Argentina: coalizione di governo sconfitta alle legislative, perso il Senato

Pubblicato il 15 novembre 2021 alle 9:17 in America Latina Argentina

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In Argentina, la coalizione Frente de Todos, del presidente Alberto Fernández, ha perso la maggioranza al Senato e ha ridotto al minimo il vantaggio che ostentava alla Camera dei Deputati, una situazione che la costringerà a cercare il consenso con l’opposizione per poter continuare a governare nei prossimi due anni di mandato. In base a quanto emerso finora dai risultati delle elezioni legislative di domenica 14 novembre, con circa il 90% delle schede scrutinate, il governo peronista di centrosinistra è passato dall’avere 41 senatori su 72 a soli 35. Per la prima volta dal ritorno della democrazia, nel 1983, la sinistra del peronismo non controlla la Camera alta obbligando il governo a cercare appoggi tra i sei senatori entrati con liste minori.

“Dobbiamo dare la priorità agli accordi nazionali se vogliamo risolvere le sfide che dobbiamo affrontare”, ha detto il presidente, domenica 14 novembre, in un discorso in cui ha sottolineato che “un’opposizione responsabile e aperta al dialogo è un’opposizione patriottica”. “Appena possibile, mi rivolgerò ai rappresentanti della volontà popolare e alle loro forze politiche, per concordare un’agenda il più condivisa possibile”, ha aggiunto, con tono conciliante. Fernández ha dunque invitato ad una “proficua collaborazione, per l’interesse generale del Paese”. L’ex presidente argentino, Mauricio Macri, principale leader dell’opposizione, ha annunciato che “questi due anni a venire saranno difficili” e ha assicurato che la sua coalizione “agirà con grande responsabilità, contribuendo a rendere la transizione il più ordinata possibile”.

Le elezioni di questa domenica, segnate da una partecipazione pari a oltre il 71%, hanno parzialmente rinnovato le due Camere e hanno decretato l’avanzava l’alleanza di centrodestra Juntos por el Cambio (Jxc), guidata da Macri. Nel mezzo della crisi economica, con un’inflazione annua superiore al 50% e una povertà che colpisce il 40% della popolazione, l’Argentina si prepara a negoziare con il Fondo monetario internazionale un nuovo accordo che sostituirà lo stand-by, da 44.000 milioni di euro, firmato nel 2018. Se non dovesse raggiungere una nuova intesa, Buenos Aires dovrà pagare al Fondo, nel 2022, più di 19.000 milioni di dollari. Lo stesso anche nel 2023. I risultati di domenica sono stati interpretati come una “punizione” contro il governo Fernández, accusato di aver innescato, con le sue politiche, una spirale di inflazione e di crescente povertà. La valuta argentina sta toccando minimi storici contro il dollaro USA, nonostante i severi controlli sui capitali. Per cercare di rimediare alla situazione, il governo ha annunciato, il mese scorso, un accordo con il settore privato finalizzato a congelare i prezzi su oltre 1.500 beni di base, oltre a misure come l’aumento del salario minimo e degli assegni familiari. Dopo la notizia della sconfitta, il presidente ha promesso che risolverà il debito del Paese con il Fondo monetario internazionale e affronterà “il male dell’inflazione”, inviando un piano economico a lungo termine al Congresso, a inizio dicembre. “In questa nuova fase, approfondiremo i nostri sforzi per raggiungere un accordo sostenibile con il Fondo Monetario Internazionale. Dobbiamo eliminare le incertezze che derivano da questo debito insostenibile”, ha detto Fernandez, in una comunicazione trasmessa a tarda notte su Twitter.

Più di 34 milioni di argentini, di età superiore ai 16 anni, sono stati chiamati ad eleggere 127 dei 257 deputati che compongono la Camera bassa del Parlamento, per un mandato di 4 anni, mentre in 8 province si è votato per eleggere 24 dei 72 senatori che compongono la Camera Alta, per i prossimi 6 anni. La nuova composizione dell’apparato legislativo rischia di ostacolare le possibilità di Fernández di ottenere l’approvazione delle leggi senza il sostegno dell’opposizione. Nella popolosa provincia di Buenos Aires, solitamente roccaforte dei peronisti, con il 76,44% dei voti scrutinati, la lista dei candidati deputati presentata da Juntos por el Cambio, la coalizione di cui fa parte l’ex presidente conservatore Macri, ha ottenuto il 40,05% dei consensi, contro il 38,41% del Frente de Todos, seguita da altre alleanze dell’opposizione.

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Chiara Gentili

di Redazione