Nigeria: scontro con l’ISWAP nel Borno, morto un generale dell’esercito

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 18:55 in Africa Nigeria

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Un generale dell’esercito nigeriano e tre soldati sono stati uccisi durante un attacco dei militanti affiliati allo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale (noto con l’acronimo inglese ISWAP) nello Stato Nord-orientale del Borno. 

L’assalto risale al 13 novembre, secondo quanto riportato dal portavoce dell’esercito nigeriano, il generale di brigata Onyema Nwachukwu. Quest’ultimo ha affermato che le truppe si sono scontrate con i combattenti dell’ISWAP nella località di Askira Uba. “Purtroppo, un valoroso alto ufficiale, il generale di brigata Dzarma Zirkusu e tre soldati hanno pagato il sacrificio supremo”, ha aggiunto il generale, specificando che le vittime facevano parte del contingente mandato in soccorso. Anche alcuni militanti islamisti sarebbero stati uccisi, durante la “feroce battaglia” tra le due parti, tuttavia non è chiaro quante siano le vittime totali.

Fonti militari e residenti hanno specificato che i combattenti dell’ISWAP hanno attaccato Askira durante la mattina del 13 novembre, arrivando a bordo di 12 camion armati, bruciando case, negozi e persino una scuola. Le violenze hanno costretto molti degli abitanti a darsi alla fuga, secondo quanto riferito. Le forze di sicurezza locali sono state supportate dall’esercito e la battaglia tra le due parti è durata fino a sera. La località presa d’assalto si trova circa 150 chilometri a Sud della capitale dello Stato del Borno, Maiduguri, ed è situata ai margini della foresta di Sambisa, la base operativa delle due principali organizzazioni islamiste della regione: Boko Haram e l’ISWAP. 

L’assalto del 13 novembre arriva a seguito dell’annuncio, che risale al 22 ottobre, dell’uccisione del nuovo leader dello Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale, Malam Bako. Questo era il successore di Abu Musab Al-Barnawi, figlio del fondatore di Boko Haram, la cui eliminazione era stata resa nota poco prima, il 14 ottobre. Le due organizzazioni islamiste derivano l’una dall’altra e sono indiscusse protagoniste di una diffusa crisi della sicurezza che sta interessando la Nigeria da oltre un decennio. Boko Haram, che significa “l’istruzione occidentale è proibita”, è stata fondata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della sharia. Il gruppo ha lanciato la sua prima offensiva nel 2009 ed è riuscita ad ottenere i primi successi con la conquista di sacche di territorio proprio nella regione Nord-orientale del Paese, nello Stato del Borno.

A partire dal 2013, le forze di sicurezza nigeriane, supportate dalla Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno avviato un’operazione militare particolarmente pressante per colpire il gruppo e infliggere pesanti perdite a Boko Haram, costringendo l’organizzazione ad abbandonare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha continuato a perpetrare attacchi in tutto il Nord-Est della Nigeria, prendendo di mira sia le forze di sicurezza sia i civili. Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo disaccordi interni e la significativa perdita di territorio e militanti subita nei mesi precedenti. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse: lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). Successivamente, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) ha riconosciuto la fazione ISWAP come sua affiliata, preferendo il leader di quest’ultima, Abu Musab al-Barnawi, a quello di Boko Haram, Abubakar Shekau. 

Il 6 giugno 2021, l’ISWAP ha annunciato la morte di Shekau, a seguito di un attacco effettuato il 18 maggio dall’affiliata dello Stato Islamico. Da allora, si sono diffuse notizie di militanti di Boko Haram che si sono uniti all’ISWAP, mentre l’organizzazione madre sembrava essere sul punto di sciogliersi. Oggi, le eliminazioni dei due leader del gruppo affiliato allo Stato Islamico fanno ipotizzare una crisi diffusa ai vertici delle organizzazioni islamiste della regione. Tuttavia, l’area rimane in preda ad un continuo vortice di instabilità e violenze.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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