Tunisia: manifestanti marciano verso la sede del Parlamento sospeso

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 11:18 in Africa Tunisia

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Migliaia di tunisini hanno protestato contro la presa del potere politico da parte del presidente, Kais Saied, marciando verso il Parlamento, domenica 14 novembre, mentre centinaia di poliziotti bloccavano l’area. Le tensioni hanno provocato brevi scontri. I manifestanti chiedono il ripristino dei lavori dell’Assemblea e il ritorno ad un normale regime democratico.

“Fermate Kais Saied” e “Libertà! Libertà! Fine dello stato di polizia!” sono stati alcuni degli slogan urlati dalle persone scese in piazza per mostrare il proprio dissenso verso la stretta politica del presidente. I manifestanti hanno cercato di abbattere le barriere costruite dalla polizia per bloccare le strade e il passaggio verso il Parlamento. Le forze dell’ordine hanno impedito l’accesso al palazzo del Bardo, nella capitale, innescando scontri di lieve portata. “Non accetteremo un nuovo dittatore, non ci tireremo indietro”, ha detto Foued Ben Salem, un manifestante, alzando la bandiera della Tunisia. “Siamo sotto il governo di un solo uomo dal 25 luglio. Rimarremo qui fino a quando non apriranno le strade e porranno fine all’assedio”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters Jawher Ben Mbarek, uno dei leader delle proteste.

L’opposizione in Tunisia si sta dimostrando sempre più forte e, insieme alla crisi delle finanze pubbliche, potrebbe rappresentare una sfida seria per Saied e il nuovo governo. Il presidente, con una mossa effettuata il 25 luglio scorso, ha assunto su di sè l’autorità esecutiva, introducendo una serie di “misure straordinarie” che hanno portato la Tunisia verso una situazione di incertezza politica. In particolare, ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e sospeso le attività del Parlamento. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si trattava di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino. 

Alle misure straordinarie del 25 luglio ha fatto seguito il decreto presidenziale del 22 settembre, con il quale il presidente ha annunciato la proroga del congelamento dei poteri del Parlamento. Con il decreto presidenziale, inoltre, il ruolo del governo è stato ridimensionato. Stando a quanto stabilito, il capo di Stato esercita il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Tuttavia, “il presidente della Repubblica presiede il Consiglio dei ministri” ed è lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Le misure annunciate Saied fanno pendere la bilancia del potere esecutivo dal lato della presidenza. L’11 ottobre, il capo di Stato ha approvato la formazione di un nuovo governo. La squadra è presieduta da Najla Bouden, primo premier donna del Paese, ed è composta da 23 membri, di cui 9 donne. 

Inizialmente, le mosse di Saied hanno ricevuto un certo sostegno da parte della popolazione e alcune manifestazioni, cui hanno partecipato migliaia di persone, sono state organizzate il mese scorso per supportare la sua presa politica. Tuttavia, dopo che diversi politici di spicco sono stati arrestati e in centinaia sono stati sottoposti a divieti di viaggio, la sua popolarità è iniziata a calare. Moncef Marzouki, un ex presidente tunisino che vive fuori dal Paese, ha ricevuto un mandato di arresto internazionale per gli attacchi verbali rivolti contro Saied. Durante la marcia di domenica verso la sede del Parlamento, molti manifestanti hanno agitato cartelli con stampe e immagini di giornalisti, deputati e avvocati messi agli arresti a partire dal 25 luglio. “Vogliono tornare al normale processo legislativo. Vogliono tornare alla Costituzione del 2014. Vogliono che Kais Saied si dimetta e che si tengano nuove elezioni”, ha riferito ad Al Jazeera la giornalista Elizia Volkmann. Se, solitamente, i manifestanti che hanno partecipato alle recenti proteste anti-governative sono stati in genere identificati come sostenitori del partito islamico moderato Ennahdha, la più grande forza politica nel Parlamento, ora sospeso, alla protesta di domenica, la folla è apparsa “molto diversificata”, secondo le testimonianze di Volkmann e di altri giornalisti. 

Ben Mbarek, membro di Citizens against the Coup, una delle associazioni che ha organizzato il sit-in, ha dichiarato, in una conferenza stampa, che le autorità tunisine avevano “limitato i viaggi e i trasporti” a Tunisi, nella giornata di domenica, nel tentativo di impedire alle persone di partecipare alle manifestazioni. Mbarek ha sottolineato che la mossa avrebbe violato il diritto alla libertà di espressione. “La Tunisia è isolata a livello internazionale ora, con la chiusura del Parlamento e il colpo di stato. Vogliamo ripristinare la democrazia”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters Abderrouf Betbaib, un ex consigliere di Saied apparso in prima linea nelle proteste del 14 novembre.

Dal canto suo, il Sindacato generale della Tunisia, l’Union générale tunisienne du travail (UGTT) ha affermato che il Parlamento non dovrebbe essere ripristinato dopo la decisione di Saied di sospenderlo e ha chiesto direttamente nuove elezioni legislative. Nelle osservazioni fatte domenica ad Al Jazeera, Noureddine Taboubi, il segretario generale del sindacato, ha chiesto “un dialogo significativo e pacato” e ha esortato i tunisini a non chiedere il ripristino dell’Assemblea, visto che questa non avrebbe più fatto il bene della popolazione. Taboubi ha affermato che è essenziale che il governo riveda la legge elettorale del Paese per tenere elezioni legislative il prima possibile.

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Chiara Gentili

di Redazione

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