Myanmar: possibili nuove accuse per Aung San suu Kyi

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 19:18 in Asia Myanmar

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Le autorità militari del Myanmar hanno annunciato, il 16 novembre, che la leader del governo civile deposto il primo febbraio scorso, Aung San Suu Kyi, sarà indagata per le accuse di frode elettorale e abuso di potere, in vista di nuove accuse a suo carico.

Suu Kyi è stata una delle 16 persone, per lo più ex commissari elettorali, accusate di coinvolgimento in “processi elettorali, brogli elettorali e azioni illegali”. Tra le azioni imputate vi sarebbero anche minacce a funzionari locali.

La donna è apparsa in tribunale nella capitale Naypyitaw il 16 novembre per un’udienza durante la quale è stata fissata la data del 30 novembre per emettere il primo verdetto nei casi contro di lei. Suu Kyi sta affrontando 11 procedimenti penali per accuse quali corruzione e violazione della legge sui segreti ufficiali, che prevedono condanne massime per un totale di oltre un secolo di carcere.

Tra le accuse vi sarebbe poi quella di incitamento, in base alla quale Suu kyi e l’ex presidente Win Myint sono stati accusati di essere coinvolti nella diffusione nei giorni successivi al primo febbraio di una lettera non firmata ma che riportava i loro nomi, che esortava i Paesi stranieri a non riconoscere la giunta. I due negano il coinvolgimento perché in quel momento erano tenuti in incommunicado. Secondo fonti anonime citate da Reuters, il 30 novembre i due potrebbero essere giudicati in relazione a tali accuse.

I loro processi si stanno svolgendo a porte chiuse e gli avvocati difensori, in precedenza unica fonte di informazioni sul procedimento, sono attualmente oggetto di un’ordinanza in base alla quale non possono rilasciare informazioni sui casi.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 1.000 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

Il 7 settembre, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha affermato che il suo governo sta dichiarando lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”. Duwa Lashi La ha chiesto una “rivolta contro “il governo dei terroristi militari guidati da Min Aung Hlaing in ogni angolo del Paese”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione