L’IS-K in Afghanistan: tra rivendicazioni, repressione e nuove violenze a Kabul

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 14:31 in Afghanistan Asia

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Il 14 novembre, lo Stato Islamico della Provincia di Khorasan (IS-K) ha rivendicato un attacco contro la capitale afghana effettuato il giorno precedente. Il 15 novembre, mentre i talebani hanno condotto un’operazione contro il gruppo nel Sud, una nuova esplosione ha colpito Kabul. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, l’affiliata afghana dello Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità di un attacco effettuato nella capitale, il 13 novembre, tramite un messaggio sull’account Telegram dell’organizzazione. In tale comunicazione, l’ISIS-K ha sottolineato di aver ucciso o ferito “20 apostati sciiti”. Invece, le autorità talebane non sono state chiare riguardo al numero di persone colpite. L’esplosione del 13 novembre era avvenuta quando una bomba magnetica, attaccata ad un minivan passeggeri, era esplosa in una zona a maggioranza sciita di Kabul, Dasht-e Barchi, dove vive parte della comunità hazara del Paese. Quest’ultima è una minoranza sciita che negli anni è stata vittima di attacchi e massacri eseguiti dai talebani stessi, ma anche dallo Stato Islamico e da altri gruppi militanti musulmani sunniti, sia in Afghanistan sia in Pakistan. A seguito della presa di potere a Kabul da parte dei talebani, il 15 agosto, l’IS-K ha rivendicato una serie di attentati contro obiettivi sciiti, oltre ad altri assalti contro i talebani o le istituzioni, tra cui un attacco che ha colpito, il 2 novembre, il più grande ospedale militare dell’Afghanistan.

A seguito delle crescenti violenze, il 15 novembre, i funzionari talebani hanno riferito di aver lanciato un’operazione nei nascondigli dell’organizzazione, nel Sud dell’Afghanistan. Questa è stata avviata intorno alla mezzanotte, in almeno quattro distretti della provincia di Kandahar, ed è proseguita per ore. Uno dei militanti si sarebbe fatto esplodere all’interno della casa e altri 4 sono stati uccisi, secondo quanto riferito dal capo della polizia provinciale talebana, Abdul Ghafar Mohammadi. La stessa fonte ha aggiunto che ci sarebbero stati almeno 10 arresti. Intanto, lo stesso 15 novembre, almeno due persone sono rimaste ferite dall’esplosione di una bomba sul ciglio della strada, nel quinto distretto della città di Kabul. Inizialmente, non vi era alcuna notizia di vittime, ma il portavoce del Dipartimento di Sicurezza della capitale, il generale Mobin Khan, ha riferito che due persone sarebbero rimaste ferite nell’esplosione. In tale contesto, le autorità talebane continuano a minimizzare la situazione, che appare sempre più critica. “La sicurezza è assicurata per il 99% di Kabul. Giornalisti e residenti sono al sicuro”, ha affermato il generale Mobin Khan. Per il momento, nessuna organizzazione ha rivendicato l’assalto del 15 novembre. 

La nascita dello Stato Islamico della Provincia del Khorasan è stata annunciata nel 2015 da un gruppo di militanti stanziati nella parte Nord-orientale del Paese. Si ritiene che tale sezione sia stata fondata da ex membri dei talebani pakistani e si sia diffusa nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggiore presenza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. Questi si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani. Secondo gli esperti, l’IS-K si è riorganizzato in una rete di micro-cellule difficile da eradicare e rappresenta una grave minaccia per la stabilità del Paese e della regione.

Infine, è importante ricordare che lo Stato Islamico afghano aveva comunicato di essere responsabile anche dell’attentato del 26 agosto presso l’aeroporto internazionale di Kabul, effettuato mentre le forze armate della NATO stavano concludendo l’evacuazione delle truppe straniere dall’Afghanistan. L’attacco suicida aveva causato la morte di almeno 175 persone, tra cui 13 soldati statunitensi. A proposito della minaccia che questa organizzazione pone alla sicurezza globale, il 26 ottobre, durante un’audizione alla Commissione per le Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, il sottosegretario alla Difesa degli USA, Colin Kahl, e il tenente generale dell’esercito, James Mingus, hanno dichiarato che l’IS-K, per il momento, non dispone delle capacità necessarie per organizzare attacchi fuori dall’Afghanistan. Tuttavia, secondo le stime citate dal sottosegretario alla Difesa di Washington, il gruppo potrebbe esserne in grado nei prossimi 6-12 mesi. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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