Armenia-Azerbaigian: vittime e feriti, la situazione al confine è “estremamente grave”

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 14:53 in Armenia Azerbaigian

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La situazione lungo il confine azero-armeno è sempre più tesa. Il Ministero della Difesa armeno ha annunciato, martedì 16 novembre, di aver registrato numerose vittime e almeno quattro feriti, a seguito dell’offensiva lanciata dall’Azerbaigian nel Sud della frontiera che condividono. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa azero ha accusato Erevan di “provocazioni” e di aver aperto il fuoco contro le proprie forze armate nella regione di Lachin, nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. Anche l’Azerbaigian ha registrato perdite materiali e almeno due feriti.

L’Ambasciata armena in Azerbaigian ha definito “estremamente grave” la situazione al confine, incrementando i contatti di alto livello con la Russia per esortarla a “proteggere l’integrità territoriale armena”. Il Ministero della Difesa armeno, citato dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, ha annunciato che l’Azerbaigian ha lanciato una nuova provocazione nella provincia di Syunik, bombardando contemporaneamente numerose postazioni armene”. In risposta, “le unità delle Forze Armate armene hanno causato notevoli perdite di equipaggiamento militare e di uomini al nemico. Gli scontri continuano, la loro intensità non si è indebolita”, si legge nella nota ministeriale. Secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri armeno, le azioni bellicose dell’Azerbaigian sarebbero in linea con l’intenzione azera di “occupare i territori dell’Armenia” e continuare quanto iniziato lo scorso 12 maggio, quando le truppe azere erano state accusate di essere entrate di 3,5 km nel territorio armeno.

Non è ancora chiaro il bilancio delle vittime e dei feriti e, secondo quanto riportato da RIA, il Ministero della Difesa sta indagando sul numero effettivo di perdite registrate e ha dichiarato che le truppe armene hanno perso due postazioni militari al confine con l’Azerbaigian, non specificando di quali si trattasse. Secondo il comunicato, pubblicato sul sito web del Dipartimento della Difesa armeno, il Paese ha avvertito che alle 15:00, ora di Mosca, la situazione in direzione Est della zona di confine continua a rimanere “estremamente tesa”.

Erevan ha dunque invitato la comunità internazionale, la Russia, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) – ovvero un’alleanza militare dell’Asia Centrale guidata da Mosca – e il Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a “rispondere alle azioni dell’Esercito azero” e a “adottare misure efficaci” per esortare Baku al “ritiro incondizionato e completo delle proprie Forze Armate dal territorio della Repubblica di Armenia”. Inoltre, Erevan ha altresì sottolineato che l’Azerbaigian, attraverso il suo tentativo di violare il confine armeno, come riferito domenica 14 novembre, ha violato le disposizioni dell’accordo di pace del 9 novembre 2020.

Dall’altra parte, l’ufficio stampa del Ministero della Difesa azero, citato da TASS, ha accusato l’Armenia di aver utilizzato sistemi di artiglieria per bombardare le postazioni azere nella regione di Lachin. “La parte avversaria continua le provocazioni al confine nel distretto di Lachin. Le forze armate armene hanno bombardato le nostre unità con mortai e sistemi di artiglieria di vario calibro per alimentare le tensioni”, si legge nella nota. Pertanto, i soldati azeri hanno adottato “misure appropriate per contrastare le provocazioni”. Questo ha portato alla distruzione di “mortai e di sistemi anticarro armeni”. La situazione al confine è “ancora tesa e le operazioni di combattimento sono ancora corso”, ha riferito il Ministero azero. In precedenza, Baku aveva altresì accusato Erevan di aver attaccato le postazioni azere nei distretti di Kalbajar e Lachin, provocando gravi ferite a due soldati azeri.

Le tensioni tra le parti si sono particolarmente acuite a partire da domenica 14 novembre, quando Erevan ha accusato le Forze Armate azere di aver avviato un’offensiva in direzione del confine Orientale con l’Armenia, verso la regione di Gegharkunik. A seguito di ciò, il medesimo 14 novembre, il Ministero della Difesa di Erevan ha definito “tesa” la situazione lungo il confine, soprattutto per via dell’ “intenso scontro a fuoco” e dei tentativi azeri di “appropriarsi” dei territori armeni. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di “aggravare” deliberatamente la situazione lungo la frontiera che i due Paesi, un tempo alleati nell’Unione Sovietica, condividono. Negando le accuse di Erevan, Baku ha dichiarato che “le Forze Armate armene hanno tentato di organizzare un’altra provocazione sul confine di stato armeno-azero, sul territorio della regione azera di Lachin”, con lo scopo di avviare “azioni provocatorie”.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro delle perduranti tensioni tra Baku e Erevan. L’8 novembre, almeno tre civili armeni sono rimasti feriti e uno è morto a causa di sparatoria avviata dalle Forze Armate azere nell’area della città di Shusha, situata nel Nagorno-Karabakh. Gli scontri erano avvenuti intorno alle 15:00, ora locale, in un incrocio nei pressi della città strategica di Shusha. “La parte azera ha aperto il fuoco contro i civili che stavano lavorando alla conduttura dell’acqua. A seguito del bombardamento, tre cittadini sono rimasti feriti, una persona è morta”, si legge nel messaggio.

Nonostante l’accordo di pace del 9 novembre 2020, è importante sottolineare che le violenze tra le due parti si verificano con una cera frequenza. Tra i focolai di tensione in cui, periodicamente, si verificano scontri e si registrano vittime e feriti, è importante menzionare la regione di Gegharkunik e la Repubblica autonoma di Nakhichevan, nei pressi della cittadina di Yeraskh. È per tale ragione che i Ministeri della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. È per tale ragione che le mappe conservate dalla Russia potrebbero offrire la soluzione al contenzioso territoriale.

La decennale disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Nonostante l’accordo di pace, la tensione tra le parti è tornata a salire a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di essersi servito del “preteso” per varcare la linea di contatto. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. 

È importante ricordare che gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre co-presidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione