Taiwan: Tsai riceve il presidente dell’Honduras

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 17:33 in America centrale e Caraibi Taiwan

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Il presidente uscente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez, si è recato in visita a Taiwan, il 13 novembre, dove ha incontrato la presidente del governo di Taipei, Tsai Ing-wen. La Cina ha ricordato che l’isola fa parte del suo territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”.

Durante il loro incontro, il presidente dell’Honduras ha affermato che la sua visita in un momento di tensione regionale dimostrerebbe l’amicizia del proprio Paese per Taiwan. Da parte sua, la leader di Taipei ha affermato che la visita di Hernandez ha grande importanza e che spera che i rispettivi Paesi continueranno a sostenersi a vicenda a livello internazionale.

Al momento, Hernandez sta partecipando alla corsa alla presidenza e sta cercando di essere riconfermato alle elezioni del 28 novembre prossimo. Il presidente uscente è sostenuto dai principali partiti di opposizione ed è in testa nei sondaggi d’opinione. Il suo opponente, Xiomara Castro, ha promesso di apportare cambiamenti, compresa l’instaurazione di relazioni ufficiali con la Cina, se dovesse essere eletto. Taiwan, aveva accusato la Cina di cercare di usare le elezioni honduregne per “creare controversie” e aveva avvertito l’Honduras di non farsi ingannare dalle promesse “appariscenti e false” di Pechino. Gli sforzi della Cina per ottenere il riconoscimento dei restanti alleati di Taiwan hanno allarmato Washington, che è stata particolarmente preoccupata per la crescente influenza di Pechino in America Centrale e nei Caraibi.

In risposta alla visita di Hernandez, il 15 novembre, il Ministero degli Esteri della Cina ha affermato che il principio “una sola Cina” è generalmente accetto nelle relazioni globali e gode del consenso della comunità internazionale. Per la Cina, le autorità del Partito progressista democratico (DPP) di Taiwan sono abituate a creare l’illusione di un “supporto internazionale” per sostenere le loro attività separatiste per la cosiddetta “indipendenza di Taiwan”. Questo non sarebbe altro che un trucco di autoinganno e non può cambiare il fatto ferreo che “Taiwan fa parte della Cina”, né può impedire la riunificazione con la Cina che è inevitabile. Per Pechino, non si altra di altro che di un trucco ingannevole che non può cambiare il fatto che “Taiwan fa parte della Cina”, né può fermare la tendenza storica “dell’inevitabile riunificazione della Cina”.

L’Honduras è uno dei 15 Paesi che mantengono relazioni diplomatiche formali con Taiwan anziché con il governo di Pechino. Gli altri 14 sono Guatemala, Santa Sede, Haiti, Paraguay, Nicaragua, Eswatini, Tuvalu, Nauru, Saint Vincent and the Grenadines, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Belize, Marshall Islands e Palau.

In base al principio “una sola Cina” Pechino considera Taiwan una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa.

La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina con la Risoluzione 2758.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione