Incontro tra rappresentanti speciali di USA e Russia per l’Afghanistan

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 15:53 in Afghanistan Russia USA e Canada

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Il 15 novembre, il nuovo rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Thomas West, ha discusso dell’attuale crisi nel Paese asiatico con il suo omologo russo e con il vicesegretario del  Consiglio di Sicurezza di Mosca. 

Secondo quanto riferito dallo stesso West, in un post su Twitter, il rappresentante speciale degli USA ha incontrato il rappresentante speciale di Vladimir Putin per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, e il vice segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Alexander Venediktov, con i quali ha discusso degli “interessi comuni” di Stati Uniti e Russia. West ha aggiunto che è stato anche trattato il tema della necessità per l’Emirato Islamico di onorare gli impegni presi con la comunità internazionale. Tali parole sono un probabile riferimento agli impegni riguardanti la tutela dei diritti delle donne, delle minoranze e degli oppositori politici. 

L’8 novembre, West aveva iniziato il suo primo viaggio in Europa e in Asia per discutere della crisi afghana con i partner internazionali, da quando il nuovo rappresentante degli USA ha sostituito il suo predecessore, Zalmay Khalilzad, a seguito delle dimissioni di quest’ultimo, rese pubbliche il 18 ottobre. “Mi recherò in Europa e in Asia a partire da oggi per discutere la via da seguire per l’Afghanistan con alleati e partner. La comunità internazionale deve agire insieme per essere efficace”, aveva affermato. Prima del suo viaggio, l’inviato speciale aveva incontrato il Segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, che aveva specificato in un post su Twitter che la prima tappa di questo tour sarebbe stata Bruxelles. 

Inoltre, l’11 novembre, West aveva rappresentato gli Stati Uniti nella conferenza della “Troika Plus” sulla crisi afghana, ospitata dal Pakistan. In occasione dell’incontro, il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mahmood Qureshi, aveva ribadito la preoccupazione per la crisi economica del Paese in questione, sottolineando che questa rischia di generare instabilità nell’intera regione. “Tutti noi abbiamo preoccupazioni comuni relative all’Afghanistan e abbiamo anche un interesse condiviso nella pace e stabilità del Paese”, aveva affermato. Qureshi aveva quindi suggerito che l’incontro della Troika, insieme all’impegno del governo afghano, avrebbe dovuto spianare la strada ad uno “sviluppo economico sostenibile” che possa garantire la sicurezza della regione.

Quindi, il ministro degli Esteri pakistano aveva ribadito la necessità di permettere all’esecutivo talebano di accedere alle risorse finanziarie stanziate per l’Afghanistan dalla comunità internazionale, che sono state congelate quando i militanti del gruppo hanno preso il controllo della capitale afghana con con la forza, il 15 agosto, deponendo il precedente governo. “Con il prosciugamento dei finanziamenti internazionali, è diventato difficile pagare anche gli stipendi, per non parlare di portare avanti i progetti per lo sviluppo”, aveva sottolineato Qureshi. Secondo il ministro del Pakistan, il prossimo round della conferenza della Troika Plus si terrà a Pechino, dove dovrebbe essere invitata anche una delegazione dell’Emirato Islamico talebano.

Al momento, le posizioni delle grandi potenze mondiali riguardo ad un possibile riconoscimento del governo talebano sono disparate. Durante la prima visita di alto livello tra le due parti, il 25 ottobre, la Cina aveva assicurato che avrebbe rispettato la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Afghanistan. Pechino aveva quindi esortato l’Occidente a revocare le sanzioni imposte e aveva invitato tutte le parti ad impegnarsi con i talebani in Afghanistan in modo razionale e pragmatico. La Russia invece, ha cambiato la propria posizione in corsa e risulta al momento allineato alla Cina. Dopo primi passi più cauti, lo stesso 25 ottobre, l’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, aveva annunciato che quasi tutti i Paesi che avevano preso parte ai colloqui di Mosca sull’Afghanistan erano pronti a riconoscere il nuovo esecutivo a guida talebana. 

Sul fronte opposto, la Commissione Europea ha annunciato l’erogazione di un miliardo di euro in aiuti, specificando che questi non passeranno per il governo dei talebani. In tale contesto, la tutela dei diritti umani (nello specifico quelli delle donne e delle minoranze) rimane un punto critico per i Paesi europei, che non riconosceranno il nuovo esecutivo di Kabul se questo non si impegnerà su tali questioni. Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno insistito sul fatto che il governo verrà valutato sulla base delle sue azioni. Nei primi colloqui tra gli alti funzionari degli USA e dei talebani in Qatar, il 9 e 10 ottobre, le parti avevano discusso della fornitura di una “solida assistenza umanitaria” a beneficio diretto del popolo afghano. L’esecutivo a Kabul aveva “accolto con favore l’offerta statunitense”, sottolineando che le autorità locali avrebbero facilitato questo processo. Tuttavia, i talebani avevano specificato che tale supporto non sarebbe stato in alcun modo collegato a “questioni politiche”. 

Intanto in Afghanistan, da agosto ad oggi, sono circolate notizie riguardo a presunti omicidi di giovani sportiveminacce di morte contro giudici di sesso femminile e abusi e violenze anche letali ai danni della minoranza sciita degli hazara. Inoltre, il 5 novembre, è stato confermato il decesso dell’attivista femminista e docente di economia, Frozan Safi. Il corpo della donna, scomparsa il 20 ottobre, è stato identificato in un obitorio nella città di Mazar-i-Sharif, nonostante il suo viso fosse irriconoscibile a causa delle violenze subite. Le autorità hanno annunciato che è in corso un’indagine, ma le prime dichiarazioni da parte di un funzionario talebano hanno fatto riferimento ad una probabile “faida personale”. Nel complesso panorama afghano, crescono i timori sul fatto che la verità riguardo a questo omicidio sia pressoché impossibile da ottenere. Intanto, il Paese deve affrontare una carestia e la mancanza diffusa dei beni di prima necessità, accompagnata da una costante crisi di liquidità, con lo Stato stesso che non riesce a pagare gli stipendi da mesi. Le conseguenze sulla popolazione sono estremamente gravi e le Nazioni Unite parlano di una “catastrofe umanitaria” in Afghanistan. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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