India,Kashmir: raid della polizia provoca 4 morti

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 13:37 in Asia India

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Quattro persone, di cui 2 civili e 2 militari, sono morte nel Kashmir controllato dall’India dopo un raid  delle forze governative contro presunti militanti nella principale città della regione, Srinagar, il 15 novembre.

Il capo della polizia della regione, Vijay Kumar, ha affermato che nella sera del 15 novembre alcuni militanti avrebbero sparato indiscriminatamente contro polizia e soldati, dopo che questi ultimi avevano isolato un centro commerciale a Srinagar, a seguito di una soffiata secondo cui i ribelli si nascondevano lì. Lo scontro che ne è seguito ha portato alla morte di 2 civili e 2 sospetti ribelli, tra cui un cittadino pakistano.

Come riferito da Associated Press, le famiglie dei 2 civili uccisi avrebbero affermato che le truppe indiane li hanno usati come scudi umani durante lo scontro. La polizia ha invece detto che i civili sono rimasti uccisi nel fuoco incrociato e sono stati identificati come il proprietario del centro commerciale, Mohammad Altaf Bhat, e un commerciante, Mudassir Ahmed. Il capo della polizia ha detto che Ahmed, un chirurgo dentista e commerciante immobiliare che aveva affittato uno spazio adibito ad ufficio nell’edificio, era un “lavoratore di superficie”. quest’ultimo termine è utilizzato dalle autorità indiane per i simpatizzanti dei ribelli e i loro sostenitori civili. Testimoni oculari e familiari dei 2 civili uccisi hanno smentito il resoconto della polizia, affermando che il proprietario del centro commerciale e il commerciante sono stati prelevati dalle truppe dopo aver transennato l’area e portati all’interno dell’edificio in presenza di decine di civili.

Le morti del 15 novembre arrivano dopo che il Kashmir è stato caratterizzato da una serie di omicidi mirati, iniziati il 5 ottobre scorso, che hanno colpito principalmente minoranze indù e sikh e lavoratori migranti provenienti da altre parti dell’India. L’ultimo incidente ha portato il numero totale di uccisioni a 42, tra cui 19 ribelli, 13 civili e 10 soldati indiani. Le autorità di sicurezza del Kashmir hanno attribuito la responsabilità di parte delle uccisioni a Hizbul Mujahideen, un gruppo tradizionalmente formato da combattenti locali, e al Fronte di Resistenza (TRF), ritenuto il ramo locale del gruppo militante Lashkar-e-Taiba che ha sede in Pakistan. La cellula si sarebbe formata dopo che l’India ha revocato la semi-autonomia della regione il 5 agosto 2019. Negli ultimi attacchi, i membri del TFR hanno usato per lo più armi di piccolo calibro come pistole. In una dichiarazione sui social media, il gruppo ha affermato che non stava colpendo le persone sulla base della loro religione, ma aveva come obiettivo solo coloro che lavorano per le autorità indiane.

A seguito di tali uccisioni mirate, la regione è stata messa in stato di massima allerta e le forze di sicurezza hanno intensificato le operazioni di controinsurrezione contro i ribelli. A ottobre 2021, si sono verificati almeno 11 scontri a fuoco tra le forze indiane ei ribelli. A Srinagar, dove ha avuto luogo la maggior parte di questi scontri a fuoco, sono stati costruiti nuovi bunker e posti di blocco mentre sono state intensificate le misure di sorveglianza. Mehbooba Mufti, l’ex primo ministro della regione, ha criticato il governo per le uccisioni.”La situazione della sicurezza in Kashmir si è deteriorata a tal punto che non passa settimana in cui un innocente non perda la vita”, ha dichiarato Mufti su Twitter. 

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Le parti si sono spesso accusate l’un l’altra di aver di aver violato il cessate il fuoco del 2003. Al contempo, dal 1989, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

Il conflitto si è intensificato dopo che,  il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. Nuova Delhi ha circa 500.000 soldati e paramilitari schierati nel Kashmir per cercare di contenere tale movimento. La mossa era stata seguita da un blocco di sicurezza durato mesi, durante il quale centinaia di leader, attivisti, avvocati e giovani del Kashmir sono stati arrestati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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