Regno Unito: identificato l’attentatore di Liverpool

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 15:59 in Europa UK

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Si chiamava Emad al Swealmeen e aveva 32 anni l’uomo che, il 14 novembre, si è fatto esplodere all’interno di un taxi fuori dal Women’s Hospital di Liverpool, restando ucciso dalla deflagrazione e ferendo il conducente della vettura. L’attentatore, nel 2017, si era convertito al cristianesimo, nella cattedrale della città britannica. Era arrivato nel Regno Unito dall’Iraq come richiedente asilo. Secondo il The Guardian, al Swealmeen aveva precedentemente cambiato il nome in Enzo Almeni. Era stato arrestato in passato per aver brandito un coltello in pubblico. 

Non è ancora stato chiarito se l’obiettivo dell’attacco fosse l’ospedale. Il dispositivo potrebbe essere esploso prematuramente. In base alle ricostruzioni emerse finora, l’uomo aveva chiesto al tassista di essere condotto in ospedale dopo essere stato prelevato dallo stabile nel quale la polizia sospetta abbia realizzato l’ordigno, nel quartiere di Sefton. Tuttavia, il target dell’attacco potrebbe essere stata la cattedrale di Liverpool, che si trova a breve distanza dall’ospedale, e dove centinaia di persone, tra cui veterani militari e rappresentanti delle istituzioni, si erano radunate per le commemorazioni organizzate in occasione del Remembrance Sunday, il giorno in cui si ricorda la fine della prima guerra mondiale. “In questo momento, non possiamo tracciare alcun collegamento tra le due cose, ma è una linea di indagine che stiamo seguendo”, ha detto l’assistente capo della polizia antiterrorismo del Nord-Ovest, Russ Jackson. Quattro uomini, arrestati in relazione all’esplosione, sono stati rilasciati dalla custodia dopo essere stati interrogati.

“Ciò che ieri è stato dimostrato è che il popolo britannico non sarà mai intimidito dal terrorismo, non cederemo mai a chi cerca di dividerci con atti di violenza insensati”, ha dichiarato il primo ministro, Boris Johnson, lunedì 15 novembre. “Le nostre libertà e il nostro modo di vivere prevarranno sempre”, ha aggiunto. La polizia ha definito l’incidente un atto di natura terroristica e il ministro degli Interni, Priti Patel, ha annunciato che il livello di minaccia nel Regno Unito sarebbe aumentato da “sostanziale” a “grave”, il che significa che un altro attacco rischia di essere “altamente probabile”.

L’aggressore non era noto al Security Service britannico (MI5), che mantiene un elenco di 3.000 sospetti attuali e poco più di 20.000 precedenti o agli agenti di polizia specializzati nell’antiterrorismo. Si ritiene che il terrorista abbia avuto origini siriane o irachene. Il suo status nel Regno Unito è sotto inchiesta, così come il periodo che avrebbe trascorso in un centro privato per richiedenti asilo a Liverpool. La società che gestisce la struttura ha rifiutato di commentare la notizia davanti alla stampa e ha riferito tutte le informazioni alla polizia. Al Swealmeen sembra collegato a indirizzi specifici su Rutland Avenue e su Sutcliffe Street. Da domenica pomeriggio in poi, la polizia ha perquisito la zona e ha riferito di aver trovato “oggetti significativi”. Probabilmente, l’uomo ha vissuto per un po’ di tempo a Sutcliffe Street per poi affittare, di recente, un appartamento a Rutland Avenue.

Secondo quanto affermato dal ministro della Sicurezza del Regno Unito, Damian Hinds, commentando la notizia dell’attentato, la pandemia di coronavirus potrebbe aver “esacerbato” il numero di persone che si auto-radicalizzano online. Hinds ha specificato che i servizi di sicurezza hanno interrotto più di 30 tentativi di attacco in fase avanzata negli ultimi anni e rilevato una prevalenza di piani terroristici di tipo auto-diretto. “Usiamo molto il termine ‘lupo solitario’, a volte può essere un po’ fuorviante perché dà una certa immagine di un individuo, ma è certamente vero che abbiamo assistito ad un cambiamento nel tempo, uno spostamento da quelli che chiamiamo attacchi diretti, parte di un’organizzazione più grande in cui le persone seguono istruzioni, a volte piuttosto complesse, ad attacchi più auto-diretti, compiuti da individui o piccoli gruppi di persone che si sono auto-radicalizzate”, ha detto Hinds a Sky News, martedì 16 novembre. 

Alla domanda sull’innalzamento del livello di minaccia, il ministro ha dichiarato: “Che si parli di “sostanziale” o “grave”, il livello è alto ormai da molto tempo. Finché è così, c’è ovviamente il rischio che un evento terribile e atrocità come quest’ultima possano accadere”. “È necessario essere vigili per tutto il tempo. Penso sia giusto che ora il livello sia stato alzato e che queste cose siano tenute sotto costante controllo”, ha aggiunto. Il ministro degli Interni ombra, Nick Thomas-Symonds, ha sottolineato che il governo ha bisogno di avviare un’inchiesta, condotta da un giudice, sui cosiddetti “lupi solitari” per capire come prevenire gli attacchi. “In precedenza, dopo i terribili accoltellamenti avvenuti a Forbury Gardens, a Reading, dove Khairi Saadallah è stato riconosciuto colpevole di tre omicidi e condannato all’ergastolo, ho detto che avevamo bisogno di esaminare nello specifico la questione dei lupi solitari”, ha detto Thomas-Symonds. “Non conosciamo ancora le conclusioni specifiche sul caso di Liverpool, ma penso che dobbiamo guardare agli attacchi che hanno avuto luogo finora. Abbiamo bisogno di qualcosa, come un’inchiesta condotta da un giudice, per esaminare la questione degli aggressori solitari. E dobbiamo ora, come ho detto, concludere questa indagine il più rapidamente possibile, e poi guardare alle conclusioni più ampie che forse dobbiamo trarre”, ha concluso il ministro degli Interni ombra.

Poco tempo fa, il 15 ottobre, il deputato conservatore del Regno Unito, David Amess, è morto dopo essere stato accoltellato durante una riunione con i suoi elettori nell’Essex, nel Sud dell’Inghilterra. L’aggressore, Ali Harbi Ali, un 25enne britannico di origini somale, è stato arrestato in base alla legge sul terrorismo, il Terrorism Act. Ali era stato segnalato qualche anno fa alle autorità dell’antiterrorismo nell’ambito del programma di prevenzione britannico “Prevent”. Il ragazzo avrebbe seguito questi programmi di de-radicalizzazione solo per un periodo di tempo molto limitato, senza peraltro essere mai inserito nella lista di sorveglianza dei cosiddetti “soggetti di interesse” ritenuti potenzialmente violenti dall’MI5, i servizi di sicurezza interni di Sua Maestà.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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