Le potenze mondiali a Parigi per la Conferenza sulla Libia

Pubblicato il 12 novembre 2021 alle 15:28 in Francia Libia

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Alla Conferenza di Parigi sulla Libia, in corso oggi, venerdì 12 novembre, nella capitale francese, le potenze mondiali spingeranno per stabilire che chiunque tenti di ostacolare il processo elettorale e la transizione politica nel Paese nordafricano incorra in sanzioni delle Nazioni Unite. Questa disposizione è stata inclusa nella bozza delle conclusioni della conferenza, visionata dall’agenzia di stampa Reuters. Il documento esorta altresì tutte le parti a rispettare il calendario per le elezioni parlamentari e presidenziali, che dovrebbero iniziare il 24 dicembre. Infine, in base a quanto emerso finora, la bozza chiede l’attuazione di un piano d’azione per il ritiro dei mercenari e delle forze straniere senza indugio.

L’incontro è stato organizzato congiuntamente da Francia, Germania e Italia, con l’appoggio delle Nazioni Unite. Vede la partecipazione di oltre 20 Paesi, tra cui gli Stati Uniti, con la vice-presidente Kamala Harris, la Russia, la Turchia, l’Egitto, l’Algeria e la Grecia. L’iniziativa mira a cementare il sostegno mondiale nei confronti delle elezioni e degli sforzi per rimuovere le forze straniere dal Paese. Il voto è considerato un momento chiave del processo di pace, sostenuto dall’ONU, per porre fine ad un decennio di disordini e violenze. La nomina del presidente e dei membri del Parlamento è fonte di preoccupazione per la comunità internazionale dal momento che non si è ancora raggiunto un consenso generale sulle regole alla base del programma elettorale e su chi potrà candidarsi. La disputa minaccia di far saltare il più ampio processo di pace, che include anche sforzi per unificare le istituzioni statali, a lungo divise, e per espellere i mercenari stranieri, i quali, nonostante il cessate il fuoco, rimangono trincerati lungo le linee del fronte.

La bozza delle conclusioni ha affermato “che individui o entità, all’interno o all’esterno della Libia, che tenteranno di ostacolare, minare, manipolare o falsificare il processo elettorale e la transizione politica” potrebbero essere soggetti a sanzioni. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha già concordato in precedenza l’utilizzo di sanzioni contro figure politiche libiche per il loro ruolo nel conflitto. La Russia, tuttavia, avendo invitato a Parigi una delegazione di rappresentanti di livello inferiore, ha suscitato la preoccupazione che possa ritirare il suo sostegno su alcune delle proposte messe sul tavolo.

Le potenze straniere vogliono elezioni “inclusive”, una definizione che probabilmente potrà consentire a tutti i potenziali candidati, comprese figure divisive viste come inaccettabili in vaste aree della Libia, nonché ai funzionari in servizio, di partecipare alla sfida elettorale. Un funzionario della presidenza francese ha rivelato ai giornalisti, durante un briefing a margine della conferenza, che alcuni attori erano pronti ad appigliarsi a qualsiasi ambiguità per promuovere i propri interessi. “Stanno ovviamente aspettando un’imboscata che faccia deragliare il processo elettorale”, ha riferito la fonte.

Parigi ha provato a coinvolgere i capi di Stato della Turchia e della Russia, ma Ankara si è unita a Mosca nell’invio di rappresentanti di livello inferiore, il che dimostra quanto complessa rimane ancora la questione della rimozione delle forze straniere dal Paese. I mercenari della compagnia russa Wagner erano schierati accanto all’Esercito nazionale libico (LNA), sostenuto, oltre che da Mosca, anche da Emirati Arabi Uniti ed Egitto. L’ex Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli ha invece avuto il sostegno delle truppe regolari turche come consiglieri e dei combattenti alleati siriani come forze di terra. I diplomatici sostengono che difficilmente la Turchia accetterà di ritirare i propri uomini prima della Russia. Un giorno fa, alla vigilia della Conferenza di Parigi, la Francia ha ottenuto il ritiro di 300 mercenari stranieri dalla loro area di controllo. I 300 combattenti irregolari saranno il primo gruppo a lasciare il Paese e la loro rimozione avverrebbe in coordinamento con la missione dell’ONU in Libia per prevenire la destabilizzazione dei luoghi in cui queste milizie dovranno tornare. 

Il capo del Consiglio presidenziale libico, Mohammed Menfi, parlando durante la Conferenza, si è detto pronto a cedere il potere ad un organo eletto tramite elezioni eque e indipendenti e ha specificato che il Consiglio presidenziale è riuscito ad attuare tutti i compiti che gli erano stati chiesti. La Libia era un Paese diviso e tormentato dai conflitti, ha osservato Menfi, ma il Consiglio presidenziale è riuscito a consolidare il cessate il fuoco e ha lanciato la riconciliazione nazionale, favorendo il rilascio di un certo numero di detenuti e ribadendo che l’uscita delle forze straniere e dei mercenari dalla Libia è compito del Comitato militare congiunto 5+5 (JMC), che ha già avviato un piano d’azione in materia. Menfi, arrivato a Parigi con una delegazione che include anche i leader del JMC, ha lodato gli sforzi della Francia nell’organizzare la Conferenza e ha affermato che la sua speranza è che queste iniziative possano aiutare i libici a raggiungere la stabilità e a tenere le elezioni.

Il 7 novembre è stato dato il via alle candidature in Libiadal capo dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC), Imad al-Sayeh, il quale ha riferito che c’è tempo fino al 22 novembre per la presidenza, mentre le registrazioni alle elezioni legislative saranno consentite fino al 7 dicembre. Inoltre, dall’8 al 28 novembre verranno distribuiti circa 2,8 milioni di tessere elettorali all’interno di 1.906 seggi in tutto il Paese. Circa la data delle elezioni, al-Sayeh ha assicurato che il primo turno delle elezioni presidenziali si terrà il 24 dicembre, in occasione del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Le elezioni legislative, invece, si terranno dopo 52 giorni, presumibilmente il 14 febbraio 2022, in concomitanza con il secondo turno delle presidenziali.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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