Rep. Centrafricana: scontri tra esercito e ribelli, 11 morti

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 18:53 in Africa Repubblica Centrafricana

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In Repubblica Centrafricana, almeno 11 civili sono stati uccisi e molti altri sono rimasti feriti durante i combattimenti tra ribelli ed esercito regolare nella regione nordoccidentale del Paese. Lo ha riferito Dieudonne Yougaina, prefetto locale di Ouham-Pende, all’agenzia di stampa Agence France Presse, martedì 16 novembre. “I ribelli si sono infiltrati nel mercato settimanale di Mann intorno alle 10:00 di domenica. Le forze dell’Africa centrale sono intervenute e lo scontro a fuoco ha provocato la morte di 11 civili, 9 uomini e 2 donne, oltre a 8 feriti”, ha affermato Yougaina. Mann si trova a circa 600 km dalla capitale, Bangui. Il prefetto ha identificato i ribelli intervenuti domenica con alcuni elementi del gruppo 3R (Return, Reclamation, Rehabilitation). La formazione è composta principalmente da combattenti di etnia Fulani e rappresenta uno dei gruppi armati più potenti del Paese. Lo scorso dicembre, i membri del gruppo 3R si sono uniti alla coalizione ribelle che ha cercato di rovesciare il presidente Faustin-Archange Touadera e impedirne la rielezione.

Touadera ha dichiarato, il 15 ottobre, un cessate il fuoco unilaterale nella lotta contro i ribelli, al fine di facilitare l’apertura di un dialogo nazionale. Alcuni gruppi armati, come quelli raccolti nella Coalition of Patriots for Change (CPC), hanno riferito di aver accolto favorevolmente l’iniziativa del governo e hanno detto che avrebbero rispettato la tregua. I più recenti scontri tra i ribelli della CPC e l’esercito erano stati innescati da una decisione della Corte Costituzionale che aveva vietato all’ex presidente François Bozize di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020. Il 20 dicembre dell’anno scorso, tre potenti gruppi armati si sono uniti sotto la CPC per lanciare un’offensiva contro Touadera, una settimana prima delle elezioni presidenziali e legislative del 27 dicembre 2020. Secondo il governo, i ribelli hanno agito per conto di Bozize. In quella occasione, per sventare il golpe, sono state inviate centinaia di truppe dalla Russia e dal Ruanda. In tale contesto, Touadera aveva promesso di avviare un dialogo nazionale con i propri avversari poco dopo aver prestato giuramento, ma i colloqui non si sono ancora concretizzati. Il 9 novembre, diversi partiti dell’opposizione hanno denunciato una violazione del cessate il fuoco da parte dei membri del 3R dopo un attacco contro un villaggio nel Nord-Ovest del Paese. L’incidente ha provocato la morte di 2 soldati e di un civile.

Classificata dalle Nazioni Unite come la seconda nazione meno sviluppata al mondo, la Repubblica Centrafricana è sprofondata in una sanguinosa guerra civile dopo il colpo di stato del 2013. Il conflitto è scoppiato per la precisione il 10 dicembre 2012, quando un gruppo di milizie a maggioranza islamica, situato nel Nord del Paese e noto come Seleka (“coalizione” in lingua Sango), ha lanciato un’offensiva contro il governo Bozize. Successivamente, il 24 marzo 2013, i combattenti sono riusciti a prendere il controllo della capitale, nel quadro di un vero e proprio colpo di Stato. All’offensiva e alle violenze dei Seleka si sono contrapposte quelle della coalizione anti-Balaka, composta soprattutto da combattenti cristiani del Sud. 

Dopo oltre un anno di violenze, che hanno portato le Nazioni Unite a parlare di genocidio, il 24 luglio 2014, fazioni ex Seleka e rappresentanti anti-Balaka hanno firmato un accordo di cessate il fuoco. Alla fine del 2014, la Repubblica Centrafricana è stata di fatto divisa in due parti, con i militanti cristiani che controllavano il Sud e l’Ovest, da cui la maggior parte dei musulmani era stata evacuata, e i gruppi ex-Seleka, stanziatisi nel Nord e nell’Est del Paese. La presenza di truppe internazionali ha cercato di garantire stabilità, ma le tensioni non sono mai cessate.

Il 29 luglio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso l’embargo sulle armi e il regime di sanzioni mirate nei confronti della Repubblica Centrafricana per altri 12 mesi. L’embargo contro il Paese africano era stato introdotto nel dicembre 2013, mentre l’anno successivo, il 2014, è stato imposto un regime di sanzioni. L’obiettivo rimane tuttora impedire ai gruppi armati attivi nel Paese di acquisire armi ma, diversamente dalle disposizioni precedenti, è stata stabilità un’esenzione per i colpi di mortaio. Il 31 luglio, il viceambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy, ha incoraggiato il governo della Repubblica Centrafricana a rispettare i parametri di riferimento delle Nazioni Unite per poter aspirare alla revoca dell’embargo sulle armi, il prossimo anno.

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Chiara Gentili

 

di Redazione