Yemen: sanzioni dell’ONU contro tre ribelli Houthi

Pubblicato il 11 novembre 2021 alle 9:08 in Medio Oriente Yemen

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Il 10 novembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto nuove sanzioni ai danni di tre ribelli Houthi, ritenuti responsabili di attacchi transfrontalieri verso l’Arabia Saudita e dell’aumento delle tensioni a Ma’rib, l’ultima roccaforte del governo yemenita deposto. 

I tre ribelli aggiunti alla lista nera delle sanzioni delle Nazioni Unite sono: il capo di Stato maggiore degli Houthi, Muhammad Abd Al-Karim Al-Ghamari, il vice ministro della Difesa, Saleh Mesfer Saleh Al Shaer, e un comandante delle forze armate, Yusuf Al-Madani. Le sanzioni sono state proposte dalla Gran Bretagna, che ha sottolineato che gli attacchi di cui questi individui sono responsabili hanno causato la morte e il ferimento di civili. Per quanto riguarda la regione di Ma’rib, invece, il rappresentante britannico ha evidenziato che l’offensiva in corso da 15 mesi ha messo a rischio l’accesso agli aiuti umanitari e sembra includere l’utilizzo di bambini soldato.

Secondo le Nazioni Unite, Al-Ghamari sembra avere “un ruolo principale nell’orchestrare gli sforzi militari degli Houthi, che stanno minacciando direttamente la pace, la sicurezza e la stabilità dello Yemen, anche a Ma’rib, così come gli attacchi transfrontalieri contro l’Arabia Saudita”. Al Shaer, che si occupa della logistica, avrebbe invece “assistito gli Houthi nell’acquisizione di armi contrabbandate” e in qualità di “Custode Giudiziario” sarebbe stato “direttamente coinvolto nell’appropriazione diffusa e illecita di beni ed enti di proprietà di privati arrestati dagli Houthi o costretti a rifugiarsi fuori dallo Yemen”. Infine, Al-Madani è considerato il “comandante delle forze a Hodeida, Hajjah, Al Mahwit e Raymah”, impegnato in attività che minacciano la pace, la sicurezza e la stabilità del Paese.

Le sanzioni delle Nazioni Unite impongono a tutti i Paesi di congelare immediatamente eventuali beni degli individui inseriti nella lista nera e di imporre loro il divieto di ingresso nel proprio territorio. Al momento, il numero totale di yemeniti sanzionati è pari a 9. Tra questi ci sono anche Abdel-Malek al-Houthi, leader degli Houthi, e l’ex presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, che si ritiene sia deceduto nel dicembre del 2017.

Intanto, sul campo, la regione di Ma’rib, situata a circa 120 chilometri ad Est della capitale Sana’a, continua ad assistere a violenti scontri tra le forze filogovernative e i ribelli Houthi, da una parte, e ad intensi bombardamenti della coalizione capeggiata da Riad, dall’altro lato. Nella giornata del 7 novembre, l’alleanza a guida saudita ha riferito di aver ucciso altri 138 combattenti ribelli nelle 24 ore precedenti e di aver distrutto circa 17 veicoli di loro appartenenza presso i fronti di al-Juba e al-Kassara. L’offensiva dei ribelli ha avuto inizio nel mese di febbraio scorso, ma nelle ultime settimane sembra essersi particolarmente intensificata. Dall’inizio di settembre, circa 54.502 individui, corrispondenti a più di 8.000 famiglie, sono stati costretti ad abbandonare i distretti meridionali del governatorato, quali Harib, al-Juba e al-Abadiya, di fronte alla crescente escalation.

La guerra civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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