Kuwait: trasferiti alcuni doveri costituzionali al principe ereditario

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 12:09 in Kuwait Medio Oriente

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L’emiro del Kuwait, Nawaf al-Ahmad al-Sabah, ha affidato al principe ereditario Mishal al-Ahmad al-Jaber al-Sabah alcuni doveri costituzionali. Si tratta di una decisione temporanea, di cui, però, non sono state fornite le motivazioni.

L’annuncio è stato dato il 15 novembre dal ministro Mohammad Abdullah al-Mubarak al-Sabah, il quale non ha rivelato particolari informazioni riguardo alla decisione dell’emiro. In passato, mosse simili erano state attuate a causa delle condizioni di salute del sovrano, 84enne. Fonti kuwaitiane del quotidiano panarabo al-Arab hanno riferito che tra le mansioni affidate al principe ereditario vi è la scelta di un nuovo primo ministro e l’approvazione di un nuovo governo, dopo che il precedente esecutivo, l’8 novembre scorso, ha presentato le sue dimissioni. Come spiegato dalle fonti, dovrà essere proprio Mishal ad incontrare deputati e membri degli esecutivi precedenti per raggiungere un consenso sulla futura squadra governativa. Inoltre, l’erede al trono dovrebbe gestire i rapporti con l’Assemblea nazionale, il Parlamento kuwaitiano, e provare a stabilire un rapporto di fiducia tra gli organismi esecutivo e legislativo.

Nato nel 1940, Mishaal, è il settimo figlio dell’ex sovrano kuwaitiano Ahmad al-Jaber al-Sabah e ha trascorso gran parte della propria carriera nei settori della sicurezza e della difesa del Paese del Golfo. Dopo aver studiato nel Regno Unito, l’erede al trono ha assunto incarichi presso il Ministero dell’Interno fino a divenire capo dei Servizi investigativi generali, poi trasformatisi nel Dipartimento di Sicurezza del Paese. Il 13 aprile 2004 venne nominato come vicecapo della Guardia nazionale con il grado di ministro, mentre risale al 7 ottobre 2020 la sua nomina a principe ereditario. Inoltre, Mishaal è noto per essere particolarmente vicino al fratellastro, il precedente emiro Sabah IV al-Ahmad al-Jabir al- Sabah, deceduto il 29 settembre 2020, e per aver instaurato buone relazioni con gli altri Paesi del Golfo.

Quanto accaduto il 15 novembre ha luogo a pochi giorni di distanza dalle dimissioni presentate dal governo del Kuwait, provocate dalle perduranti divergenze tra Parlamento ed esecutivo, che continuano ad ostacolare la realizzazione di importanti misure finanziarie. La decisione dell’esecutivo, guidato da Sheikh Sabah al-Khalid al-Sabah, trae origine dalla volontà dei deputati kuwaitiani di sottoporre a interrogazione il premier e alcuni ministri, di cui è stato dubitato l’operato soprattutto per quanto riguarda la gestione della pandemia di Covid-19. Inoltre, è stata messa in dubbio la costituzionalità di una mozione, approvata a marzo, che ritarda tale interrogazione fino alla fine del prossimo anno, il 2022. Quest’ultima squadra governativa aveva ricevuto l’approvazione del Parlamento il 30 marzo scorso, a seguito di una crisi iniziata il 12 gennaio. In tale data, il vice primo ministro e il ministro della Difesa avevano presentato per primi le proprie dimissioni, seguiti, poi, dagli altri membri dell’esecutivo. A sua volta, tale governo era stato approvato dall’emiro del Kuwait solo un mese prima, il 14 dicembre 2020. 

Ad oggi, una delle riforme più attese riguarda la legge sul debito, che potrebbe consentire al Kuwait di rivolgersi ai mercati internazionali per far fronte alla crisi di liquidità provocata dalla pandemia di Covid-19 e dal calo dei prezzi di petrolio. In particolare, la legge sul debito pubblico potrebbe consentire al Kuwait di prendere in prestito 66 miliardi di dollari in 20 anni, sulla base di un progetto che è stato già respinto dal precedente Parlamento.

Risale al 7 novembre, invece, l’approvazione, da parte del governo, dei decreti straordinari in materia di amnistia, poi emanati il giorno successivo, l’8 novembre, secondo quanto riferito dal presidente del Parlamento, Marzouq al-Ghanim. La legge, anch’essa attesa da tempo, riguarda soprattutto gli individui accusati di aver preso d’assalto il Parlamento nel corso dei disordini del 2011, tra cui figurano altresì ex deputati auto-esiliatisi all’estero. Altri individui auto-esiliatisi sono, invece, dissidenti che hanno criticato l’emiro o governanti. Par al-Ghanim, l’approvazione della nuova legge costituisce una nuova pagina per il Kuwait, che mostra come venga sempre più rivolta l’attenzione alle problematiche della popolazione. Tuttavia, gruppi parlamentari e altri affiliati alla famiglia al trono hanno criticato tale amnistia, che metterebbe sullo stesso piano oppositori politici e responsabili di atti di sabotaggio e spionaggio, tra cui i membri della cellula di al-Abdali, smantellata nel 2015, dopo averne scoperto i legami con l’Iran e il gruppo paramilitare sciita Hezbollah. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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