Armenia-Azerbaigian: continua il dialogo sul rimpatrio dei prigionieri di guerra

Pubblicato il 12 novembre 2021 alle 20:35 in Armenia Azerbaigian

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Dal dicembre 2020, l’Azerbaigian e l’Armenia si sono scambiati un totale di 122 prigionieri di guerra, grazie alla mediazione delle forze di pace russe. Ad affermarlo, venerdì 12 novembre, è stato il primo ministro dell’Azerbaigian, Ali Asadov, durante una riunione in video conferenza del Consiglio dei capi di governo degli Stati membri della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa statale russa, la TASS, il medesimo venerdì. Quella del rimpatrio dei prigionieri di guerra rappresenta una delle questioni più controverse tra Armenia e Azerbaigian. Il premier azero, nel corso del multilaterale, ha dichiarato che il Paese “rispetta pienamente” tutte le disposizioni dell’accordo trilaterale, sottoscritto il 9 novembre 2020 da Erevan, Baku e la mediatrice Mosca. “Con la partecipazione delle forze di pace russe, dal 22 dicembre 2020, sono stati rimpatriati un totale di 122 militari e detenuti. Di questi, 105 sono tornati in Armenia, 17 in Azerbaigian”, ha continuato Asadov. Riferendosi alla controversa questione dei 62 militari armeni che sono stati detenuti sul territorio dell’Azerbaigian, dopo che i leader dei tre Paesi avevano firmato la dichiarazione trilaterale sulla completa cessazione delle ostilità in Karabakh, Asadov ha dichiarato: “secondo le leggi internazionali, non sono considerati prigionieri di guerra.” Continuando a sottolineare il proprio punto di vista, il premier di Baku ha aggiunto che i prigionieri “sono stati detenuti dopo la guerra, sono entrati nel nostro territorio a scopo di sabotaggio”, ragion per cui ad essi “non può essere applicato lo status di prigionieri di guerra”. Nonostante ciò, Baku ha rimpatriato 29 dei prigionieri, mentre i 33 restanti sono stati condannati dalle autorità azere come responsabili delle azioni di sabotaggio.

L’episodio spinoso a cui il premier ha fatto riferimento era avvenuto nel dicembre 2020. In tale occasione, 62 militari armeni erano stati accusati di aver attraversato illegalmente il confine tra i due Paesi, fino ad occupare alcune postazioni nella parte Nord-Occidentale di Badrut, un insediamento nella regione di Khojavend. L’arresto di massa è giunto un mese dopo l’accordo di pace del 9 novembre 2020. Sebbene alcuni dei prigionieri siano stati liberati, ad altrettanti non è stata concessa l’estradizione in Armenia. L’accordo di pace, tra le altre disposizioni, prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni detenuti dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’accordo non si applicava ai militari detenuti successivamente.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro delle perduranti tensioni tra Baku e Erevan. I due Paesi, oltre che scontrarsi verbalmente perché non in grado di raggiungere un ulteriore accordo di compromesso per la sovranità di alcuni territori, si sono anche confrontati militarmente.

La decennale disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Nonostante l’accordo di pace, la tensione tra le parti è tornata a salire a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di essersi servito del “preteso” per varcare la linea di contatto. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. 

È importante ricordare che, sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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