Libia: la Francia ottiene il ritiro di 300 mercenari

Pubblicato il 12 novembre 2021 alle 8:45 in Francia Libia

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Alla vigilia della conferenza di Parigi sulla Libia, l’11 novembre, le forze armate libiche orientali hanno annunciato il rimpatrio di 300 mercenari stranieri dalla loro area di controllo, su richiesta della Francia. 

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa Reuters, che cita un funzionario militare libico, sottolineando che tale mossa è finalizzata a favorire l’accordo, sostenuto dalle Nazioni Unite, per un ritiro graduale di tutte le forze armate straniere dal campo. I 300 mercenari sarebbero il primo gruppo a lasciare il Paese e la loro rimozione avverrebbe in coordinamento con la missione dell’ONU in Libia per prevenire la destabilizzazione dei luoghi in cui queste milizie dovranno tornare. Il funzionario non ha specificato quali sono questi luoghi, ma ha assicurato che il rimpatrio sarebbe stato condotto in coordinamento con i Paesi vicini.

Anche l’incontro di Parigi del 12 novembre si concentrerà su tale questione, ma ha anche lo scopo di garantire lo svolgimento delle elezioni nel Paese Nordafricano, previste per il 24 dicembre. La conferenza è stata organizzata congiuntamente da Francia, Germania e Italia, con l’appoggio delle Nazioni Unite. In tale contesto, è attesa la presenza di 20 Paesi, tra cui gli Stati Uniti, con la vice-presidentessa Kamala Harris, la Russia, la Turchia, l’Egitto, l’Algeria, la Grecia. Nonostante l’opposizione della Turchia, anche il presidente di Cipro ha annunciato che sarà nella capitale francese per il vertice. 

Le elezioni in Libia rappresentano un passaggio chiave di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. È del 5 febbraio 2021 la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Mohamed al-Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Abdulhamid Dabaiba. Entrambe le date hanno segnato un momento “storico” per il Paese Nordafricano. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’ LNA e il precedente governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). 

Tuttavia, la risoluzione delle controversie sembra ancora lontana. Tra le questioni più recenti possiamo citare l’appello lanciato il 9 novembre dal capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri, invitando a boicottare le prossime elezioni, al fine di impedire la candidatura di personalità ritenute essere dei “criminali”, tra cui il comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. In particolare, al-Mishri ha esortato la popolazione libica a non recarsi alle urne né tantomeno a candidarsi, alla luce dei difetti che presentano le leggi elaborate per regolamentare i processi elettorali, approvate dall’Alta commissione elettorale nazionale libica. A detta di al-Mishri, i leader internazionali sanno che tali norme hanno delle lacune, ma, nonostante ciò, sono state accettate. 

Il 7 novembre è stato dato il via alle candidature in Libiadal capo dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC), Imad al-Sayeh, il quale ha riferito che c’è tempo fino al 22 novembre per la presidenza, mentre le registrazioni alle elezioni legislative saranno consentite fino al 7 dicembre. Inoltre, dall’8 al 28 novembre verranno distribuiti circa 2,8 milioni di tessere elettorali all’interno di 1.906 seggi in tutto il Paese. Circa la data delle elezioni, al-Sayeh ha assicurato che il primo turno delle elezioni presidenziali si terrà il 24 dicembre, in occasione del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Le elezioni legislative, invece, si terranno dopo 52 giorni, presumibilmente il 14 febbraio 2022, in concomitanza con il secondo turno delle presidenziali.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione