Etiopia: la comunità internazionale si impegna a favorire il cessate il fuoco

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 17:58 in Africa Etiopia

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Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, si è recato in Etiopia, domenica 14 novembre, tra i crescenti sforzi regionali e internazionali per favorire la cessazione delle ostilità nel Paese. Nel frattempo, l’inviato dell’Unione Africana, Olusegun Obasanjo, ha espresso la speranza che il dialogo possa porre fine alla guerra, ma ha avvertito che “i colloqui non porteranno a risultati senza un cessate il fuoco immediato”. Obasanjo ha lasciato l’Etiopia l’11 novembre, dopo aver incontrato il primo ministro, Abiy Ahmed, e la leadership del gruppo ribelle del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). Anche l’inviato speciale degli Stati Uniti, Jeffrey Feltman, ha visitato il Paese la scorsa settimana.

Durante il suo viaggio, Kenyatta ha avuto colloqui con Abiy e con il presidente etiope Sahle-Work Zewde. Poche settimane fa, il leader keniota aveva invitato le parti etiopi in guerra a deporre le armi e a trovare una via per la pace. “I combattimenti devono finire!” aveva detto in un comunicato, a inizio novembre, denunciando la mancanza di dialogo “particolarmente inquietante”. Nairobi ha aumentato la sicurezza lungo i suoi confini temendo un’ondata di rifugiati etiopi in fuga dalla guerra e il dilagare di una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

Nella giornata di domenica, Obasanjo ha dichiarato, in un comunicato, di essere “ottimista sul fatto che si possa garantire un terreno comune verso una risoluzione pacifica del conflitto”. Tuttavia, con l’intensificarsi dei combattimenti nelle ultime settimane, l’ex presidente nigeriano e inviato speciale dell’UA per il Corno d’Africa ha comunque avvertito che “i colloqui non daranno risultati in un contesto di escalation delle ostilità militari”. “Faccio quindi appello alla leadership di tutte le parti affinché cessino le loro offensive militari. Ciò consentirà un’opportunità di dialogo per continuare a progredire”, ha aggiunto Obasanjo. 

I suoi commenti sono arrivati poco prima della visita in Africa del Segretario di Stato americano, Antony Blinken, che si recherà a breve in tre Paesi del continente, Kenya, Nigeria and Senegal. Blinken sostiene gli sforzi di mediazione di Obasanjo e minaccia di imporre sanzioni al governo di Abiy e al TPLF a meno che non comincino a dialogare. 

L’11 novembre, il governo etiope ha stabilito le condizioni per possibili colloqui con il TPLF, compresa la fine degli attacchi e il ritiro dalle regioni di Amhara e Afar, al confine con il Tigray. “Ci sono delle condizioni: primo, fermate i vostri attacchi. Secondo, lasciate le aree in cui siete entrati. Terzo, riconoscete la legittimità di questo governo”, ha detto ai giornalisti il portavoce del Ministero degli Esteri etiope, Dina Mufti. In precedenza, però, il portavoce del TPLF, Getachew Reda, aveva affermato che ritirarsi da Amhara e da Afar prima dell’inizio dei colloqui era “assolutamente fuori discussione”. Le forze del Tigray hanno dichiarato, all’inizio di novembre, di aver preso Kemise, a 325 km dalla capitale, Addis Abeba, e hanno minacciato di marciare su di essa. Il governo, tuttavia, ha accusato il TPLF di esagerare i suoi guadagni territoriali e insiste sul fatto che il conflitto “non sta arrivando nella capitale”. Il TPLF chiede la fine di quello che le Nazioni Unite descrivono come un blocco umanitario de facto sul Tigray, dove si ritiene che centinaia di migliaia di persone vivano in condizioni vicine alla carestia.

Nel frattempo, lunedì 15 novembre, il capo degli aiuti dell’ONU, Martin Griffiths, ha affermato di aver rilasciato fondi di emergenza, del valore di 40 milioni di dollari, per aiutare a fornire assistenza umanitaria salvavita e protezione ai civili coinvolti nel conflitto etiope. Gli aiuti serviranno alle operazioni di emergenza nella regione del Tigray e nel resto dell’Etiopia settentrionale, nonché per rispondere alla siccità nel Sud del Paese. “Milioni di persone nel Nord dell’Etiopia stanno vivendo sul filo del rasoio mentre la crisi umanitaria sta diventando più profonda e più ampia”, ha affermato Griffiths in una nota. “In tutto il Paese, i bisogni sono in aumento”, ha aggiunto. Griffiths ha specificato che 25 milioni di dollari provengono dal Fondo centrale di risposta alle emergenze delle Nazioni Unite, mentre altri 15 milioni dal Fondo umanitario etiope, con sede nel Paese. Nelle regioni di Tigray, Amhara e Afar, i fondi sosterranno le agenzie umanitarie che forniscono protezione e altra assistenza salvavita alle persone colpite dal conflitto. “Donne, ragazzi e ragazze continuano a sopportare il peso del conflitto, ma le loro esigenze di protezione rimangono sotto-finanziate”, ha detto ancora il capo degli aiuti. Nelle regioni meridionali di Somali e Oromia, colpite dalla siccità, il denaro aggiuntivo aiuterà le agenzie di soccorso a fornire acqua potabile, in modo da idratare la popolazione, prevenire le malattie, come il colera, e sostenere la conservazione del bestiame. Nonostante la nuova iniezione di denaro, l’ONU ha specificato che le operazioni umanitarie in Etiopia registrano ancora un deficit di finanziamento di 1,3 miliardi di dollari quest’anno, di cui 350 milioni necessari per rispondere alla crisi nel solo Tigray.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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