Italia, Di Maio: Sahel e Libia sono una “priorità”

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 17:21 in Africa Italia

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Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha affermato che per l’Italia il Sahel è una “priorità” e ha osservato che non ci potrà essere sicurezza nella regione senza una Libia stabile. Tali dichiarazioni sono state rilasciate dal capo della Farnesina, lunedì 15 novembre, durante un incontro del Consiglio europeo degli Affari Esteri a Bruxelles. Il ministro ha sottolineato che è necessario rafforzare l’impegno e la presenza europea nell’area al fine di favorire una stabilizzazione della regione. Di Maio ha poi indicato ci sono proposte serie che necessitano di considerazione e discussione nel contesto dell’azione regionale e nazionale volta ad attuare la nuova strategia dell’UE. La posizione geografica del Sahel, punto di congiunzione tra l’Africa Sub-Sahariana e il bacino del Mediterraneo, rende la regione strategicamente importante per gli interessi italiani e di gran parte dei Paesi membri dell’Unione, spaventati dalle conseguenze delle crisi locali, che comprendono i traffici illeciti, la migrazione illegale e il terrorismo. 

“Come confermato dai più recenti attacchi in Niger e dalla crescente destabilizzazione nel Sud del Mali, la situazione securitaria resta molto allarmante”, ha dichiarato Di Maio. La cosiddetta “tri-border area”, o zona dei tre confini, alla frontiera tra Mali, Niger e Burkina Faso, è da anni teatro di sanguinosi attacchi da parte di gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. In questa regione, la violenza è cominciata ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale i tuareg si sono alleati con alcuni militanti islamisti e hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. La situazione non ha fatto altro che alimentare i conflitti etnici e religiosi già presenti nel territorio, causando tensioni e spargimenti di sangue nel corso degli anni. Gli attacchi nel Niger sud-occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi mesi del 2021, causando, finora, la morte di oltre 530 persone. Si tratta di un numero oltre cinque volte superiore rispetto a quello di tutto il 2020, secondo i dati forniti dall’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), un’organizzazione non governativa specializzata nella raccolta, nell’analisi e nella mappatura dei dati sui conflitti e sulla violenza politica. Un contingente di 1.200 soldati ciadiani è schierato nella regione dei tre confini, come parte di una forza multinazionale messa insieme dal gruppo G5 Sahel, che comprende Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Tuttavia, il Ciad ha annunciato, il 21 agosto, che ben 600 di questi uomini sarebbero tornati in patria, a seguito di una “redistribuzione strategica” delle truppe. 

Per quanto riguarda gli affiliati locali di al-Qaeda, il principale è il GSIM, un “cartello” jihadista che comprende al suo interno quattro formazioni terroristiche minori, ovvero Katiba Macina, Al Murabitoun, Ansar Dine e Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Il suo massimo capo, Iyad Ag Ghali, è un veterano dei conflitti interni del Mali. Di etnia tuareg, è salito alla ribalta per la prima volta durante una ribellione guidata dal suo gruppo etnico, negli anni ’90. Dopo un periodo in cui si è tenuto dietro le quinte e ha portato avanti alcuni affari privati, è tornato pubblicamente alla militanza nel 2012, con un gruppo di nuova creazione, chiamato Ansar Dine. Inizialmente alleato dei separatisti, Ansar Dine si è subito distaccato da loro e, insieme ad altri gruppi jihadisti, ha preso il controllo di diverse città nel Nord del Mali, fino a quando le truppe francesi non hanno cacciato i combattenti islamisti da quelle aree, nel 2013. Oggi Ag Ghali è alla testa dell’alleanza islamista legata ad al-Qaeda nella regione. 

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), affiliato invece all’Isis, è solito attaccare i civili nella tri-border e si pone in contrapposizione ai gruppi della galassia qaedista, riuniti sotto il GSIM e attivo nella stessa area. L’ISGS è un’organizzazione militante islamista nata da una divisione interna ad al-Mourabitoun, “le Sentinelle”. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). Entrambe le organizzazioni erano derivate da AQIM. A maggio del 2015, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. 

Le truppe di Parigi sono stanziate nell’area dal 2013, nell’ambito di una missione che, nell’agosto 2014, è stata rinominata “Operazione Barkhane”. Nel mese di febbraio 2020, a causa dell’aumento degli attacchi jihadisti, Parigi aveva deciso di rafforzare il suo contingente, inviando 600 soldati a sostegno dei 4.500 uomini già presenti in loco. Successivamente, però, a giugno di quest’anno, Macron ha deciso di ristrutturare la missione. Oltre a ridimensionare la propria presenza militare nel Sahel, Parigi ha favorito la formazione di una missione più ampia, che prevedesse il coinvolgimento di vari alleati europei. É nata così la “Task Force Takuba”, composta, per ora, dalle truppe francesi e forze armate di Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Nel nostro Paese, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Roma partecipa alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

Durante il suo intervento di lunedì 15 novembre a Bruxelles, Di Maio ha altresì sottolineato l’importanza di aiutare gli Stati rivieraschi dell’Africa occidentale a contenere la minaccia terroristica nell’area che arriva fino al Golfo di Guinea. “L’Italia considera della massima importanza il contenimento della minaccia terroristica dal Sahel verso il Golfo di Guinea”, ha detto chiaramente il ministro. “L’azione della rappresentante speciale dell’UE per il Sahel, Emanuela Del Re, sarà particolarmente utile per consolidare il dialogo sulla sicurezza”, ha aggiunto Di Maio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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