Cisgiordania: tensioni a Tubas, ucciso un giovane palestinese

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 8:06 in Israele Palestina

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Un giovane palestinese è rimasto ucciso a seguito di scontri tra le forze israeliane e giovani palestinesi a Tubas, città situata nel Nord della Cisgiordania, a circa 21 chilometri a Nord-Est di Nablus.

La notizia è stata diffusa anche dal quotidiano panarabo al-Araby al-Jadeed, oggi, martedì 16 novembre, dopo che il Ministero della Salute dell’Autorità palestinese ha dato conferma della morte della giovane vittima, di 26 anni, identificata come Saddam Hussein Bani Odeh. Quest’ultimo, stando a quanto riportato, è stato colpito da un proiettile sparato dalle forze israeliane, dopo che queste hanno preso d’assalto la zona orientale di Tubas, alimentando violenti scontri con i palestinesi locali. Il governatore di Tubas e della Valle del Giordano, Younis al-Aas, ha riferito ad al-Araby al-Jadeed che le “forze di occupazione” hanno sparato proiettili veri e di gomma, oltre ad aver impiegato gas lacrimogeni. Saddam, ha specificato al-Aas, è stato dapprima trasportato in ospedale, dopo essere stato colpito al polmone, ma ne è stato dichiarato il decesso poco dopo. Parallelamente, a detta del governatore, anche altri giovani palestinesi sono rimasti feriti, ma hanno ricevuto assistenza sul posto.

In tale quadro, il segretario del movimento Fatah a Tubas, Mahmoud Sawafta, ha dichiarato ad al-Araby al-Jadeed che le forze israeliane, accompagnate da ulteriori membri delle forze speciali, hanno preso d’assalto la città di Tubas e arrestato un prigioniero liberato, Ayser Maslamani, prima dello scoppio degli scontri. Fonti stampa locali hanno aggiunto che anche altri palestinesi sono stati arrestati nella mattinata di oggi, 16 novembre, a Tubas, mentre altri sono stati arrestati dopo che le forze di Israele hanno preso d’assalto il villaggio di Beit Dajan, a Est di Nablus.

Anche il 5 novembre scorso, a Deir al-Hatab, nel Nord della Cisgiordania, un ragazzo palestinese, di 13 anni, è stato colpito e ucciso da colpi di arma da fuoco delle Forze israeliane durante scontri. Il giorno precedente, il 4 novembre, invece, era stata diffusa la notizia della demolizione di una moschea a Duma, cittadina situata nei pressi di Nablus. La notizia è stata confermata anche dal presidente del Consiglio locale, Suleiman Dawabsheh, secondo cui Duma è “nel mirino” di Israele, il quale continuerebbe a effettuare operazioni di tal tipo nella cosiddetta area C della Cisgiordania. Dal canto suo, il Ministero dell’Autorità palestinese per gli Affari religiosi ha condannato l’accaduto, definendo la demolizione della moschea un palese atto di aggressione contro siti ritenuti sacri per la comunità musulmana, oltre che una forma di provocazione contro i musulmani stessi.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. In base agli Accordi di Oslo del 1993, poi, la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele. A detta dei palestinesi, le autorità israeliane impediscono operazioni di costruzione o il recupero di terreni nell’area C senza una loro autorizzazione, che, tuttavia, non è semplice ottenere. Secondo i dati forniti dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari nei territori palestinesi, dall’inizio del 2021 al 18 ottobre, sono stati 698 gli edifici demoliti da Israele, il che ha provocato lo sfollamento di 949 palestinesi dall’area C.

Secondo quanto riporta al-Araby al-Jadeed, la demolizione della moschea di Duma è avvenuta poche ore dopo gli scontri, scoppiati nella sera del 3 novembre, tra coloni israeliani e gruppi palestinesi sulla strada che collega Jenin e Nablus, che ha visto l’intervento delle forze israeliane. A tal proposito, risale al 26 settembre l’uccisione di almeno 4 palestinesi da parte dell’esercito israeliano, durante un’operazione condotta in Cisgiordania, il cui obiettivo era quello di catturare membri di Hamas. Anche in tal caso, le incursioni dei militari di Tel Aviv sono finite in scontri a fuoco nelle aree di Jenin e Gerusalemme.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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