Armenia: 15 soldati morti e 12 catturati dall’Azerbaigian

Pubblicato il 16 novembre 2021 alle 17:24 in Armenia Azerbaigian Europa

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Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha annunciato, martedì 16 novembre, che 12 soldati sono stati catturati e 15 uccisi durante gli scontri armati al confine con l’Azerbaigian, dove le tensioni si sono inasprite dal 14 novembre.

A riportare le dichiarazioni del suddetto Dipartimento, il medesimo martedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. L’Armenia e l’Azerbaigian si accusati reciprocamente, il 16 novembre, di aver iniziato gli scontri lungo il confine condiviso, ancora non delimitato e rivendicato da ambo le parti. “Ci sono morti e feriti tra le truppe armene a causa dei combattimenti scoppiati a seguito di un attacco delle forze azere”, ha affermato il Ministero della Difesa armeno, aggiungendo che il numero delle vittime era in fase di verifica e che Erevan aveva “perso il controllo di due posizioni militari”.

Dall’altra parte, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha dichiarato: “Le Forze Armate armene hanno commesso una provocazione su larga scala al confine di Sato alle 11:00 (GMT 0700) di martedì 16 novembre”. “Le truppe armene hanno attaccato le posizioni azere nei distretti di Kelbajar e Lachin”, ha aggiunto il Ministero in una nota, spiegado che due soldati azeri erano rimasti feriti negli scontri. Le truppe azere “hanno fermato l’avanzata del nemico, circondato e arrestato i militari armeni”, si legge nella nota ministeriale.

Il Ministero della Difesa di Erevan ha affermato che le forze azere “hanno tentato di sfondare il confine di Stato dell’Armenia, nella direzione Orientale”, prima di essere respinte dalle truppe del Paese. Nel frattempo, il capo del Consiglio europeo, Charles Michel, ha esortato i leader di Azerbaigian e Armenia a indire un “cessate il fuoco completo”. Michel ha riferito, attraverso un Tweet, di aver parlato sia con il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, sia con il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, affermando che l’Unione Europea (UE) è “impegnata a lavorare con i partner per superare le tensioni per un Caucaso Meridionale prospero e stabile”.

A causa dell’escalation, Erevan si è rivolta al suo alleato, Mosca, richiedendo “supporto militare”. “Dal momento che l’Azerbaigian ha attaccato il territorio sovrano dell’Armenia, chiediamo alla Russia di difendere l’integrità territoriale del Paese, sulla base di un accordo esistente del 1987 [intesa di difesa reciproca] tra i nostri Paesi”, ha affermato l’agenzia di stampa Interfax, citando le dichiarazioni del segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, Armen Grigoryan. In tale quadro, è importante sottolineare che la Russia dispone di una base militare in Armenia e che i propri peacekeepers sono di stanza nel Nagorno-Karabakh, secondo quanto concordato da Baku, Erevan e Mosca nell’accordo di pace trilaterale del 9 novembre 2020. Tuttavia, la Russia non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito alla richiesta avanzata dall’Armenia.

Sia l’Armenia sia l’Azerbaigian hanno dichiarato che la situazione lungo il confine è rimasta tesa anche nel pomeriggio del 16 novembre. Le tensioni tra le parti si sono particolarmente acuite a partire da domenica 14 novembre, quando Erevan ha accusato le Forze Armate azere di aver avviato un’offensiva in direzione del confine Orientale con l’Armenia, verso la regione di Gegharkunik. A seguito di ciò, il medesimo 14 novembre, il Ministero della Difesa di Erevan ha definito “tesa” la situazione lungo il confine, soprattutto per via dell’ “intenso scontro a fuoco” e dei tentativi azeri di “appropriarsi” dei territori armeni. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di “aggravare” deliberatamente la situazione lungo la frontiera che i due Paesi, un tempo alleati nell’Unione Sovietica, condividono. Negando le accuse di Erevan, Baku ha dichiarato che “le Forze Armate armene hanno tentato di organizzare un’altra provocazione sul confine di stato armeno-azero, sul territorio della regione azera di Lachin”, con lo scopo di avviare “azioni provocatorie”.

È importante ricordare che gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre co-presidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione