Crisi migranti: l’UE d’accordo su nuove sanzioni contro la Bielorussia

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 15:53 in Bielorussia Europa Immigrazione

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L’Unione europea ha concordato nuove sanzioni contro la Bielorussia, lunedì 15 novembre, prendendo di mira “persone, compagnie aeree, agenzie di viaggio e tutti coloro che sono coinvolti in questa spinta illegale di migranti” verso i confini del blocco. L’UE ha accusato il regime di Alexander Lukashenko di condurre un “attacco ibrido” contro l’Unione, consentendo alle persone del Medio Oriente di raggiungere Minsk per mezzo di viaggi aerei e aiutandole a dirigersi verso il confine polacco. L’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha affermato che la decisione dei 27 ministri degli esteri dell’Unione riflette “la determinazione del blocco a resistere contro la strumentalizzazione dei migranti per scopi politici”. Un elenco di persone ed entità che saranno colpite dal congelamento dei beni e dai divieti di viaggio dovrebbe essere finalizzato nelle prossime settimane. 

Circa 2.000 persone, di cui almeno 200 bambini e 600 donne, continuano a rimanere bloccate lungo il valico di frontiera Bruzgi-Kuznica, che separa la Bielorussia dalla Polonia. I migranti, la maggior parte dei quali proviene dal Medio Oriente e dall’Asia, si trovano in condizioni di gelo, costretti a sopportare temperature sotto lo zero, mentre infuria una disputa geopolitica tra UE e Minsk. Varsavia e altri Stati membri del blocco hanno accusato la Bielorussia di incoraggiare le persone a provare ad attraversare il confine polacco per vendicare un precedente round di sanzioni europee contro Minsk, a seguito delle controverse elezioni dell’8 agosto 2020, che hanno rinnovato il mandato (il sesto) del presidente Alexander Lukashenko, provocato proteste antigovernative di massa e scatenato la dura repressione delle forze di sicurezza. Le autorità bielorusse negano le accuse e minacciano di vendicarsi contro qualsiasi nuovo provvedimento punitivo nei loro confronti, avvertendo, tra le altre cose, che potrebbero interrompere il transito di gas russo verso l’Europa bloccando i gasdotti che attraversano il suo territorio.

Arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri dell’UE, l’Alto commissario Josep Borrell ha riferito ai giornalisti di aver avvertito il ministro degli Esteri bielorusso che la situazione al confine era completamente inaccettabile e che era necessario un aiuto umanitario. Dal canto suo, il ministro degli Esteri della Lituania, Gabrielius Landsbergis, ha chiesto che tutti gli aeroporti bielorussi siano off-limits per le compagnie aeree che potenzialmente trasportano migranti e rifugiati. Il ministro si è altresì offerto di aiutare con i rimpatri dalla Bielorussia verso il Medio Oriente. “Dobbiamo rendere l’aeroporto di Minsk una zona interdetta al volo”, ha detto Landsbergis ai giornalisti al suo arrivo a Bruxelles. La compagnia aerea statale bielorussa Belavia ha annunciato che, su richiesta du Dubai, siriani, iracheni, yemeniti e afghani sono banditi dai voli in partenza dagli Emirati Arabi Uniti. In una dichiarazione ai cittadini dei quattro Paesi pubblicata sul suo sito Web, Belavia ha affermato che non sarebbero stati ammessi voli dagli Emirati alla Bielorussia “in conformità con la decisione delle autorità emiratine competenti”.

Nel frattempo, la Lettonia ha schierato 3.000 soldati per un’esercitazione militare precedentemente non annunciata vicino al confine con la Bielorussia. “Non possiamo escludere che una parte di questi gruppi di migranti si sposti più a Nord e possa raggiungere il confine lettone. Siamo pronti per questo”, ha detto il ministro della Difesa, Artis Pabriks, all’emittente nazionale, specificando che il messaggio indirizzato alla Bielorussia è che i movimenti dell’esercito lettone “non sono solo per divertimento”. L’esercitazione militare è iniziata sabato 13 novembre e dovrebbe durare fino al 12 dicembre, secondo quanto riferito dalla portavoce dell’esercito, Sandra Brale. Lituania, Lettonia ed Estonia hanno congiuntamente dichiarato che la Bielorussia deve essere ritenuta responsabile di traffico di esseri umani, vista la sua gestione della crisi al confine con l’UE. “Condanniamo le azioni intraprese dal regime di Lukashenko che strumentalizzano i migranti a fini politici”, hanno affermato i presidenti dei tre Stati baltici in una dichiarazione congiunta dopo aver incontrato, in videoconferenza, il presidente polacco, Andrzej Duda. Il presidente estone, Alar Karis, il presidente lettone, Egils Levits, e il presidente lituano, Gitanas Nauseda, hanno dunque invitato la Commissione europea a introdurre, “senza indugio”, modifiche alle leggi dell’UE per rafforzare le possibilità di asilo. In più, i tre hanno sottolineato che l’Unione dovrebbe pagare per la costruzione di barriere al confine esterno del blocco, come quello con la Bielorussia.

La Russia, il più grande partner politico ed economico della Bielorussia, continua a difendere la gestione della crisi dei confini da parte di Minsk. Il presidente, Vladimir Putin, ha attribuito la responsabilità della situazione soprattutto all’UE, accusandola di creare le condizioni per l’afflusso di migranti. “E ora stanno cercando qualcuno da incolpare, per assolversi dalla responsabilità degli eventi che stanno avvenendo”, ha detto Putin. Sabato, il ministro dell’Interno polacco, Mariusz Kaminski, ha definito il peggioramento della situazione “un attacco all’intera Europa attraverso una crisi migratoria creata artificialmente”. Le autorità bielorusse, dal canto loro, hanno affermato che stanno facendo il possibile per sostenere coloro che sono bloccati nella regione di confine. La guardia di frontiera polacca, invece, ha avvertito, domenica, che decine di migranti stavano preparando un “grande tentativo di sfondare” la recinzione polacca con l’aiuto delle forze di sicurezza bielorusse.

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di Redazione

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