UE: rinnovate di un anno le sanzioni alla Turchia per le trivellazioni nel Mediterraneo

Pubblicato il 14 novembre 2021 alle 6:55 in Europa Turchia

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Dopo un riesame del quadro delle misure restrittive adottate in risposta alle attività di trivellazione non autorizzate condotte dalla Turchia nel Mediterraneo orientale, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una decisione che estende di un anno, fino al 12 novembre 2022, il regime delle sanzioni. L’Unione, ha spiegato il Consiglio, continuerà a imporre questo tipo di misure mirate nei confronti di persone o entità responsabili o coinvolte in attività relative all’esplorazione non autorizzata di idrocarburi nel Mediterraneo orientale. Tali sanzioni consistono nel congelamento dei beni delle persone e delle entità elencate e nel divieto di viaggio nell’UE per gli individui indicati nel provvedimento. Inoltre, per le persone e le entità dell’UE, è vietato mettere a disposizione fondi per coloro che sono inclusi nell’elenco. Al momento, due persone sono soggette alle sanzioni europee correlate alle trivellazioni nel Mediterraneo orientale. 

Le acque del Mediterraneo orientale, ricche di idrocarburi, sono al centro di una lunga disputa tra Grecia, Cipro, Turchia ed i rispettivi partner internazionali per lo sfruttamento delle risorse energetiche e la demarcazione dei confini marittimi. I problemi tra Grecia e Turchia, in particolare, nascono dal fatto che i due Stati hanno opinioni contrastanti sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali e sulla competenza nello sfruttamento degli idrocarburi nelle acque adiacenti alle loro coste. Questo tratto di mare, punteggiato principalmente da isole greche, è ricco di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia. Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

La disputa tra Ankara e Atene si è intensificata, con una serie di episodi particolarmente tesi, dopo che la Grecia ha firmato, il 6 agosto 2020, un accordo con l’Egitto per la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Il patto si poneva in netto contrasto con gli obiettivi di Ankara nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Da parte sua, il leader di Ankara aveva definito “senza valore” il patto tra Grecia ed Egitto e aveva ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione era quello tra la Turchia e il governo libico. I colloqui, riavviati nel 2021, sono finalizzati a scongiurare ulteriori tensioni nell’area. Al momento, tuttavia, la situazione resta bloccata.

La questione del Mediterraneo orientale si intreccia con quella della disputa sullo status giuridico di Cipro. Per citare solo i fatti più recenti di questa lunga diatriba, occorre ricordare che, negli ultimi colloqui informali tenutisi a Ginevra, dal 27 al 29 aprile 2021, i leader dell’amministrazione greco-cipriota e quelli dell’amministrazione turco-cipriota non sono riusciti a trovare un punto di incontro per cercare di definire la situazione politica dell’isola, dal 1983 formalmente divisa in due parti. La leadership greco-cipriota, rappresentata dal presidente Nikos Anastasiades, continua a sostenere che l’unica soluzione possibile sia quella di una federazione bizonale e bicomunale, dotata di uguaglianza politica, così come stabilito dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al contrario, la leadership turco-cipriota, guidata dal presidente dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord (TRNC), Ersin Tatar, ritiene che non abbia senso tenere colloqui formali su Cipro senza il riconoscimento, come entità sovrana, di quella parte dell’isola e si rifiuta di ritirare la proposta di una soluzione “a due Stati”, avanzata dalla sua delegazione ma ritenuta illegittima da quella turco-cipriota. La Repubblica Turca di Cipro Nord, al momento, è riconosciuta solo dalla Turchia, mentre il resto della comunità internazionale la considera “nulla”. Pertanto, l’isola risulta attualmente divisa tra la Repubblica di Cipro, l’unica dotata di legittimità internazionale, e la cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord, che occupa il 36% del territorio.

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Chiara Gentili

 

di Redazione