi soprattutto nella periferia Ovest di Aleppo.

Stando a quanto riporta al-Araby al-Jadeed, mentre la situazione nel Sud della Siria sembra essersi placata e la temuta operazione turca contro le Syrian Democratic Forces è stata al momento scongiurata, i bombardamenti contro il Nord-Ovest del Paese si sono gradualmente intensificati. In tale quadro, almeno 5 membri di una famiglia sono rimasti uccisi, e 6 persone sono state ferite, l’11 novembre, a seguito di una serie di attacchi aerei condotti da Mosca contro le fattorie di Brouma, una cittadina a Nord della città di Idlib.

Ciò avviene mentre il Ministero degli Esteri del Kazakistan, il 16 novembre, si è detto pronto a ospitare un nuovo round dei cosiddetti colloqui di Astana, incentrati sulla crisi siriana, in cui Iran, Russia e Turchia svolgono il ruolo di garanti. L’ultimo round, il 16esimo, si è tenuto nella capitale kazaka, Nur Sultan, il 7 e 8 luglio scorso. Il prossimo, invece, dovrebbe tenersi nella seconda metà del mese prossimo, presumibilmente dopo il 20 dicembre. A tal proposito, nel corso di una conversazione telefonica del 16 novembre, i presidenti russo e iraniano, Vladimir Putin ed Ebrahim Raisi, hanno concordato di continuare a coordinare gli sforzi per risolvere la crisi in Siria. “È stato notato che grazie agli sforzi coordinati russo-iraniani è diventato possibile preservare lo stato siriano e sterminare un grande covo di terrorismo internazionale”, ha riferito in una nota il servizio stampa del Cremlino, aggiungendo che Teheran e Mosca si sono impegnate a continuare a coordinarsi anche all’interno del formato Astana.

Il primo incontro dei colloqui di Astana si è tenuto nel mese di gennaio 2017 in Turchia, con il fine di rafforzare ulteriormente i colloqui di pace di Ginevra, promossi dalle Nazioni Unite. Da allora, il governo di Damasco ha continuato la propria avanzata, riuscendo a insediarsi in gran parte della Siria, anche nella periferia della capitale, nel Nord di Homs, nel Nord di Hama, e nel Sud e nell’Ovest di Aleppo.

Ad oggi, il governatorato di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione, dopo essere stato al centro di una violenta offensiva, lanciata dalle forze damascene nel mese di aprile 2019. Poi, il 5 marzo 2020, i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno concordato un cessate il fuoco nella regione, esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua abbia scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala, le forze damascene e del suo alleato russo hanno più volte violato l’accordo, bombardando la regione, mentre i gruppi ribelli sono stati spesso accusati di colpire postazioni dell’esercito di Assad.

Alcuni ritengono che Damasco difficilmente cederà Idlib, contro cui continuerà a intensificare i propri attacchi. Mosca, da parte sua, starebbe provando a trarre anch’essa vantaggi da un’eventuale conquista di tale governatorato, derivanti soprattutto dal controllo della strada internazionale M4 che collega Aleppo e Latakia. Si tratta di un’arteria ritenuta essere vitale, oggetto anche degli interessi di Ankara. Per ottenere il controllo della M4, Mosca deve dapprima insediarsi nel Sud e nell’Ovest di Idlib. A tal proposito, un leader dei gruppi di opposizione locali ha riferito che l’escalation russa non si è mai fermata nelle aree poste sotto il controllo dei ribelli, sin dall’inizio del processo di Astana. Da parte loro, ha riferito la medesima fonte, le fazioni di opposizione non hanno mai smesso di rispondere. Ad ogni modo, più che di una nuova escalation sarebbe meglio parlare di una “continuazione dell’escalation”.

La situazione a Idlib si inserisce nel quadro del più ampio conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011. Ad affrontarsi vi sono, da un lato, l’esercito del governo damasceno, coadiuvato da Mosca e appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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