L’Armenia accusa l’Azerbaigian di aver violato militarmente il confine

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 20:34 in Armenia Azerbaigian

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Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha accusato, lunedì 15 novembre, le truppe dell’Azerbaigian di aver violato il confine tra i due Paesi, protagonisti di un conflitto armato, nel settembre 2020.

Da una parte, l’agenzia di stampa russa Interfax ha riferito che l’incidente sarebbe avvenuto il giorno prima, domenica pomeriggio, intorno alle 13:00, ora locale. In tale occasione, le Forze Armate azere avrebbero avviato un’offensiva in direzione del confine Orientale con l’Armenia, verso la regione di Gegharkunik. A seguito di ciò, il medesimo 14 novembre, il Ministero della Difesa di Erevan ha definito “tesa” la situazione lungo il confine: “È iniziato un intenso scontro a fuoco. I militari armeni hanno impedito i tentativi del nemico di stabilirsi in questo territorio”, si legge nel comunicato, citato da Interfax. “Attualmente, con la mediazione della parte russa, sono in corso trattative per risolvere la situazione. Non ci sono vittime da parte armena”, ha affermato il Ministero della Difesa armeno. Un’altra agenzia di stampa russa, RIA Novosti, ha confermato che l’incidente si era verificato il 14 novembre, aggiungendo che, a seguito degli scontri, le Forze azere si erano allontanate dall’area frontaliera.

Dall’altra parte, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di “aggravare” deliberatamente la situazione lungo la frontiera che i due Paesi, un tempo alleati nell’Unione Sovietica, condividono. Negando le accuse di Erevan, Baku ha dichiarato che “le Forze Armate armene hanno tentato di organizzare un’altra provocazione sul confine di stato armeno-azero, sul territorio della regione azera di Lachin”, con lo scopo di avviare “azioni provocatorie”, si legge nel messaggio del suddetto Dipartimento. Questo ha portato Baku ad “adottare misure urgenti” per rispondere alle provocazioni, forzando i militari armeni a lasciare il territorio. Inoltre, l’ufficio stampa del Ministero della Difesa azero ha dichiarato che “la responsabilità dell’attuale tensione al confine tra Azerbaigian e Armenia ricade sulla leadership politico-militare dell’Armenia”.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro delle perduranti tensioni tra Baku e Erevan. L’8 novembre, almeno tre civili armeni sono rimasti feriti e uno è morto a causa di sparatoria avviata dalle Forze Armate azere nell’area della città di Shusha, situata nel Nagorno-Karabakh. Gli scontri erano avvenuti intorno alle 15:00, ora locale, in un incrocio nei pressi della città strategica di Shusha. “La parte azera ha aperto il fuoco contro i civili che stavano lavorando alla conduttura dell’acqua. A seguito del bombardamento, tre cittadini sono rimasti feriti, una persona è morta”, si legge nel messaggio.

Nonostante l’accordo di pace del 9 novembre 2020, è importante sottolineare che le violenze tra le due parti si verificano con una cera frequenza. Tra i focolai di tensione in cui, periodicamente, si verificano scontri e si registrano vittime e feriti, è importante menzionare la regione di Gegharkunik e la Repubblica autonoma di Nakhichevan, nei pressi della cittadina di Yeraskh. È per tale ragione che i Ministeri della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. È per tale ragione che le mappe conservate dalla Russia potrebbero offrire la soluzione al contenzioso territoriale.

Un altro aspetto che contribuisce ad alimentare le tensioni tra i due Paesi fa riferimento al rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Armenia.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 12 giugno e il 5 luglio, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

In precedenza, a partire dal 27 settembre 2020, l’Armenia E L’Azerbaigian hanno combattuto un duro conflitto, durato 44 giorni. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione