Germania-Bielorussia: rari colloqui telefonici tra Merkel e Lukashenko

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 19:32 in Bielorussia Germania

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La cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il leader bielorusso, Alexander Lukashenko, hanno tenuto, lunedì 15 novembre, rari colloqui telefonici per discutere della crisi migratoria lungo il confine Orientale dell’Unione Europea (UE) e degli aiuti umanitari da fornire ai rifugiati e ai migranti rimasti bloccati.

A riferirlo, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa Reuters, citando quanto annunciato dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. “La cancelliera e Lukashenko hanno parlato della difficile situazione al confine tra la Bielorussia e l’Unione Europea, in particolare della necessità di disporre aiuti umanitari per i rifugiati e i migranti”, ha affermato Seibert. Le parti, secondo quanto aggiunto da quest’ultimo, hanno dunque concordato di proseguire i colloqui sulla questione nel prossimo futuro. Si tratta del primo contatto di alto livello tra il presidente bielorusso e un leader Occidentale dopo le elezioni del 10 agosto 2020, definite illegittime e non riconosciute dall’UE e, in generale, dall’Occidente.

In tale quadro, è importante ricordare che, nell’agosto 2020, la Bielorussia è stata scossa da una forte mobilitazione popolare, scoppiata dopo che Lukashenko, al potere dal 1994, è stato dichiarato il vincitore delle elezioni, guadagnandosi un sesto mandato presidenziale, seppur tra accuse di brogli elettorali, rivolte anche dall’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Ciò ha portato decine di migliaia di manifestanti a scendere in piazza, incontrando, però, la repressione delle forze dell’ordine, oltre ad arresti e torture. Secondo i dati ufficiali di marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste, mentre sono stati 30.000 gli arresti. Anche i media sono stati presi di mira. A tal proposito, Reporters Without Borders ha designato la Bielorussia come il luogo più pericoloso d’Europa per i giornalisti.

I “rari” colloqui telefonici sono giunti a seguito della decisione presa dall’UE di imporre una nuova ondata di sanzioni contro la Bielorussia. Quest’ultima, da parte sua, ha definito “assurde” le accuse mosse dall’Occidente, il quale reputa Minsk, e, in parte, Mosca, gli autori del disastro umanitario che si sta consumando dallo scorso agosto.  Lo stesso 15 novembre, l’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, ha annunciato che un quinto pacchetto di sanzioni è stato concordato dai ministri degli Esteri del blocco. Le nuove misure saranno ultimate “nei prossimi giorni” ed entreranno in vigore a breve. Ad essere colpite saranno le compagnie aeree, le agenzie di viaggio e gli individui coinvolti nella crisi migratoria.

Infine, la Lettonia ha dichiarato, il 15 novembre, di aver schierato 3.000 soldati lungo il confine. I militari di Vilnius sono stati mobilitati per prendere parte ad un’esercitazione militare che non era stata preannunciata. precedentemente non annunciata vicino al confine. La Lettonia, la Lituania e la Polonia costituiscono il “fianco Orientale” dell’UE e della NATO e sono i Paesi più colpiti dalla “guerra ibrida” avviata da Lukashenko.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione