Hong Kong: minacciati tribunali impegnati in casi sulle proteste del 2019

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 16:31 in Asia Hong Kong

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Due tribunali di Hong Kong hanno ricevuto lettere contenenti sostanze altamente corrosive, il 16 novembre, innescando il dispiegamento di artificieri ed evacuazioni, per la seconda volta in meno di una settimana. Il Dipartimento di Giustizia ha condannato i casi di intimidazione aggiungendo che i trasgressori saranno puniti dalla legge.

Una lettera è stata inviata alla corte di Sha Tin ed era indirizzata al magistrato Pang Leung-ting. L’altra era indirizzata alla corte di West Kowloon ed era destinata al vice giudice Kathie Cheung Kit-yee, che aveva ricevuto una consegna simile anche la settimana precedente. Secondo quanto riferito da una fonte interna alla polizia a South China Morning Post, le lettere contenevano soda caustica, anche detta liscivia, una sostanza in grado di provocare ustioni chimiche e utilizzata in una varietà di processi produttivi. La stessa sostanza chimica altamente corrosiva sarebbe già stata inviata a Cheung l’11 novembre scorso, innescando una prima evacuazione.

Al tribunale di West Kowloon, situato a Tung Chau Street a Sham Shui Po, sono state evacuate più di 30 persone da un piano dell’edificio dopo che un membro dello staff ha lanciato l’allarme sulla prima lettera alle 11:17, ora locale. Un portavoce della polizia ha detto che una squadra di artificieri è stata inviata a esaminare la lettera e che nessuno è rimasto ferito. Sempre secondo la fonte del South China Morning Post, nella lettera a Cheung c’era una piccola busta contenente “una sostanza in polvere bianca”, accompagnata da un messaggio con parole volgari. Poco dopo, alle 11:49, la squadra di artificieri è stata dispiegata per esaminare un’altra lettera sospetta che ha provocato l’evacuazione di circa 40 persone al tribunale di Sha Tin situato su Yi Ching Lane. Anche la lettera consegnata a Pang conteneva una polvere bianca identificata come liscivia, senza però alcun messaggio. La fonte della polizia ha affermato che entrambi i casi sono stati classificati come intimidazione criminale e che gli agenti della squadra anticrimine stavano indagando se fossero collegati.

Lo stesso 16 novembre, in risposta alle lettere minatorie ricevute dai due tribunali, il Dipartimento di Giustizia di Hong Kong ha affermato che Hong Kong in quanto società fondata sullo stato di diritto, non tollererà atti illeciti che intimidiscano giudici e ufficiali giudiziari. Il dipartimento della difesa ha poi aggiunto che chiunque tenti di influenzare i giudici di un caso con mezzi illegali e spregevoli sarà perseguito dal governo di Hong Kong, che consegnerà i criminali alla giustizia e garantirà la corretta esecuzione del lavoro giudiziario e la pace sociale. Secondo l’articolo 24 dell’ordinanza sui reati, minacciare un’altra persona è un reato punibile con pene che prevedono fino a cinque anni di reclusione.

Sia Cheung, sia Pang hanno recentemente emesso verdetti contro i partecipanti alle proteste antigovernative del 2019 a Hong Kong. I casi relativi ai disordini sociali durati mesi sono diventati una delle principali fonti di denunce dirette ai giudici locali. Cheung, ad esempio, aveva condannato al carcere cinque studenti universitari cinesi per quasi cinque anni a ottobre per la loro partecipazione a una protesta al campus di Sha Tin nel 2019. La scorsa settimana, Pang ha invece condannato due manifestanti a quasi un anno di carcere per aver aggredito agenti di polizia durante una protesta separata a Sha Tin, sebbene ad agosto ne abbia anche assolti tre in un altro caso.

I giudici sono stati oggetto di critiche sempre più di frequente nell’ultimo anno, mentre gli imputati che hanno preso parte alle proteste del 2019 sono sottoposti a giudizio. Alcuni giudici sono stati accusati di perseguitare i manifestanti e altri di essere troppo indulgenti.

Nel 2019, Hong Kong era stata teatro di proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong aveva respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figuravano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico.

In risposta alle proteste, il 30 giugno 2020, Pechino ha aveva approvato la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, con la quale stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047, per alcuni critici, già la legge sulla sicurezza nazionale avrebbe anticipato la loro scadenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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