Etiopia: la GERD produrrà 700 MW di energia elettrica nel 2022

Pubblicato il 13 novembre 2021 alle 7:26 in Africa Etiopia

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Il governo di Addis Abeba si aspetta che la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la diga cha sta costruendo sul fiume Nilo Azzurro, inizi a produrre 700 megawatt di elettricità il prossimo anno, aumentando la capacità di generazione energetica del Paese del 14%.

Il progetto idroelettrico è da anni motivo di intense trattative tra Etiopia, Sudan ed Egitto, i tre Stati attraverso i quali scorre il corso d’acqua. Mentre Addis Abeba si trova a monte, Khartoum e Il Cairo sono a valle e questo le rende più preoccupate per le conseguenze della realizzazione della GERD, inclusa la scarsità idrica e i problemi di sicurezza. Il progetto ha un valore di 4,6 miliardi di dollari ma i tre Paesi non hanno ancora trovato un accordo sulle modalità del suo riempimento e funzionamento. 

Un portavoce del Dipartimento di Stato USA ha sottolineato che le attività unilaterali dell’Etiopia sulla diga, che Addis Abeba continua a riempire durante l’estate nonostante l’opposizione del Sudan e dell’Egitto, ha il potenziale per aumentare le tensioni. Il governo etiope considera la costruzione della GERD un elemento chiave della sua strategia volta ad aumentare la capacità di generazione energetica del Paese e il suo sviluppo economico. “L’Etiopia sta intraprendendo vari progetti sull’energia, primo fra tutti la Grand Ethiopian Renaissance Dam, che inizierà a produrre 700 MW di elettricità a partire dal 2022”, ha detto, durante l’Africa Tech Festival, in videoconferenza, Huria Ali Mahdi, ministro statale per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nazionali e l’economia digitale. Nell’ottobre 2020, il presidente etiope aveva affermato che la diga avrebbe dovuto iniziare a produrre energia entro 12 mesi, ma non aveva fornito alcuna indicazione sulla capacità. Attualmente, l’Etiopia ha una capacità di generazione totale di circa 4.967 MW.

I negoziati sulla GERD sono bloccati in una situazione di stallo dall’ultimo round di colloqui, tenutosi a Kinshasa, il 6 aprile. I tre Paesi non sono riusciti a raggiungere un terreno comune sui meccanismi di funzionamento e sulle modalità di riempimento della diga. Nel corso dei precedenti incontri, Il Cairo e Khartoum avevano insistito per raggiungere un accordo vincolante prima del riempimento, per il secondo anno consecutivo, dei serbatoi della GERD. L’Etiopia, tuttavia, ha proceduto con il riempimento unilaterale del bacino a luglio, rassicurando i Paesi a valle, ovvero Egitto e Sudan, che il suo progetto non avrebbe causato loro alcun danno.

Per quanto riguarda la costruzione della diga, i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione. Si pensa che, una volta terminata, la diga renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia nella regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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