Siria: NYT svela bombardamenti aerei USA che hanno ucciso civili

Pubblicato il 14 novembre 2021 alle 16:56 in Siria USA e Canada

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Il New York Times ha pubblicato un articolo, il 13 novembre, in cui ha accusato l’Esercito statunitense di aver celato due attacchi aerei condotti in Siria il 18 marzo 2019, che avrebbero causato la morte di 64 donne e bambini, commettendo un possibile crimine di guerra, durante la lotta contro lo Stato islamico.  La testata ha affermato che l’Esercito non ha mai condotto un’indagine indipendente sul caso ma avrebbe invece cercato di celarlo.

In particolare, secondo il resoconto della testata statunitense, si tratterebbe di due attacchi aerei consecutivi condotti vicino alla città di Baghuz e che erano stati ordinati da un’unità di operazioni speciali statunitense non rivelata, incaricata di operazioni di terra in Siria. Dopo che un drone militare aveva perlustrato l’area in cerca di obiettivi militari, senza alcun preavviso, un caccia F-15E avrebbe sganciato una bomba da circa 225 kg su una folla di donne e bambini nei pressi della sponda di un fiume. Dopo che alcuni si erano messi in fuga, un secondo jet avrebbe sganciato due bombe da circa 900 kg uccidendo i superstiti.

 Il comando centrale degli Stati Uniti, che ha supervisionato le operazioni aeree statunitensi in Siria, ha confermato gli attacchi per la prima volta nella settimana tra l’8 e il 14 novembre, affermando che si è trattato operazioni giustificate. In una dichiarazione del 13 novembre, poi, il Comando centrale ha ribadito il resoconto fornito al quotidiano secondo cui, negli attacchi, sono state uccise 80 persone, tra cui 16 combattenti dello Stato islamico e 4 civili. I militari hanno affermato che non era chiaro se le altre 60 persone fossero civili, in parte perché donne e bambini avrebbero potuto essere combattenti in quanto “sono state osservate più donne armate e almeno un bambino armato” nel video degli eventi. I militari hanno poi aggiunto che gli attacchi erano “legittima autodifesa”, che sono stati proporzionati e che “sono state prese misure appropriate per escludere la presenza di civili”. Il Comando Centrale ha poi aggiunto di assumersi “piena responsabilità per la perdita involontaria di vite”. Il Comando centrale ha poi specificato che gli attacchi sono avvenuti mentre le forze democratiche siriane (SDF) erano sotto un pesante fuoco nemico e rischiavano di essere sopraffatte, oltre a questo, le SDF avevano segnalato che l’area era sgombra da civili.

Secondo quanto riferito dal New York Times, l’ispettore generale del Dipartimento della Difesa di Washington aveva avviato un’inchiesta sull’incidente del 18 marzo 2019, ma dal suo rapporto era stata rimossa qualsiasi menzione dell’attentato e un’indagine approfondita e indipendente non sarebbe mai stata avviata. La testata ha affermato che il suo rapporto si basa su documenti riservati e descrizioni di documenti non pubblici, nonché su interviste con il personale direttamente coinvolto. Tra le rivelazioni della testata, il personale della base aerea di Al Udeid in Qatar, che fungeva da centro delle operazioni aeree combinate, avrebbe osservato la scena “incredulo” e nella chat tra coloro che monitoravano le riprese in diretta dei droni qualcuno avrebbe scritto “Abbiamo appena sganciato una bomba su 50 donne e bambini”. Un avvocato dell’aeronautica presente nel centro operativo in quel momento riteneva che gli attacchi fossero possibili crimini di guerra e in seguito aveva allertato l’ispettore generale del Dipartimento della Difesa e il Comitato dei servizi armati del Senato ma non sarebbe stata intrapresa alcuna azione.

Per il New York Times, il bombardamento di Baghuz, che è stato uno dei più grandi incidenti con vittime civili della guerra contro lo Stato Islamico, ma non è mai stato riconosciuto pubblicamente dalle forze armate statunitensi. Il bilancio delle vittime sarebbe stato minimizzato, i rapporti sarebbero stati ritardati, ripuliti e classificati come riservati. Le forze della coalizione guidate dagli Stati Uniti avrebbero demolito il luogo dell’esplosione e i vertici non sarebbero stati informati.

In Siria è in corso una guerra civile iniziata il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione aveva iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. Con l’intensificarsi degli scontri, negli anni, tra i gruppi ribelli anti-governativi si sono radicalizzati alcuni gruppi di fondamentalisti islamici sunniti che hanno iniziato a lottare per il controllo su alcune aree del Paese. In tale contesto, l’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah. I ribelli siriani, invece, sono appoggiati dalla Turchia.

In tale contesto, è subentrato l’ISIS, la cui autoproclamazione è avvenuta il 29 luglio 2014. Gli Stati Uniti sono intervenuti nel conflitto siriano attraverso l’operazione Inherent Resolve, la missione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno. Il 23 marzo 2019, le SDF avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione