Il Qatar rappresenterà gli USA in Afghanistan

Pubblicato il 13 novembre 2021 alle 17:34 in Afghanistan Qatar USA e Canada

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Il Qatar rappresenterà gli Stati Uniti in Afghanistan in base ad un accordo concluso il 12 novembre e che entrerà in vigore il 31 dicembre prossimo.

Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, e il suo omologo del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, hanno annunciato che Doha fungerà da “potenza protettrice” degli Stati Uniti in Afghanistan. Come sottolineato da Associated Press, l’annuncio indicherebbe che l’amministrazione del presidente Joe Biden non intende riaprire l’ambasciata di Washington a Kabul nel breve periodo, dopo la sua chiusura e il ritiro di tutte le forze statunitensi dal Paese, il 31 agosto scorso. L’accordo sulla “potenza protettrice” significa che il Qatar istituirà una sezione dedicata agli interessi degli Stati Uniti all’interno della propria ambasciata a Kabul, per gestire i servizi consolari per i cittadini statunitensi in Afghanistan. L’ambasciata qatariota si occuperà poi delle comunicazioni ufficiali di routine tra Washington e il governo talebano e sarà responsabile per la protezione dei strutture diplomatiche statunitensi.

Blinken ha poi affermato che gli Stati Uniti hanno offerto l’opportunità di lasciare l’Afghanistan a tutti i cittadini statunitensi o aventi la green card, rimasti nel Paese e identificati come tali, che desiderano partire e hanno i documenti di viaggio richiesti, a partire dal 10 novembre. Blinken e al-Thani hanno anche firmato un accordo che formalizza il ruolo del Qatar come principale snodo di transito per gli sfollati. Quest’ultimo accordo ha lo scopo di regolarizzare gli standard per l’arrivo e il trattamento degli sfollati mentre si dirigono verso altre destinazioni, ha precisato al-Thani, aggiungendo che il Qatar continuerà a facilitare le evacuazioni attraverso voli charter della Qatar Airways. Poco dopo la firma dell’accordo del 12 novembre, al-Thani ha riferito in un’intervista ad Associated Press che il Qatar ha preso sul serio i suoi obblighi e aggiungerà personale alla sua ambasciata a Kabul per gestire l’aumento del carico di lavoro. Al-Thani ha dichiarato: “Data la situazione afghana, non sarà un lavoro facile”.

Gli Stati Uniti hanno più accordi simili in Paesi in cui non hanno una presenza diplomatica, ad esempio, la Svizzera rappresenta gli interessi statunitensi in Iran, la Svezia in Corea del Nord e la Repubblica Ceca in Siria. Il Qatar è stato per molti anni un attore chiave nei dialoghi tra i talebani e gli Stati Uniti, ha ospitato mesi di colloqui di pace tra le parti, conclusi il 29 febbraio 2020, e, da allora, è stato uno snodo fondamentale per l’evacuazione di cittadini statunitensi e altri dall’Afghanistan. Circa la metà delle persone che hanno lasciato il Paese sono transitate per il Qatar.

In totale, circa 124.000 civili sono stati evacuati dall’Afghanistan dall’ascesa dei talebani, in molti non sarebbero però riusciti a partire e l’amministrazione Biden è stata criticata per la natura caotica del ritiro. Come affermato da Associated Press, sembrerebbe che diverse centinaia di statunitensi siano ancora in Afghanistan, anche se non tutti hanno indicato di voler partire. Alcuni gruppi umanitari si sono poi lamentati del fatto che i severi requisiti di ingresso nei Paesi di transito quali il Qatar mettano ulteriormente in pericolo gli afghani più a rischio poiché non sono in grado di ottenere la documentazione di viaggio adeguata dalle autorità talebane.

Il 15 agosto scorso, i talebani si sono insediati nella capitale afghana Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, l’allora presidente del governo dell’Afghanistan appoggiato dall’Occidente, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi negli Emirati Arabi Uniti.  Il successivo 31 agosto, poi, le truppe statunitensi hanno concluso il loro ritiro dall’Afghanistan. Il 7 settembre, i talebani hanno quindi annunciato un nuovo governo ad interim per l’Afghanistan, con il mullah Mohammad Hassan Akhund come primo ministro e il mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore del gruppo, come suo vice.

L’avanzata dei talebani si è collocata in concomitanza con il ritiro delle forze straniere guidate dagli Stati Uniti in Afghanistan. Quest’ultimo era stato concordato dagli USA e dai Talebani in occasione dell’Accordo di pace concluso tra le parti a Doha, il 29 febbraio 2020. Secondo quanto stabilito da tale accordo, gli USA si erano impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre, i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri all’allora governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani, iniziati il successivo 12 settembre, e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con gruppi terroristici, quali Al-Qaeda.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese era stato caratterizzato grandi divisioni. Nel 1996, i talebani avevano il controllo di gran parte del territorio nazionale, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA avevano invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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