UK e NATO vicini all’Ucraina davanti “all’ostilità russa”

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 18:32 in NATO UK Ucraina

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La Gran Bretagna e la NATO hanno espresso solidarietà, lunedì 15 novembre, nei confronti dell’Ucraina, a seguito delle ultime notizie riguardanti la presenza di oltre 100.000 militari russi schierati al confine russo-ucraino.

A riportare la posizione di Londra, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa Reuters, citando le dichiarazioni rilasciate dal portavoce del premier britannico, Boris Johnson. “La Gran Bretagna rimane ferma e ribadisce il suo sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina di fronte all’ostilità russa”, ha riferito la suddetta testata. Rispondendo ad una domanda riguardante l’accumulo di truppe russe lungo la frontiera ucraina, il portavoce di Johnson ha dichiarato: “Stiamo assistendo a una situazione preoccupante lungo il confine”, ribadendo che Londra è impegnata nel sostenere Kiev di fronte all’aggressione russa.

Intanto, il medesimo lunedì, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha avvertito la Russia che l’Alleanza militare del Nord Atlantico è vicina all’Ucraina. Pertanto, Stoltenberg ha esortato Mosca a adottare un atteggiamento “trasparente” sulle proprie attività militari, al fine di ridurre le tensioni e di impedire che la situazione degeneri in un’escalation. “Dobbiamo essere lucidi e realistici riguardo alle sfide che dobbiamo affrontare. Ciò che vediamo è un grande e significativo grande accumulo militare russo”, ha riferito il segretario generale della NATO, durante una conferenza stampa con il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, svoltasi il 15 novembre a Bruxelles. Sebbene Stoltenberg abbia ribadito di non voler “speculare sulle intenzioni della Russia”, ha aggiunto che è necessario monitorare “l’insolita concentrazione di truppe”, poiché  Mosca, in passato, aveva lanciato operazioni analoghe “prima di avviare azioni aggressive contro l’Ucraina”.

Da parte sua, la Russia continua a mantenere solida la propria posizione. In precedenza, il 3 novembre, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva ribadito che Mosca “è libera di mantenere la presenza militare sul suo territorio nelle aree in cui ritiene sia necessario”. Qualche giorno dopo, il 12 novembre, la Federazione ha poi respinto un rapporto pubblicato il giorno prima da media statunitensi che suggeriva che Mosca stava pianificando di sferrare un attacco contro l’Ucraina. Il Cremlino, negando la veridicità e affidabilità del report, ha ribadito che la Russia non rappresenta un pericolo per nessuno Stato.  

Infine, è importante ricordare che, lo scorso primo aprile, si era verificata una situazione analoga che aveva profondamente preoccupato la comunità internazionale. In tale data, l’Ucraina aveva denunciato una potenziale provocazione russa nel Donbass, accusando Mosca di aver dispiegato massicce truppe al confine Orientale con l’Ucraina. Per il Cremlino, tale gesto era legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, aveva dichiarato che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche di Lugansk (LPR) e Donetsk (DPR) servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Successivamente, il 21 aprile, Mosca aveva altresì schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina. Inoltre, erano state avvistate lunghe fila di mezzi corazzati dirigersi verso la regione russa di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana. Un filmato, registrato la mattina presto e diffuso da Aviapro, aveva confermato tale dispiegamento. Numerose testate internazionali avevano paragonato lo spostamento militare russo dello scorso aprile a quello del 2014, anno in cui è stata “occupata” la Crimea, incrementando i timori dell’Occidente sul rischio di un nuovo conflitto armato. Tuttavia, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto, a confine con l’Ucraina dell’Est.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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