Russia: rilevati sei aerei NATO nel Mar Nero, crescono le tensioni

Pubblicato il 12 novembre 2021 alle 15:24 in NATO Russia USA e Canada

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Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha annunciato, venerdì 12 novembre, di aver rilevato sei aerei da ricognizione dei Paesi della NATO nello spazio aereo internazionale del Mar Nero. Per Mosca, l’incremento della presenza degli Alleati in tale area strategica rappresenta “un’attività militare aggressiva”, condotta principalmente dagli Stati Uniti, ragion per cui le divisioni militari russe di stanza nel Mar Nero “continuano a monitorare le operazioni belliche degli USA e della NATO.

A riportare la notizia, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. “La frequenza delle attività di esplorazione aerea della NATO, vicino ai confini della Federazione Russa nel Mar Nero, continua a crescere”, ha dichiarato il Ministero russo, aggiungendo che è stato altresì rilevano un aumento delle truppe missilistiche antiaeree radar. Le Forze Aerospaziali russe, durante la giornata del 12 novembre, hanno rilevato sei aerei da ricognizione dei Paesi della NATO nello spazio aereo sopra il Mar Nero, nelle aree Centrali e Nord-Occidentali. Tra i velivoli degli Alleati rilevati dai radar, il Ministero della Difesa russo ha menzionato tre velivoli di pattugliamento P-8A Poseidon della US Navy, solitamente di stanza in Sicilia. A questi si aggiunge un 160G Gabriel dell’aeronautica francese, un aereo da ricognizione RC-135 e un U-2S dell’US Air Force.

Il Dipartimento ha poi reso noto che il cacciatorpediniere Porter, la nave comando Mount Whitney e la petroliera John Lenthall, tutti della Marina militare statunitense, dopo aver attraversato il porto georgiano di Batumi, sono giunti nella parte Sud-Occidentale del Mar Nero e, al momento, continuano a spostarsi verso Ovest. In tale quadro, è importante sottolineare che le operazioni di controllo delle attività militari delle navi straniere nel Mar Nero è svolto dalle imbarcazioni russe della Flotta del Mar Nero, soprattutto dall’incrociatore missilistico Moskva, dalla fregata Admiral Essen e dalla nave pattuglia Pavel Derzhavin.

Lo stesso 12 novembre, Il Ministero della Difesa russo ha nuovamente sottolineato di “considerare l’attività militare aggressiva degli Stati Uniti nella regione del Mar Nero come una minaccia alla sicurezza regionale e alla stabilità strategica”, ha riferito RIA. Il giorno prima, l’11 novembre, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva dichiarato che le attività militari degli Stati Uniti e della NATO nel Mar Nero rappresentano “fonte di preoccupazione” per il presidente russo, Vladimir Putin, e portano Mosca ad adottare “maggiori precauzioni” per questioni di sicurezza nazionale.

In tale quadro, è importante ricordare le crescenti tensioni tra Mosca e Washington nel Mar Nero. Nel dettaglio, il 9 novembre, il Ministero della Difesa russo aveva accusato gli Stati Uniti di pianificare azioni nel Mar Nero in vista di  un’ipotetica “risoluzione definitiva” del conflitto nel Donbass, regione dell’Ucraina Orientale dove, dal 2014, combattono le forze separatiste, supportate dalla Russia, e l’Esercito ucraino.

Le dichiarazioni del Ministero della Difesa russo giungono a seguito dell’incremento della presenza statunitense nel Mar Nero, un bacino idrico di importanza strategica per la Russia e per gli Stati Uniti. Nel dettaglio, il 29 ottobre, la sesta flotta della Marina degli USA aveva annunciato che il cacciatorpediniere missilistico USS Porter era diretto verso il Mar Nero, dove è giunto il 30 ottobre, al fine di unirsi ai partner della NATO. Questi ultimi, tra cui Bulgaria, Georgia, Romania, Turchia e Ucraina, si sono riuniti nell’area in occasione di manovre congiunte strategiche.

Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, è stato il primo a commentare l’incremento della presenza USA nel Mar Nero, domenica 31 ottobre. Secondo il funzionario russo, tale mossa non contribuirà “ad incrementare la tanto desiderata stabilità regionale”. Il giorno successivo, il primo novembre, è intervenuto anche il presidente russo, Vladimir Putin, nel corso di una serie di incontri ufficiali, con focus sulla difesa, svoltisi a Sochi. Nel dettaglio, il capo del Cremlino ha esortato le proprie divisioni militari ad osservare le imbarcazioni statunitensi “attraverso le lenti dei sistemi di difesa”. Più tardi, analisti del quotidiano russo Kommersant hanno dichiarato che “la nuova escalation nella regione è da attribuire a una serie di fattori”. Tra questi, gli esperti hanno fatto riferimento alle crescenti tensioni nella zona di conflitto nel Donbass, alla rinnovata cooperazione di difesa tra Stati Uniti e Ucraina, il cui baricentro si starebbe spostando verso il Mar Nero, e, infine, lo sviluppo di una nuova strategia della NATO che assegna un ruolo speciale al Mar Nero e al Mar Mediterraneo, nel più grande quadro di future operazioni di contenimento della Russia.

In tale quadro, è importante sottolineare che, il 19 ottobre, il segretario alla Difesa degli USA, Lloyd Austin, ha tenuto con l’omologo ucraino, Andrey Taran, colloqui con focus sulla sicurezza regionale del Mar Nero. Entrambi i funzionari hanno concordato di incrementare la sicurezza nel suddetto bacino idrico, dove la presenza di Mosca, secondo Taran, rappresenta un “pericolo per la navigazione”. Parlando delle analoghe vedute di Kiev e Washington, il ministro ucraino ha dichiarato: “Abbiamo interessi comuni e siamo determinati a continuare consultazioni sulla tematica, nonché a unire le forze con la NATO e con i nostri partner nella regione del Mar Nero per mantenere la stabilità e la sicurezza”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione