India: blitz contro i ribelli maoisti, 26 morti

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 10:59 in Asia India

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La polizia indiana ha ucciso almeno 26 ribelli armati appartenenti al gruppo militante maoista Naxal, il 13 novembre, nella foresta di Korchi del distretto di Gadchiroli, nello Stato di Maharashtra, a 1.012 km da Mumbai.

Il sovrintendente della polizia del distretto di Gadchiroli, Ankit Goyal, ha riferito che gli agenti hanno recuperato i corpi di 26 Naxal dopo uno scontro a fuoco durato un giorno, iniziato nelle prime ore di sabato 13 novembre e continuato fino a sera. Negli scontri, sono rimasti feriti anche 4 membri del personale di polizia e sono stati poi trasportati con un elicottero a Nagpur per ricevere cure mediche. Il bilancio dei ribelli uccisi potrebbe salire man mano che gli agenti recuperano i loro corpi e sembrerebbe che tra quelli già identificati vi potrebbe essere un leader del gruppo.

La foresta di Korchi ospitava un accampamento di Naxal e gli scontri sono nati dopo che la polizia ha condotto operazioni di ricerca nell’area. I ribelli maoisti indiani, che si ispirano all’ideologia marxista-leninista proposta da Mao Zedong, sono presenti in almeno otto Stati indiani. In tali aree, nel 2019, sono stati registrati 670 casi di violenza legati ai Naxal che hanno causato la morte di 150 civili, 52 membri del personale di sicurezza e 145 ribelli armati. Nello stesso anno, 1.276 insorti sono stati invece arrestati.  Successivamente, nel 2020, 140 civili e 43 membri del personale di sicurezza sono stati uccisi in 665 casi di violenza Naxal.

I maoisti sono conosciuti come Naxal perché la loro ribellione iniziò nel 1967 nel villaggio di Naxalbari, nello Stato orientale del Bengala occidentale. Al momento, l’insurrezione starebbe attraversando una fase iniziata nel 2004 con la creazione del Partito comunista dell’India-maoisti (CPI-Maoist). Molti gruppi si sono uniti tramite la formazione del partito e, da allora, vi sono state crescenti violenze e morti. L’India ha però lanciato varie operazioni contro la ribellione maoista, eliminando vari leader e quadri e determinando una riduzione delle violenze perpetrate dai ribelli a livello nazionale. Il conflitto con i Naxal sarebbe uno tra i più longevi tra quelli combattuti dal governo indiano e riguarda varie aree del Paese. In particolare, le loro roccaforti si concentrano nell’Est, nel centro e nel Sud del Paese, nel cosiddetto “corridoio rosso”, che copre aree particolarmente ricche dal punto di vista minerario. I maoisti affermano di difendere i diritti delle tribù indigene e di altri gruppi emarginati.

Gadchiroli è una delle roccaforti dei maoisti. Un’altra area caratterizzata dalla presenza dei ribelli è la regione di Bastar, nello Stato indiano centrale di Chhattisgarh. Qui, lo scorso 3 aprile, i ribelli hanno condotto l’attacco più violento contro la polizia, uccidendo 22 tra poliziotti e paramilitari e ferendone almeno altri 30. L’area di Bastar, ad esempio, è ricca di risorse minerarie, quali oro, diamanti, carbone, ferro e bauxite, che hanno attirato investimenti sia pubblici, sia privati, con varie aziende del settore estrattivo che si sono insediate a Chhattisgarh. Tali attività economiche, però, hanno danneggiato le popolazioni aborigene adivasi che in molti casi hanno perso i propri terreni tradizionali e quindi le loro fonti di sussistenza e gli stili di vita.

 I gruppi maoisti hanno quindi trovato sostegno, rifugio e partecipazione da parte di tali popoli. Oltre a questo, la zona sarebbe caratterizzata da scarsi collegamenti e mezzi di comunicazione, da un’ampia presenza foreste e da politiche di sviluppo fallimentari, tutti fattori che hanno facilitato le attività dei ribelli. I maoisti di Bastar hanno spesso dimostrato di essere in grado di combattere e sconfiggere le forze di sicurezza, soprattutto tenendo trappole e imboscate. Il 22 marzo 2020, ad esempio, un gruppo di 250 ribelli era riuscito a sconfiggere 600 membri delle forze di sicurezza, uccidendone 17. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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