Gli USA avvertono l’UE sull’imminente offensiva russa in Ucraina

Pubblicato il 12 novembre 2021 alle 18:22 in Russia USA e Canada Ucraina

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Il Cremlino ha respinto, venerdì 12 novembre, un rapporto pubblicato il giorno prima da media statunitensi che suggeriva che Mosca stava pianificando di sferrare un attacco contro l’Ucraina. Il Cremlino, negando la veridicità e affidabilità del report, ha ribadito che la Russia non rappresenta un pericolo per nessuno Stato.  

A riferire la posizione russa è stata l’agenzia di stampa statale TASS, citando quanto dichiarato, il medesimo venerdì, dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Tali notizie sono state definite “vuote” e “infondate” e, secondo Peskov, altro non sarebbero che una strategia per alimentare un’escalation delle tensioni bilaterali.  “Non è la prima volta che gli Stati Uniti pubblicano o dichiarano cose del genere”, ha continuato Peskov, aggiungendo che gli USA si servirebbero di tali tecniche perché sarebbero preoccupati “del dispiegamento di truppe russe lungo il territorio della Federazione”.

La pubblicazione a cui Peskov ha fatto riferimento è dell’agenzia di stampa statunitense Bloomberg. Quest’ultima ha riferito, l’11 novembre, che funzionari statunitensi avevano informato le controparti dell’Unione Europea (UE) sulle loro preoccupazioni riguardo una possibile operazione militare che la Russia starebbe programmando in Ucraina. Tali dichiarazioni, rilasciate da fonti diplomatiche anonime, si collocano nel quadro del crescente accumulo di circa 90.000 militari russi lungo il confine dell’Ucraina Occidentale e in Crimea. Bloomberg ha riferito che i timori di Washington riguardano informazioni che gli Stati Uniti non hanno ancora condiviso con i governi europei e che sono basate e supportate da prove “pubblicamente disponibili”.

Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato, la sera dell’11 novembre, che gli Stati Uniti si stavano consultando con gli alleati sul suddetto dispiegamento militare russo. Dall’altra parte, Mosca ha continuato a sottolineare che gli spostamenti di truppe nel proprio territorio rappresentano una “questione interna”, negando qualsiasi intenzione aggressiva. Dall’altra parte, il Ministero degli Esteri russo ha continuato ad accusare gli Stati Uniti di “provocazione”, soprattutto a fronte dell’incremento di navi da guerra USA Mar Nero, vicino al territorio russo.

L’annuncio sulla presenza di 90.000 militari russi al confine, avvenuto il 3 novembre, si colloca nel quadro della recente visita, del 2 e 3 novembre, del direttore della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti, William Burns. In tale occasione, il direttore della CIA ha anche tenuto colloqui telefonici con il presidente russo, Vladimir Putin. Anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ovvero la principale interlocutrice di Putin in Europa, ha tenuto, il 10 e l’11 novembre, colloqui con il presidente russo per esortarlo ad usare la sua influenza sull’alleato della Russia, la Bielorussia, per disinnescare la crisi migratoria che sta colpendo l’Europa Orientale. In entrambe le occasioni, Putin ha esortato l’UE a rivolgersi direttamente al presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. Putin ha rifiutato. Giovedì hanno parlato di nuovo.

Infine, è importante ricordare che, lo scorso primo aprile, si era verificata una situazione analoga che aveva profondamente preoccupato la comunità internazionale. In tale data, l’Ucraina aveva denunciato una potenziale provocazione russa nel Donbass, accusando Mosca di aver dispiegato massicce truppe al confine Orientale con l’Ucraina. Per il Cremlino, tale gesto era legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, aveva dichiarato che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche di Lugansk (LPR) e Donetsk (DPR) servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Successivamente, il 21 aprile, Mosca aveva altresì schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina. Inoltre, erano state avvistate lunghe fila di mezzi corazzati dirigersi verso la regione russa di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana. Un filmato, registrato la mattina presto e diffuso da Aviapro, aveva confermato tale dispiegamento. Numerose testate internazionali avevano paragonato lo spostamento militare russo dello scorso aprile a quello del 2014, anno in cui è stata “occupata” la Crimea, incrementando i timori dell’Occidente sul rischio di un nuovo conflitto armato. Tuttavia, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto, a confine con l’Ucraina dell’Est.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione